Siamo quello che indossiamo?
Politica e moda sono considerate spesso alleate. La moda è un simbolo, spesso uno dei più efficaci, per reificare un sistema di valori, messaggi, distinzioni, gerarchie, contrapposizioni. Senza fare troppi passi indietro, pensiamo a indumenti-status contemporanei come un paio di Clarks o una giacca di velluto, o al doppiopetto berlusconiano. Per non parlare delle felpe di Salvini o del suo tentativo di restyling radical chic durante la campagna elettorale in Emilia Romagna.
Ma allo stesso tempo, politica e moda sono considerate dalle mentalità più radicali: nemiche. In molti casi, esponenti politici, soprattutto di sesso femminile, sono stati criticati per come si sono presentati davanti al loro elettorato.
Ma veniamo a quello che, per noi ragazze radical-chic appassionate di moda e politica, è stato l’evento dell’anno: l’insediamento di Joe Biden. Durante la cerimonia pubblica di mercoledì 20 gennaio 2021, hanno sfoggiato i loro look pieni di messaggi, alcune delle personalità più di spicco del panorama dem e un paio di ragazze, giovani, impegnate e stilose hanno definitivamente fatto breccia nel nostro cuore.
Ma facciamo un piccolo passo indietro…
Negli ultimi anni, figure come Michelle Obama e Alexandria Ocasio-Cortez ci hanno riabituato a riconciliare l’impegno politico e la militanza. Hanno usato la bellezza e la creazione di uno stile, a servizio del messaggio politico.
Michelle Obama, prima e dopo la Casa Bianca
«Mi sono vista esposta al mondo, e sono dovuta diventare strategica su come mi sarei presentata» ha dichiarato Michelle «perché questo aveva il potenziale di definirmi per il resto della mia vita. La moda per una donna predomina il modo in cui le persone ti vedono. Non è bello, non è giusto, ma è vero. Perciò la moda non è solo moda, è come la trasformi nel tuo strumento piuttosto che esserne una vittima».
Come prima donna nera a ricoprire quel ruolo, sapeva bene di dover essere preparata in ogni sua mossa.«Anche come donna di colore, sapevo che sarei stata criticata se fossi stata percepita come appariscente e di alto livello. Ma anche se fossi stata troppo informale». Anche in questo caso, politica e moda diventano alleate.
Tuttavia, non ha negato la leggerezza e il divertimento che prova adesso nel scegliere i suoi look. «Non essere vista, giudicata e parcellizzata da ogni altra persona sul pianeta, sì, è meglio». Ne è un esempio la lunga serie di look audaci sfoggiati durante il tour del suo libro Becoming, da Cushnie a Givenchy, passando per il discusso total look di Balenciaga con tanto di stivali glitterati. (costo: 4mila euro!).
Alexandria Ocasio-Cortez, una di noi
Alexandria Ocasio-Cortez, 31 anni, di origini portoricane, nata e cresciuta nel Bronx, bella, giovane, carismatica. AOC (così la chiamano i suoi sostenitori) è diventata in poco tempo il volto più conosciuto e seguito dell’ala più progressista del partito democratico. E non solo a livello politico. Secondo molti studi del settore, ogni sua uscita ha provocato un’impennata nelle ricerche dei brand, degli indumenti e degli accessori da lei indossati. La regina del connubio politica e moda.
Per esempio, quando si è presentata davanti al Congresso per denunciare gli insulti che l’onorevole repubblicano Ted Yoho le ha rivolto, indossando una giacca rossa, le ricerche online di giacche di quel colore sono aumentate del 100%. Quando è intervenuta alla convention democratica indossando un vestito con lo scollo a barchetta, le ricerche di abiti con lo stesso modello sono aumentate del 50%. La sua scelta di usare abiti creati dal designer Telfar Clemens, simbolo della comunità queer afro-americana, nativo del Bronx (come lei) lancia un messaggio chiaro. Le borse dello stilista indossate da AOC sono state ribattezzate le “Birkin di Bushwick”, ovvero le it-bag nei quartieri più alternativi di NY, dal prezzo contenuto e dalla scelta etica dell’utilizzo della pelle vegana.
Alexandria ha infiammato i nostri cuori e illuminato il nostro contouring, quando ha girato per Vogue USA un video dedicato alla sua routine di bellezza. Lì, tra una spiegazione sui cosmetici usati e una battuta sulla sua “impreparazione” in materia, ha approfittato per toccare i temi a lei più cari, dall’assistenza sanitaria alla necessità di detassare i prodotti igienici da donna. Un colpo da maestra, dello stile e della comunicazione politica.
