La storia di Bella Baxter non è una storia come tante altre, sebbene, più ci si addentri in “Povere Creature!“, più si abbia la sensazione di averla già sentita, se non addirittura vissuta. Il regista Yargos Lanthimos muove i suoi personaggi in un mondo verosimile, fatto di luoghi realmente esistenti, deformandolo, rendendolo convesso, più ostile a coloro che non riescono ad adeguarsi al buon costume della società. Il suo è uno spazio fantastico, fatto di creature ibride, umani dai caratteri radicali, violenti, estremamente istintivi, più simili a bestie che a persone. Con queste premesse sembrerebbe di parlare di un film strampalato, senza capo ne coda, una di quelle opere visionarie, elitarie, che confondono, fatte di fronzoli e poca sostanza. E invece, aspettando pazientemente l’evoluzione della sua protagonista, interpretata da una stupefacente Emma Stone, ci si rende conto che è tutto molto più semplice. Si empatizza con lei e si comprende che forse, stupendosi del mondo che la circonda, non sta raccontando altro che la storia dell’evoluzione umana, empiricamente e filosoficamente parlando.

Sotto la complessità delle architetture gotiche e liberty, riprese magistralmente anche dal vestiario di Bella, si nasconde una creatura, dapprima intrappolata dalle paure altrui, successivamente, libera di sperimentare, conoscere e vivere ed, infine, capace di decidere. “Povere Creature!” è una storia sì fantastica, comica e tragica, ma principalmente è una fiaba a lieto fine. Uno di quei racconti in cui, nonostante i diversi imprevisti, non si raggiunge la vita perfetta, ma si comprende il vero significato di essere, di gioire, di soffrire, di contemplare, di provare dolore, disgusto, estasi, delusione. Si arriva alla conclusione che, per riempire il tempo in cui viviamo, necessitiamo di parole per descriverlo, di molteplici verbi e di aggettivi. Siamo tutte creature, alcune povere di linguaggio, altre ricche di esperienze. Nonostante ciò il mondo va avanti e se, qualche cinico non crede che questo possa umanamente progredire, ci sono i soliti speranzosi che non smettono di lottare per l’evoluzione di queste “Povere Creature!”.

“Povere Creature”: l’evoluzione di Bella Baxter

Ma chi è realmente Bella Baxter? La protagonista di “Povere creature!” è un esperimento del sapiente scienziato Dr. Godwin Baxter (William Dafoe). Un po’ come nel famoso “Waiting for Godot” di Samuel Beckett, il nome del protagonista non è sicuramente un caso del destino. Così come il “God” venerato dalle varie religioni monoteiste, anche il God di questo racconto ha una caratteristica fondamentale: sa creare. In un uggioso pomeriggio londinese Baxter si imbatte nel corpo di una giovane creatura in dolce attesa. La donna lotta per la morte e porta con se l’espressione dell’infelicità. God le dona, dunque, una seconda vita, in cui lei stessa diventa sia madre che figlio. Salvando, così, il meglio da entrambi gli esseri viventi: il corpo della madre ed il cervello del figlio. Bella è inizialmente goffa, non cammina correttamente, si muove con poca grazia, cade, sputa, rompe in continuazione oggetti ed ha un vocabolario limitato, fatto di poche parole mal pronunciate. Ha come unico riferimento “God” e lo spazio dell’enorme casa che condividono. Prova affetto nei suoi confronti e lui diventa il suo mentore.

Bella Baxter: l’età dello stupore

Come ogni bambina, anche Bella deve imparare per evolversi. Inizia a fare domande e sente la necessità di uscire dalla prigione della mura domestiche, seppur God non sia d’accordo. Conosce una nuova persona, il dottorando Max McCandles (Rami Youssef), incaricato di annotare le evoluzioni della creatura sotto prescrizione del padre scienziato. Lo osserva e capisce che cosa sia la gentilezza. Così, in men che non si dica, Max e Bella sono promessi sposi. La curiosità della protagonista non si placa e c’è una scoperta che cambia letteralmente il suo modo di percepire il mondo. Tra le lenzuola solitarie del suo letto, la giovane si imbatte nel piacere sessuale, in ciò che le “provoca felicità”, come lei stessa ribadisce più volte nel corso del film. In questo momento è l’istinto a prevalere su qualsiasi altro aspetto della sua vita e sarà proprio questo a condurla verso una nuova avventura in compagnia dell’avvocato Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo). Un uomo dallo sguardo magnetico, un Casanova dall’enorme ego, un narcisista che, a suo dire, è il miglior amante che si possa trovare.

