Non sembra attenuarsi l’ondata di polemiche che ha travolto Re Carlo II e la Regina consorte Camilla, in merito alla loro visita ufficiale in Australia, tuttora in corso. Avvisaglie del malumore diffuso c’erano state già prima della partenza, quando i primi ministri dei sei Stati che compongono la federazione australiana avevano annunciato in blocco la loro assenza al gala onore del re, a causa di “impegni improrogabili”. Quello che, già allora, aveva le tinte di un boicottaggio, è culminato con la protesta della senatrice Lidia Thorpe, intervenuta durante un discorso che il sovrano inglese al Parlamento di Canberra poche ore fa.
Mentre Carlo stava terminando la sua orazione, ricordando il periodo di studi trascorso in quelle terre, e parlando della crisi climatica, argomento che il re ha a cuore da sempre, la senatrice indipendente di Victoria si è avvicinata al palco urlando «Questo non è il tuo Paese!». Thorpe, fiera sostenitrice dei diritti degli indigeni, ha poi continuato: «Hai commesso un genocidio contro il nostro popolo. Ridateci la nostra terra. Dateci ciò che ci avete rubato: le nostre ossa, i nostri teschi, i nostri bambini, la nostra gente.»
La senatrice Thorpe contro Re Carlo III: «Questa non è la tua terra»

La politica di origine aborigena ha rincarato la dose: «Hai distrutto la nostra terra. Dateci un trattato. Vogliamo un trattato in questo paese. Sei un genocida». Scortata fuori dall’aula dagli agenti di sicurezza, ha infine concluso: «Questa non è la tua terra. Non sei il mio re. Tu non sei il nostro re!». Costretta a rientrare nell’atrio, Thorpe ha gridato un’ultima volta «Fan**lo la colonizzazione!». Già prima che il premier Anthony Albanese accogliesse King Charles, Thorpe aveva manifestato apertamente il suo dissenso, voltando le spalle a un maxi-schermo che mostrava la royal couple sull’attenti, durante il benvenuto ufficiale e l’esecuzione dell’inno nazionale.
Prima del discorso, Albanese e il leader dell’opposizione Peter Dalton avevano ringraziato il re per essere stato dalla parte degli australiani, nella buona e nella cattiva sorte. Il primo ministro ha definito della sua vita l’aver guidato la delegazione australiana presente all’incoronazione di Carlo come uno dei maggiori onori della sua vita e ne ha elogiato l’impegno sociale: «Avete mostrato grande rispetto per gli australiani, anche nei momenti in cui abbiamo discusso del futuro dei nostri accordi costituzionali e della natura del nostro rapporto con la corona.». L’ex premier Tony Abbott, presente all’evento, ha espresso il suo sgomento per la protesta, definendola «uno sfortunato esibizionismo politico». Dick Smith, businessman ospite del gala, ha definito l’interruzione come un esempio della democrazia australiana: «Questa è la parte meravigliosa della nostra democrazia – che lei non verrà messa in prigione.».
Le motivazioni dietro il gesto di Lidia Thorpe
Ridurre l’incursione di Lidia Thorpe ad esibizionismo, tuttavia, è fuorviante. In Australia, infatti, il dibattito riguardo ad un possibile referendum per cambiare la forma di governo dello Stato, trasformandolo in una Repubblica, è piuttosto acceso, e il malcontento di una fetta di popolazione è una realtà che sarebbe sbagliato ignorare. Recentemente, Thorpe ha rilasciato una dichiarazione in cui sostiene che l’Australia dovrebbe diventare una repubblica e stabilire un trattato con il popolo delle Prime Nazioni come parte di tale processo. «Come Primi Popoli», si legge nel comunicato, «non abbiamo mai ceduto la nostra sovranità su questa terra. La corona ha invaso questo Paese, non ha cercato un trattato con i Primi Popoli e ha commesso un genocidio del nostro popolo. Re Carlo non è il legittimo sovrano di queste terre. Qualsiasi passo verso una repubblica non deve continuare questa ingiustizia. Il trattato deve svolgere un ruolo centrale nella creazione di una nazione indipendente».
Thorpe è celebre per la sua feroce avversione alla monarchia. Nel 2022, alzò il pugno destro giurando con riluttanza che avrebbe servito la regina Elisabetta II. «Giuro solennemente e sinceramente che sarò fedele al colonizzatore, Sua Maestà la Regina Elisabetta II», aveva esclamato, prima di essere ripresa. I malumori, in ogni caso, continuano, e i rapporti interni sono sempre più tesi. Nel 2023, infatti, il Paese ha respinto le misure per riconoscere gli australiani indigeni nella Costituzione e creare un’Assemblea consultiva indigena. Una scelta che ha scatenato le proteste delle minoranze, proteste che si stanno estendendo anche ai reali in visita e che non sembrano voler cessare.
Federica Checchia
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