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Prevenzione femminile: l’importanza di controllarsi

Diciamocelo senza mezzi termini: prevenire è meglio che curare. Ce lo ripetevano sempre i nostri nonni e vale sia per le decisioni da prendere che per la salute. Soprattutto per la salute. La prevenzione è importante e ci ricorda che non possiamo davvero controllare tutto. Però possiamo fare il possibile per fingere che sia così, dando la giusta attenzione al nostro corpo e prendendoci tempo per ascoltarlo. Vale per tutti, donne e uomini e non perde mai la sua importanza. Ma le giovani donne si controllano?

Quando le donne possono fare prevenzione?

Non c’è un momento migliore per iniziare a fare prevenzione: è importante che questa accompagni ogni tappa della crescita. Alle bambine si prescrivono le cosiddette “visite filtro“, incontri di controllo con il pediatra per controllare lo sviluppo fisico e relazionale del corpo e della mente. Queste iniziano sin da dopo la nascita, dal primissimo anno di età. Non si deve infatti pensare alla prevenzione come a qualcosa da farsi solo su un corpo adulto. Definito “adulto” perché “formato” potrebbe risultare di una correttezza relativa: il nostro corpo cambia di continuo. Sottoporlo a controlli periodici è il modo per far sì che non esca dai binari.

Nella fase dello sviluppo è importante conoscersi, attraverso l’autopalpazione, o eseguire visite ginecologiche. Dopo i quarant’anni invece molte donne subiscono un calo della produzione di ormoni e dopo i cinquanta si suggeriscono prelievi per scongiurare il rischio di infarti e diabete e visite cardiologiche. A ognuna età i suoi controlli, quindi: fa parte del gioco della vita.

Tumore al seno: prevenire per non dover curare

Chiunque abbia avuto il tumore lo sa: non si vince e non si perde. Non vinci, perché, per quanto tu possa avercela fatta, non sarai la stessa persona di prima. Non perdi, perché puoi guardare in faccia il sole e sentirti benedetto dal calore dei suoi raggi. Chiunque abbia visto qualcuno lottare contro un tumore lo sa: spesso si perde e basta. Il tumore è uno dei mali del XX secolo e quello al seno è una problematica cui le donne devono fare attenzione.

In un comunicato della Lega Italiana per la Lotta dei Tumori del 2021 si legge che circa 850.000 donne italiane hanno convissuto con questa malattia. “Solo nel 2021 si stimano oltre 55.000 nuove diagnosi, un numero impressionante che l’emergenza Covid non ha fatto che aggravare” ha dichiarato il presidente della LILT Francesco Schittulli. troppi gli screening saltati, le terapie, gli interventi e i controlli rimandati“. Il cancro al seno colpisce circa una donna su otto nel corso della propria vita e il 5% di tutti i tumori al seno colpisce, con alta aggressività, donne sotto i 35 anni. Ne consegue quindi l’importanza capitale della prevenzione anche in giovane età.

Nel 2019 l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere ha pubblicato uno studio che tradisce un certo ottimismo in questo senso. Su 892 giovani tra i 18 e i 35 anni, uomini e donne, la salute è la priorità per il 75%. A questa corrisponde un  atteggiamento attento nei confronti della prevenzione, messa in atto da 2 giovani su 3.

Donne e prevenzione: i numeri

Secondo lo studio, le donne il 48% delle donne si sottopone a visite di controllo e si rivolge al medico all’insorgere dei primi sintomi, spendendo in media 220€. Si consideri però una spesa media di 20€ in meno, cifra comunque più che consistente, considerando anche le agevolazioni offerte dalle assicurazioni sanitarie integrative o dalle convenzioni sanitarie lavorative. Dal rapporto del Censis è invece emerso che Hpv-test e Pap-test sono i controlli più effettuati dal 62,9% delle donne negli ultimi tre anni. Di questi, il primo è però noto solo al 51,3% dei genitori; il primo è stato invece consigliato dal ginecologo nell’88,4% dei casi (il test Hpv nel 42,6%). Sebbene il 57,3% delle donne sia stato sensibilizzato sul trattare Hpv, solo al 25,4% è stata consigliata la vaccinazione.

Come già anticipato, il Covid ha avuto impatto anche sul numero di screening e test di prevenzione. Dall’inizio della pandemia, si è infatti potuto notare un calo del 4% per lo screening e del 13% per il richiamo vaccinale. Secondo i dati ISTAT del Rapporto BES2020, nell’anno del Covid sempre più donne nella fascia da 0 a 35 anni hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, pur avendone bisogno.

Reddito e prevenzione: come aiutare le donne a curarsi?

Il Global Women’s Health Index denuncia il reddito di appartenenza come una delle discriminanti che influenza l’accesso alle visite di prevenzione. I punteggi scendono di pari passo con i redditi dei Paesi analizzati, fino ad aprire un divario di 12 punti tra donne che vivono ad alto e basso (ossia il 49%) reddito. Per una donna che vive a basso reddito, prevenire non è sempre meglio che curare, se vuol dire pagare prima con soldi che non è detto abbia. Per questo non bisogna screditare iniziative come quelle di prevenzione gratuita nelle piazze o nelle Università. Perché sempre più donne possano avere l’occasione di curarsi, di salvarsi e di continuare a sentire il calore del sole.

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