Cinema

“Quel che resta del giorno”: un’indagine su noi stessi

Quel che resta del giorno, indaga sul passato che si nasconde in ognuno di noi.

Anthony Hopkins ed Emma Thompson in una scena del film Quel che resta del giorno
Anthony Hopkins ed Emma Thompson in una scena del film

Un capolavoro senza tempo

Sarà la quarantena che ci obbliga a stare in casa, a causa di questo coronavirus che ancora dà segnali di pericolo, nonostante il graduale miglioramento. Ma a volte il cinema ci fa riscoprire film che mai avremmo pensato di ripescare, un giorno, tra i ricordi sbiaditi della nostra gioventù. O, addirittura, mai pensavamo che avrebbe permesso alle nuove generazioni di scoprirli. Ed è il caso di Quel che resta del giorno, del regista Premio Oscar James Ivory.

Kazuo Ishiguro, autore dell'omonimo romanzo da cui è tratto il film Quel che resta del giorno
Kazuo Ishiguro, autore dell’omonimo romanzo da cui è tratto il film Quel che resta del giorno

Le origini: Dal romanzo al film

Tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, scrittore giapponese premio Nobel per la Letteratura nel 2018, Quel che resta del giorno è la rappresentazione cinematografica della letteratura che abbraccia il cinema, e grazie al quale viene messa sullo schermo. Inoltre, vuole essere un’indagine antropologica e psicologica dell’uomo alle prese con il suo passato, a volte tormentato e, spesso, ricco di rimpianti. Una visione che, oggi più che mai, suona attuale e che vuole essere un accorato invito a fermarci a riflettere su noi stessi e sugli errori.

Clark Gable e Rosella O'Hara in Via col vento (1939). Tratto dal romanzo di Margaret Mitchell, è uno dei tanti esempi di ispirazione letteraria sulla quale si basa anche Quel che resta del giorno
Clark Gable e Rosella O’Hara in Via col vento (1939). Tratto dal romanzo di Margaret Mitchell, è uno dei tanti esempi di ispirazione letteraria sulla quale si basa anche Quel che resta del giorno

I precedenti: Da Via col vento e Il silenzio degli innocenti a Chiamami con il tuo nome e The Millionaire

Il film di James Ivory, però, non è l’unico esempio di fusione tra romanzi letterari e cinema. Infatti, già nel 1939, con Via col vento (vincitore di dieci premi Oscar), si era dato il via a questo filone, che avrà una fase molto importante tra gli anni ’90 e 2000, con film come Il silenzio degli innocenti (con protagonista lo stesso Anthony Hopkins) e The Millionaire (entrambi vincitori di numerosi Oscar). Lo stesso Ivory, inoltre, nel 2018 scriverà la sceneggiatura dello struggente Chiamami con il tuo nome con Timothee Chalamet e diretto da Luca Guadagnino.

Una serie di precedenti che, dunque, scaturisce e rafforza l’idea che dal cinema si può fare letteratura e viceversa. Bisogna anche essere abili, però, a saper coinciliare le due cose, nonostante i due mondi appiano, apparentemente, così lontani, ma allo stesso tempo così vicini. In questa situazione, mai paragone può essere più azzeccato. Perchè questi due mondi, come le persone, ora sono lontani, per essere poi più vicini.

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