Il presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel ha detto pubblicamente per la prima volta che il suo governo sta portando avanti dei colloqui con il governo statunitense. “Di recente alcuni funzionari cubani hanno partecipato a dei colloqui con rappresentanti del governo degli Stati Uniti”, ha dichiarato durante un discorso davanti alle massime autorità del paese, trasmesso dalla tv di stato.

“L’obiettivo è cercare soluzioni, attraverso il dialogo, alle divergenze tra i due paesi”, ha aggiunto.

La dichiarazione di Díaz-Canel sull’esistenza di colloqui rende meno probabile un intervento militare statunitense, almeno in questo momento nel quale gli Stati Uniti sono già impegnati in una guerra contro l’Iran. Inoltre giovedì il governo cubano ha detto che libererà 51 detenuti, decisione che molti analisti hanno interpretato come un modo per ottenere qualche concessione dagli Stati Uniti.

Gli ultimi mesi di Cuba

A metà dicembre la marina statunitense aveva cominciato a intercettare le spedizioni di petrolio verso Cuba fatte dal Venezuela, il suo principale fornitore di petrolio (l’isola importa circa il 60 per cento del suo fabbisogno). Queste si erano poi interrotte completamente a gennaio, dopo che gli Stati Uniti avevano arrestato in un’operazione militare il presidente venezuelano Nicolás Maduro, e preso il controllo del settore petrolifero venezuelano.

L’unico paese rimasto a inviare petrolio – e altri beni alimentari e sanitari – a Cuba era il Messico, che però ha smesso dopo che gli Stati Uniti avevano annunciato che avrebbero imposto dazi del 10 per cento contro tutti i paesi che avrebbero esportato petrolio a Cuba.

Da gennaio gli Stati Uniti stanno imponendo a Cuba un blocco energetico, invocando la presunta “minaccia eccezionale” che Cuba rappresenterebbe per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

L’isola, che ha 9,6 milioni di abitanti, sottoposta da decenni a un embargo statunitense e in crisi economica, affronta da settimane gravi carenze di carburante e prolungate interruzioni di elettricità. Di recente il presidente statunitense Donald Trump si era detto favorevole a una “presa di controllo pacifica” di Cuba, sottolineando che il regime comunista sta vivendo “i suoi ultimi momenti”.