I due partono insieme alla scoperta del mondo. Lui, convinto di aumentare il numero di performance sessuali da annotare sul curriculum, lei, vogliosa di vedere cosa ci sia al di fuori di Londra. Entrambi saranno inizialmente compiaciuti dal susseguirsi degli eventi. Bella è vogliosa più che mai di “Furiosi Sobbalzi” e Duncan vive nella pace dei sensi. C’è però qualcosa che incrina il loro rapporto: la curiosità della giovane donna dagli occhi azzurri e dalla lunga chioma nera. Bella è libera di girare, sperimentare nuovi piatti, conoscere nuove persone; libera di muovere il proprio corpo, esagerando, aprendo troppo le braccia, le gambe, la bocca. Ballando furiosamente, colpendo con altrettanta veemenza, pronunciando parole che imbarazzano, quelle che non si possono dire nella buona società. La libertà spaventa il misero Duncan, ora ossessionato dall’idea di impadronirsi delle giovane creatura. Così abbandonata Lisbona, l’avvocato imprigiona Bella e la porta su una nave da crociera, convinto che il mare sia una barriera insuperabile per la sua curiosità. Ossessione e amore si consumando sempre di più e Bella, aiutata dalla sapienza di due nuovi amici, Marta (Hanna Schygulla) e Harry (Jerrod Carmichael), si raffredda nei confronti i Duncan. Inizia a realizzare che le parole amore e odio non possono convivere pacificamente.

“Povere Creature!”: Bella è libera

Bella Baxter (Emma Stone) in "Povere Creature!" - Photo Credits: CinemaSerieTV.it

Nauseata dai comportamenti dell’avvocato, Bella si affida ora al cinico Harry, che le mostra che cosa siano povertà e schiavitù nella città di Alessandria di Egitto. Nella giovane prevale ora un sentimento di pietà, misto a obbrobrio. Si innesca in lei una sensazione di impotenza nei confronti delle ingiustizie sociali. Vorrebbe urlare, farsi sentire, aiutare chi si trova in difficoltà, ma due uomini meschini sono pronti ad ingannarla e a rendere vane le sue buone intenzioni. Sempre più coscienziosa e ricca di parole, la donna approda a Marsiglia. Qui si consuma un capitolo della sua vita che, seppur a tratti sgradevole, non può assolutamente essere omesso. Bella comprende che cosa sia l’indipendenza economica. E’ più libera che mai. Si prostituisce, sperimenta ulteriormente le possibilità del proprio corpo. Entra a contatto con la parte più intima, più bizzarra, più fragile delle persone. Nonostante la mancanza di “Furiosi sobbalzi” e di entusiasmo, quella camera spoglia e maleodorante diventa un laboratorio in cui osservare ed imparare, proprio come quello del buon padre. Nasce in lei il desiderio di diventare medico.

L’ultimo capitolo della vita di Bella è ambientato a Londra. Ad attendere la protagonista di questa storia c’è un padre avvelenato dalla mancanza della sua creatura; un uomo ancora più sformato dalla quotidianità, pentito di averle occultato parte della vita, ma coscienzioso di averlo fatto per nasconderla dalle grinfie del dolore. Si ritrova di fronte una donna consapevole che la sofferenza non possa essere evitata, una persona capace di perdonare, di scindere ciò che le da piacere, da ciò che le provoca disgusto. Una donna istruita, ma ancora curiosa. Una Bella dolce, che sa riconoscere le persone sensibili, così come è sempre stato McCandles. Ma soprattutto una creatura che, potendo conoscere il suo passato, non ha paura di ripercorrerlo e di comprendere finalmente che, ciò che si era lasciata alla spalle prima di rinascere, era semplicemente un mondo fatto di “Povere Creature!“.

Seguici su Google News