Ma veniamo al 20 gennaio… dal Viola di Kamala Harris
Kamala Harris ha prestato giuramento indossando la creazione di un importante designer di origini afroamericane Christopher John Rogers, impreziosito dalle perle, ormai suo tratto distintivo. Colore: total viola, portatore di più di un significato. In primis un richiamo all’unità (il matrimonio del rosso e del blu) e poi un significato più profondo. Durante la sua campagna presidenziale, Harris ha scelto il viola come omaggio a Shirley Chisholm, la prima donna di origini afroamericane eletta al Congresso e la prima candidata nera alla presidenza.
…al Prada or nada di Amanda Gorman…
Ma chi ha ipnotizzato la platea per grazia, contenuti e stile è stata la poetessa 22enne Amanda Gorman.
Il suo intervento ha fatto breccia nel cuore di molti al punto che in questi giorni ha firmato un contratto con IMG models, un’importante agenzia di modelle. L’agenzia rappresenta Kate Moss, Gisele Bündchen, Gigi Hadid e altre celebrità del mondo dello sport e dello spettacolo, tra cui la cantante Selena Gomez e la tennista Naomi Osaka. L’intento è quello di «costruire il suo profilo attraverso sponsorizzazioni di marchi e opportunità editoriali».
La Gorman, ha indossato un cappotto giallo brillante e un cerchietto rosso di seta, tutto Prada, un marchio con cui ha un rapporto di lunga data e che considera femminista e intellettuale. E’ stata lei a scegliere Miuccia Prada come stilista e non il brand a proporre una collaborazione alla poetessa. Questo gesto, sottolinea la lucidità con cui questa giovane donna sceglie di proporsi come artista e icona di stile.
La Gorman vuole proporre un nuovo modello di artista che non considera la moda come qualcosa di frivolo e di superfluo di cui non valga la pena occuparsi, ma come un’espressione di sé e un’esaltazione dell’arte e della bellezza. «C’è questa idea del poeta povero e sofferente ma io cerco invece di mostrare che un poeta può essere anche stiloso e che questo in nessuno modo sminuisce la qualità del suo lavoro. Miuccia Prada è puro genio e mi spinge a essere una poeta migliore».
Mossa di marketing o vero cambiamento?
Di certo una posizione, quella della Gorman, che prende forza anche dall’essere una delle regine dell’ Instapoetry. Ormai i nuovi poeti arrivano dai social network, pubblicano su Instagram le loro poesie e vengono idolatrati dai follower. Quindi indossare una maglietta di un marchio indipendente e sostenibile è una presa di posizione politica che avvalla le parole che vengono pronunciate.
… al hipster royalty di Ella Emhoff
Un altro look che ha colpito molto durante la cerimonia è stato quello di Ella Emhoff, figliastra della vicepresidente USA Kamala Harris. Anche la 21enne second daughter, ha firmato un contratto con la celebre IMG Models. E’ “bastato” un cappotto Miu Miu con maxi colletto bianco e cristalli ricamati sulle spalle, un abito borgogna di Batsheva (un marchio amato molto dalle radical-chic newyorkesi e che in tempi non ancora sospetti, ho scelto per disegnare un mio ipotetico abito da sposa) abbinato a stivali, guanti e cerchietto, tutti total black, ricci naturali e occhiali tondi, dall’allure hipster.
Artista, queer, attivista ha visto crescere in poco tempo i suoi follwer su Instagram dove si propone con abiti dai colori pastello come i cartoni animati anni novanta che ama tanto o i peli sotto le ascelle come sinonimo di libertà.
E’ davvero una rivoluzione o è il solito tentativo di marketing femminista pop che parte da oltreoceano e conquista tutto il pianeta? Lo scopriremo nel corso di questi anni quando capiremo se sono fenomeni passegeri o davvero ragazze coraggiose che hanno qualcosa da dire.
Io mi auguro lo siano perché credo fortemente che, anche se la rivoluzione non è un pranzo di gala, quello che indossiamo dice molto di noi anche se non necessariamente deve essere qualcosa di costoso o appariscente.
… Bernie Sanders e le sue moffole
Prendiamo la vera rivelazione di quella giornata: le moffole di Bernie Sanders, il cui abbigliamento casual, si è istantaneamente trasformato in una serie di meme esilaranti. Un caso inverso di politica e moda. Solo sulla sua sedia, tutto imbacuccato, con quei guanti irresistibili, l’unico a non essere vestito firmato è diventato un meme e un’icona di stile. Bernie, da indipendente socialista, ha sfruttato tutto questo per devolvere il ricavato della felpa a lui dedicata in beneficenza finanziando un’importante raccolta fondi.
Forse, nonostante tutto il glamour che ci fa sognare, è ancora questa la politica che amiamo.
Se ti è piaciuto questo articolo, leggine altri qui
@Milavagante





