Perché Lush Cosmetics ha lasciato i social? Qual è la vera strategia marketing del brand? Quando si apre @lushcosmetics e @lush su Instagram, non si viene accolti da clip di bombe da bagno che esplodono nell’acqua in perfetto stile Lush o da foto di esposizioni di saponi meticolosamente curate in negozio, ma piuttosto da un bel “No Posts Yet” (ancora nessun post).

Lush Cosmetics ha abbandonato i social: scelta etica o strategia di marketing?

Lush Cosmetics ha smesso di postare su tutte le piattaforme Meta – cioè Instagram e Facebook – nel novembre 2021, dopo che Frances Haugen, ex dipendente di Facebook, ha divulgato alla stampa documenti che rivelavano che l’azienda era a conoscenza del danno che il suo algoritmo stava causando agli adolescenti, ma ne minimizzava gli effetti. L’azienda ha lasciato il social nel 2019, ma è tornata quando la pandemia ha colpito all’inizio del 2020. Questa volta, però, l’abbandono sembra essere definitivo. A distanza di quasi due anni, non è più tornata indietro.

Anche per i Lushie più appassionati, questa notizia potrebbe essere una sorpresa. Sebbene la mossa abbia inizialmente fatto notizia, la maggior parte delle persone hanno rimosso che Lush avesse lasciato Facebook e Instagram o non l’aveva mai saputo. Nonostante il crescente malcontento per gli algoritmi di Meta, l’esodo di massa dei marchi da Meta che Lush sperava di ispirare non si è realizzato. All’epoca Mark Constantine, CEO di Lush, aveva dichiarato a Vogue Business che secondo le sue stime l’azienda avrebbe potuto perdere oltre 12 milioni di dollari a seguito dell’abbandono di Meta. Che cosa è successo in realtà?

La decisione, rivela Allure, è dovuta “alla piattaforma e alle considerazioni etiche legate alla sua presenza”. In altre parole, è tutta colpa dell’algoritmo. “Non c’è trasparenza che ci permetta di capire cosa stanno facendo [queste piattaforme social] e per cosa stanno usando i dati”, afferma Baker, sottolineando che, secondo Lush, gli algoritmi di Meta e TikTok sono i più preoccupanti. Sul fronte della salute mentale, solo poche settimane fa è stato lanciato un allarme sul fatto che i social media rappresentano un “rischio” per gli adolescenti.

Fondamentalmente il problema è un altro. L’algoritmo (particolarmente fastidioso) non permette alle aziende di usare queste piattaforme per vendere prodotti: quasi nessuno vedeva i post di Lush. In Nord America, secondo Baker, solo il 6% dei follower vedeva i contenuti di Lush; nel Regno Unito, la percentuale era di un misero 3%. “Non è molto motivante avere un team social che elabora contenuti e poi solo il 3% del pubblico riesce a vederli”, dice Baker. (Queste percentuali sono in realtà piuttosto buone per un brand: Nathan Adams, vicepresidente senior del marketing digitale presso DKC Public Relations, che lavora con marchi di bellezza come Dyson e MAC, afferma che la media è più vicina all’1-2% dei follower per i post organici, soprattutto su Facebook).

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