Cinema

Priest: vampiri e sacerdoti-guerrieri

Il film Priest, diretto da Scott Steward e prodotto da Sam Raimi, è liberamente ispirato all’omonimo manga e narra l’eterna lotta tra Umani e Vampiri. In un mondo desolato e segnato dalla guerra, i superstiti Umani si sono rinchiusi in città blindate protette dalla Chiesa, unica istituzione capace di tenere a bada i mostri succhia-sangue. I Sacerdoti sono la loro arma letale, guerrieri potenziati che però in seguito al quasi sterminio dei Vampiri sono costretti dalla Chiesa a riadattarsi alla vita quotidiana. Quando la famiglia di uno di questi Sacerdoti viene attaccata, lui (Paul Bettany) decide di rimettere mano alle armi e andare a cercare la nipote (Lily Collins) presa in ostaggio dai Vampiri.

Nel cast figurano anche Karl Urban nei panni del villain e Christopher Plummer come capo della Chiesa convinto che non esistano più Vampiri. Cam Gigandet impersona un coraggioso ma impacciato sceriffo ed interesse amoroso della bella donzella in pericolo. Compaiono anche Brad Dourif, Maggie Q, Midchen Amick e Stephen Moyer. Un cast di buone carte da giocare ma che non è stato sfruttato abbastanza a causa di una sceneggiatura superficiale ridotta a battute didascaliche e di personaggi non caratterizzati.

Paul Bettany è il protagonista nel film Priest - Photo Credits: web
Paul Bettany è il protagonista nel film Priest – Photo Credits: web

Vampiri in salsa western sci-fi

Facciamo un mix tra l’ambientazione delle città cyber-punk di Blade Runner in contrasto con il deserto post-apocalittico di Mad Max. Uniamo i vampiri alla Io sono leggenda, elemento che qui vorrebbe essere horror ma finisce con il non fare paura e neppure sorprendere, con un protagonista Priest che sembra un incrocio tra Solomon Kane, Neo di Matrix e un cavaliere Jedi. Abbiamo elementi riconducibili allo stile western, con tanto di villain che indossa un cappello da cowboy, e anche al thriller investigativo, con l’iniziale rapimento di Lily Collins e il suo bel pistolero e Paul Bettany che devono trovarla.

Il contesto, così come il cast, ha buone premesse sviluppate male. Ormai per parlare di Vampiri si devono trovare linguaggi e ambientazioni nuovi o si rischia di cadere nel banale e nello stravisto. Priest ci prova, con creature diverse rispetto a quelle normalmente proposte che hanno una gerarchia ben precisa, peccato perché come per tutti gli altri elementi accenna e si ferma. Tutto considerato è un film d’intrattenimento che si fa guardare volentieri nella sua scarsa ora e mezza di durata. Ricco di citazioni e povero di approfondimenti, scorre velocemente e altrettanto velocemente ci si dimentica di averlo visto.

Lily Collins in una scena del film Priest - Photo Credits: web
Lily Collins in una scena del film Priest – Photo Credits: web

Sacerdoti-guerrieri e morale

Secondo il regista, in Priest c’è più di quanto sembri. Il film vorrebbe trattare del trauma che provano reduci, veterani ed ex-soldati nel momento in cui non c’è più bisogno di loro. È un elemento che ci viene mostrato nelle sequenze iniziali, con questi Sacerdoti che si muovono nell’ombra, smarriti e non considerati da una società e un clero che loro hanno salvato ma che li ha buttati via come cartacce. Ma Stewart non riesce nel suo valoroso intento facendosi scappare di mano l’opportunità di approfondire il tema e dare uno spessore ad un film che invece è mediocre.

Nella pellicola vengono accennati altri due temi morali, che come il primo vengono lasciati presto alle fauci dei Vampiri. La dicotomia Bene/Male viene qui evidenziata da eroe e villain, opposti negli intenti e nei mezzi ma provenienti dallo stesso ceppo. Entrambi sono Sacerdoti, entrambi hanno combattuto per il Bene contro il Male, sono stati poi gettati via da parte da chi avevano salvato e per questo decidono di ribellarsi. Tuttavia, se l’eroe-Bettany lo fa per amore della propria famiglia e la volontà di salvare non solo loro ma il Mondo, il villain-Urban si ribella in cerca di vendetta, assetato non solo di sangue ma anche di anarchia. In ultimo, la Chiesa viene inquadrata come una “grande sorella” Orwelliana, non solo nei rimandi tecnologici ma soprattutto nella sua essenza di potere autoritario e dittatoriale a cui il protagonista si oppone. Anche questi ultimi espedienti narrativi sarebbero stati interessanti e capaci di risollevare il film se solo fossero stati sviluppati adeguatamente.

Karl Urban è il villain Black Hat nel film Priest - Photo Credits: web
Karl Urban è il villain Black Hat nel film Priest – Photo Credits: web

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