Politica

Quirinale: fumata nera per la quarta votazione

Dopo che le prime giornate di votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica si sono risolte in un nulla di fatto, ci si aspettava che almeno per la quarta le cose andassero diversamente. E invece, purtroppo, così non è stato. Una fumata nera aleggia ancora sulle aule del Quirinale. Nonostante i vari colloqui e le innumerevoli riunioni di partito, le forze politiche non sono riuscite a trovare un punto d’incontro. Il seggio di Capo di Stato continua a restare vacante, ma questo non sembra preoccupare troppo i cosiddetti “leader”. D’altronde, ciascuno di loro pare sempre più interessato a far prevalere le proprie ragioni che non a provvedere al bene del Paese. E nell’incertezza, dunque, preferiscono andare “sul sicuro”. Difatti, stando agli ultimi aggiornamenti che arrivano dal Colle, tra astensioni e schede bianche, ancora una volta il più votato è stato lui: Sergio Mattarella.

Contraddizioni e astensioni, la strategia per il Quirinale

Si sarebbe potuta concludere oggi la questione legata all’elezione del tredicesimo inquilino del Quirinale. Ma evidentemente era destino che andasse in questo modo. Eppure, la quarta tornata prevedeva una maggioranza più bassa, di soli 505 voti. Dunque, un numero non esageratamente difficile da raggiungere. Peccato solo, però, che a dispetto di quanto i nostri politici amano dichiarare ai microfoni dei cronisti poi, all’interno delle urne, si verifichi un drastico cambiamento di opinione. Basti pensare alla totalità degli astenuti, circa 433 (ossia quasi la totalità del centrodestra). Senza contare le schede bianche o quei nomi inusuali che lasciano al quanto a desiderare. E infine, in mezzo a tutto il marasma, quei pochi che hanno espresso la propria preferenza l’hanno lasciata a lui. A Mattarella. Al Presidente uscente e che in più di un’occasione ha ribadito di non voler rivestire nuovamente tale carica. E al di là di ciò, ha riportato comunque 150 voti.

La destra e il M5S

Insomma, visto l’andazzo dei primi tre turni, in cui sono fioccati nomi del calibro di Alfonso Signorini, Amadeus, Rocco Siffredi, Alberto Angela e chi più ne ha, più ne metta, sarebbe proprio il caso di dirlo: il quarto è il turno delle cover. Ebbene si, perché osservando l’atteggiamento degli elettori traspare quell’insana convinzione del tipo: “O si vota chi diciamo noi, oppure ci asteniamo”. Matteo Salvini, ad esempio, ha dichiarato di non voler un candidato di bandiera e di essere aperto a valutare più opzioni. Eppure, al tempo stesso, si è rifiutato di votare Pierferdinando Casini. Ma come mai? “Perché è stato eletto con la sinistra“, ha affermato. E neanche a dirlo, la destra ha optato per il “non voto”. Eccezion fatta per Giorgia Meloni, la quale deve aver risentito di un tradimento dei suoi “fratelli d’Italia” poiché quest’ultimi non avrebbero appoggiato la sua proposta di candidatura.

E che pensare del Movimento 5 Stelle? Pare che la linea fosse quella di lasciare bianca la scheda, oppure di votare secondo coscienza. C’è qualcuno che l’abbia fatto? Non ci è dato saperlo. Quel che è certo è che non ci resta da far altro se non augurarci che la quinta sia la volta buona.

Scritto da Diego Lanuto.

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