Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (corrispondente al nostro ministero degli Esteri) ha annunciato la revoca del visto di sei persone straniere a seguito di alcuni commenti da loro fatti sui social media in merito all’assassinio di Charlie Kirk. Il presidente Donald Trump, inoltre, ha assegnato in forma postuma la medaglia presidenziale della libertà all’attivista conservatore, in quello che sarebbe stato il suo trentaduesimo compleanno.
«Gli Stati Uniti non hanno alcun obbligo di ospitare stranieri che augurano la morte agli americani», si legge in una nota ufficiale, pubblicata su X. Il Dipartimento ha elencato Sudafrica, Argentina, Messico, Brasile, Germania e Paraguay come i Paesi di origine delle persone coinvolte. In un post, un cittadino argentino aveva accusato Kirk di «diffondere una retorica razzista, xenofoba e misogina». Un altro, invece, aveva scritto in tedesco: «Quando muoiono i fascisti, i democratici non si lamentano».
Il Dipartimento di Stato sta identificando i detrattori di Charlie Kirk
Il Dipartimento di Stato ha aggiunto che continuerà a identificare i titolari di visto che, a suo dire, hanno festeggiato l’assassinio di Kirk durante un evento universitario dello Utah il mese scorso. In precedenza aveva avvertito che gli Stati Uniti avrebbero preso provvedimenti contro gli stranieri che «lodavano, razionalizzavano o minimizzavano» la morte di Kirk.
Il trentunenne Charlie Kirk, molto famoso nella destra trumpiana, è stato ucciso durante un incontro pubblico con gli studenti della Utah Valley University a Orem lo scorso 10 settembre. L’attivista stava parlando agli studenti, seduto sotto un gazebo, quando è stato freddato da un proiettile al collo. Giorni dopo, la polizia ha arrestato il ventiduenne Tyler Robinson. Il giovane è accusato di omicidio aggravato, intralcio alla giustizia e uso illecito di arma da fuoco con conseguenti gravi lesioni personali. In alcuni messaggi, resi pubblici dalla procura, il killer afferma di aver ucciso Kirk e di averlo fatto perché ne aveva «abbastanza del suo odio. Alcune forme d’odio non si possono risolvere trattando».
Federica Checchia





