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Quando i videogiochi insegnano l’antifascismo

Oggi è il 25 Aprile e ricorre la festa nazionale della liberazione, ovvero una data “simbolo” dalla quale iniziò, nel 1945, la dipartita delle truppe naziste dalla penisola italiana al finire della secondo conflitto mondiale.

Il 25 Aprile è una data di grande importanza storico-politica per il nostro Paese e quest’anno, per la prima volta, verrà festeggiata a porte chiuse. L’immagine di Mattarella su l’Altare della Patria a Roma, in completa solitudine, ha già fatto il giro del mondo.

25 Aprile: l’antifascismo raccontato nei videogiochi

Approfittiamo del nostro lockdown a casa per ricordare questa giornata e non dimenticare il nostro passatempo videoludico. Pensate, ci sono davvero molte produzioni indipendenti di videogiochi contro il fascismo e tutte le forme di oppressione dittatoriale e violazione della libertà di pensiero. In questo modo, il medium videoludico oltre a preservare il suo scopo, ovvero quello di divertire, diventa un mezzo di apprendimento storico-politico, di formazione, di sviluppo di conoscenze, e di ricordo. Il videogioco ci racconta storie e ci insegna che gli errori del passato non vanno più commessi.

Quando i videogiochi insegnano l'antifascismo
Venti mesi è un docu-game interattivo incentrato sulla Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo, dal Settembre ’43 al 25 Aprile 1945, sviluppato dagli italiani We Are Muesli.

Una mostra interattiva sui videogiochi a tematica antifascista si è svolta a Bari per due edizioni, nel 2018 e nel 2019, “Antifa Arts & Games“. Ideatrice del progetto è Simona Maiorano, sviluppatrice indipendente pugliese, in collaborazione con l’associazione barese Zona Franka.

E’ il primo festival dedicato ai videogiochi a tematica antifascista in Italia e, in entrambe le edizioni svolte, ha ospitato più di una quindicina di titoli creati da sviluppatori e sviluppatrici da tutte le parti del mondo. Un festival videoludico e politico ricco di sfacettature in cui, al primo posto, c’è la critica ai regimi totalitari, ma anche alle più diverse forme di censura, al sessismo sul lavoro, all’omofobia.

Quando i videogiochi insegnano l'antifascismo
Little Antifa Novel, è una visual novel che riguarda dal punto di vista del creatore Mauro Vanetti, game developer e militante, gli eventi antecedenti gli scontri tra i militanti di Arci e quelli di CasaPound nel 2016 a Pavia. Come qualsiasi visual novel, il giocatore dovrà scegliere varie risposte e decisioni ad ogni bivio narrativo. Fonte: web

Secondo la curatrice della mostra interattiva, Simona Maiorano: “i videogiochi possono essere una forma d’arte, quindi uno strumento per raccontare la storia, rievocare le emozioni, documentare eventi storici o sensibilizzare su dinamiche attuali“.

Ancora una volta, i videogiochi dimostrano di essere degli strumenti preziosi per veicolare valori culturali positivi e condivisibili, oscurando – per il momento – i loro aspetti negativi quali la spettacolarizzazione della violenza e della criminalità.

Quando i videogiochi insegnano l'antifascismo
Non solo politica. Tra i vari titoli disponibili all’Antifa Art & Games 2019 c’era Two Interviewees, creato sempre da Mauro Vanetti, un gioco sulla discriminazione di genere nell’accesso nel mondo del lavoro. Fonte: web.

A causa delle restrizioni dovute al COVID-19, per quest’anno il capoluogo pugliese non sarà sede dell’Antifa Art & Games. Tuttavia, gli organizzatori hanno deciso di creare la Feminist Game Jam per manifestare da casa con una game jam globale – ovvero un evento che permette a gruppi di sviluppatori o semplici appassionati di incontrarsi e realizzare prototipi di videogiochi completi nell’arco di un tempo limitato – per la giornata dell’8 Marzo, la Festa della Donna.

La Game Jam è ancora attiva e tutti possono ancora partecipare, la scadenza sarà il 29 Aprile, proprio per inglobare anche una data importantissima come quella di oggi, il 25 Aprile, giorno della liberazione.

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