Oggi, 21 Novembre al cinema Adriano di Roma si è tenuta la proiezione dell’opera prima di Marco Bocci, a cui è seguita la conferenza stampa insieme al cast Libero De Rienzo, Andrea Sartoretti, Antonia Viskova e Giorgio Colangeli e ad un rappresentante della distribuzione.

Il film è un timido tentavo di mostrare un diverso punto di vista e di raccontare una realtà difficile in maniera troppo semplicistica. La trama, infatti, narra la storia di due fratelli Mauro (Libero De Rienzo), un ragazzo che non ha ancora trovato la sua strada, che vaga tra un lavoretto e l’altro e che è appena stato lasciato dalla sua fidanzata Samantha (Antonia Liskova) e Romolo (Andrea Sartoretti), un ex delinquente pentito che da anni lotta per avere una seconda possibilità. Entrambi vivono a casa con i genitori e la moglie e figlia di Romolo a Tor Bella Monaca.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo “A Tor Bella Monaca non piove mai” scritto dallo stesso Bocci (edito da De Agostini, 2016) che per la prima volta è passato dalla parte opposta della macchina da presa e che uscirà nelle sale il 28 Novembre 2019. Tentando di dare una propria visione alla tematica -spesso abusata- delle periferie romane, il regista non si è dimostrato però all’altezza delle premesse e delle proprie aspettative.

Partendo da un presupposto autobiografico, il regista finisce per naufragare all’interno di cliché visti e stra visti, privi di una vera essenza narrativa, la quale invece è ben visibile nell’unica sotto trama inerente a un evento passato che lui ha vissuto (rivelatoci durante la conferenza stampa). La trama, infatti, non risulta sincera in quanto l’opera cinematografica è colma di riferimenti e di ripetizione piuttosto ridondanti e poco brillanti. Bocci, a dispetto della bravura degli attori, non è riuscito a caratterizzare i suoi personaggi in modo valido.

Il regista, infatti, ha cercato di esaltare sia l’ambientazione sia la psicologia dei protagonisti, non riuscendoci totalmente poiché si è percepita molta più personalità nei luoghi in sé, piuttosto che in coloro che li popolano. L’anima dei personaggi non si è rivelata, ma è rimasta inesplorata, sepolta sotto facili stereotipi appartenenti a rappresentazioni già ampiamente discusse tanto nel passato, quanto negli ultimi anni. Ritroviamo, a tal proposito, chiari riferimenti a Calligari, Sollima con cui ha lavorato proprio Marco Bocci, a Pasolini ed anche al neorealismo classico.

Il regista ha rivelato l’intenzione di trattare il pregiudizio come tematica principale, distanziando altri temi come la droga e la criminalità organizzata, tuttavia questa sua volontà è venuta meno nel lungometraggio ed vagamente “accarezzata” nella scena finale.

Pertanto il film in sé risulta a tutti gli effetti un’opera prima, che avrebbe voluto dire tanto, ma che finisce per naufragare in un mare di stereotipi e pressapochismi.

Claudia Colabono e Manuel Di Maggio