Cinema

“Qualunquemente”, Pilu contro Pilu di Cetto La Qualunque stasera in tv

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Il giro del mondo con uno slogan. “Più pilu per tutti”. Uno sponsor, no, di più. L’onorevole Cetto La Qualunque è l’incarnazione di Antonio La Trippa, il primo che aveva capito l’importanza della propaganda elettorale, dei comizi imbuto-megafono. Sprovvisto di ogni fatuo perbenismo, la natura non si era troppo sbizzarrita, e lo aveva fatto nascere in Calabria; Cetto, forse diminutivo di ‘concetto’, un omaggio all’alto pensiero, più che al nome meridionale. Nel suo intercalare e nelle urla, nella lista civica o al bar con gli amici: “Qualunquemente e infattamente ‘n tu culu!“. Stasera in tv “Qualunquemente“: “Devi essere il nostro sindaco!“. Furor di popolo.

Rubare e andare dritti. Imbrogliare con orgoglio. Il personaggio ha le carte in regola per diventare l’uomo della corruzione ‘tutto di un pezzo’. Un caschetto corvino, liscio da sembrare unto, la faccia buffa ma dall’integerrima serietà. Antonio Albanese è perfetto nel ruolo. Giulio Manfredonia il regista, nel 2011, pensa di portare nel film il personaggio-caricatura della televisione, e non sbaglia il colpo. In un paese inventato chiamato Marina di Sopra, c’è il mondo calabro che si muove. Interni di case in stile Casamonica, dal gusto classico-arricchito, che ostenta busti, marmi, liquori e amari esposti sulle consolle. Gli abiti gessati o animalier; e i colori sgargianti fanno un casareccio e tribale teatro delle apparenze senza misura. Sono caricature, maschere, ma quanto mai attuali e veritiere.

Cchiù Pilu pi tutti

“‘Na beata minchia!”, l’altra perla lessicale usata in politica. Sono sketch di avanspettacolo i comizi elettorali. Cetto pensa anche all’educazione del figlio Melo: “Ragazza senza minne e scarsa di culo, redarguisce il ragazzo innamorato. “Io non faccio prigionieri: tu mi voti, io ti trovo un lavoro; Non mi voti? Intu culu a te e a tutta la tua famiglia”. Non ci sono sottotitoli, inutile aggraziarlo. La ‘tamarragine’ di La Qualunque sembrerà sempre meno un film, ma una deformazione della realtà. Le strofe della colonna sonora “Onda Calabra“, arrivano come le folate di caldo sulla costa, a sospingere i pensieri eccelsi del futuro sindaco: “Mi sfrecciava un falco pellegrino, ora è fisso sul mio comodino “.

“Il programma? quello è l’ultimo problema: pigliati ‘na pizzetta.” Colate di cemento sulla spiaggia, fogne che scaricano in mare, topi derattizzati da gatti, e ‘assessore’ scelte per la prestanza fisica. Il segreto del successo in politica di Cetto, colui che ha curato look e discorsi del candidato, che tenterà di farlo muovere con passi in stile “americano”, è Gerardo Salerno (Sergio Rubini). Lui che rinnega le origini pugliesi, ma se si arrabbia parla in barese. Impreca in pugliese, poi si ricorda e ricomincia a parlare milanese. La sua altolocata dimora sarà ambientata al Castello Miramare, a Maccarese di Fiumicino. Stasera in tv non perdete la parlata calabrese di “Qualunquemente“, che così autentica non è. Ma, che, tra le finali in ‘u‘, ‘cazzu iu’ e ‘n tu..‘, si avvicina molto a quella originaria. Rendendo l’idea perfetta del calabrese che si butta in politica. Ma quanto è italiano Cetto La Qualunque? “Unicamente”, e “coraggiamente”, è un mostro del nostro paese e del nostro tempo.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. Seguici

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