Project Hail Mary è campione di incassi al botteghino mondiale. Si tratta di un record assoluto per un film che non faccia parte di un franchise. La pellicola dalla grande bellezza tecnica e visiva, ha conquistato tutti. Ma diciamocelo, poca roba sarebbe senza la presenza di un personaggio senz’altro significativo: l’adorabile alieno con cui Ryan Gosling ha interagito per tre quarti del film, Rocky. Un alieno fatto apparentemente di roccia, senza lineamenti visivi e che si muove per lo più imitando i gesti del suo amico umano, l’unico che abbia mai avuto. Ma è ancor più curioso scoprire come i creatori del film abbiano dato vita all’alieno sul set. Scopriamolo insieme.

Rocky? un elaborato pupazzo

Quando Ryan Gosling interagisce sullo schermo con il suo amico alieno non sta fissando uno schermo verde mentre le telecamere riprendono. Al contrario, interagiva con un elaborato pupazzo manovrato da James Ortiz, un pilastro del teatro newyorkese noto soprattutto per aver dato vita a mucche, mammut e dinosauri in spettacoli di Broadway come The Skin of Their Teeth e Into the Woods.

Infatti, Ortiz è stato sul set per quasi tutta la durata delle sei mesi di riprese del film a Londra, perché i registi Phil Lord e Christopher Miller volevano utilizzare il più possibile effetti pratici, anziché digitali. “Da attore ad attore, non volevo che Ryan si sentisse mai solo in questa situazione”, dice Ortiz. “Sarebbe troppo difficile. Voglio dire, non dovrebbe dover prendere decisioni sul personaggio per una strana creatura senza volto.”

I due uomini provarono ogni scena prima di tirare fuori il burattino, in modo da poter definire alla perfezione i movimenti sul palco. “Quella sarebbe stata la nostra unica occasione per confrontarci, guardarci negli occhi e in qualche modo capire il ritmo”, dice Ortiz. “Poi avremmo aggiunto il pupazzo.”

Ortiz racconta Rocky

“Rocky è intelligentissimo e ha una mente da computer: non c’è bisogno di ripetergli le cose due volte”, spiega Ortiz. “È un ingegnere brillante. Ma per me, nell’animo, ho sempre avuto l’aria di un fratellino. C’è un po’ di quel ragazzino ansioso di 14 anni che non vede l’ora di essere invitato alla festa.” Per assicurarsi di trovarsi a suo agio con il pupazzo, Ortiz ha trascorso mesi in fase di pre-produzione fornendo feedback su come la creatura dovesse essere costruita, in modo che lui e il suo team di burattinai potessero manovrarla con maggiore fluidità. La troupe di Project Hail Mary ha anche progettato il set per agevolare Ortiz e i suoi colleghi, assicurandosi che tutto fosse costruito a circa un metro e mezzo dal pavimento del set, in modo da poter praticare un foro nel pavimento quando necessario. Per alcune sequenze, la produzione si è affidata a un Rocky completamente animatronico, mentre per le inquadrature più complesse è stata utilizzata la società di effetti visivi Framestore per la computer grafica.

“Come potete immaginare, manovrare un pupazzo che rotola a palla all’interno di una nave sarebbe praticamente impossibile da realizzare”, afferma Ortiz. “È qui che entrano in gioco gli effetti digitali.”

Il comparto tecnico e artistico di questo film corrobora la sua altissima qualità. Se non lo avete fatto, correte al cinema a vedere Project Hail Mary, per scoprire dietro una roccia – anzi, un pupazzo – uno scrigno di valori.

Doriana Gatta