Cinema

“Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande”, vacanze strette stasera in tv

“Seguendo riti antichi, pizza, prosciutto e fichi, per quanto vada male c’è sempre da mangiare, e l’ultima canzone la lascio nel bicchiere..c’è sempre un’occasione per vendere il sedere..”. Cantava così Mariano Detto, senza censure. Con quel briciolo d’irriverenza e sfrontatezza, che faceva di un cantante un artista. La sigla detta memorie. E’ solo l’inizio ma racconta già tutto del film stasera in tv, “Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande“; il sole caliente. la spiaggia, e le imperdibili note di una colonna sonora.

Uno scialet, una baita. La casa prefabbricata troverà la sua sistemazione in riva al mare. Il sogno proibito sulla spiaggia, è in realtà una baracca abusiva. Trasportata in pezzi da assemblare, sul tetto dell’auto; tra materassi, accrocchi e quanto poteva esser legato sopra. Alla guida Pippo Franco, Cesare Domenichini, con il compito di portare la famiglia in vacanza. Dalla 128 azzurra si alza il grido, che dovrebbe somigliare ad un canto, “Tutti al mare..”. Stessa spiaggia, stesso mare anche per Batacchio: Ermanno è rimasto solo all’anagrafe. Il superdotato in un gruppo di nudisti. Per non imbattersi nell’avvenente comitiva, il pudico Cesare, denominato “Chiappi chiaro” dai disinvolti vicini, con i figli piccoli, si alza prestissimo. E, soltanto un malato grave, lo zio diabetico Gianni Zullo, ospite dentro casa, eviterà la crudele demolizione del fabbricato, tornando utilissimo in queste ferie. Arriveranno i vigili a calmare la ciurma nuda invasata: “Li sbatto tutti in galera… a cominciare da quella puttana”. “Ma veramente quella è mia moglie”, replica timidamente Pippo Franco.

‘Estate’.. in mutande

Un film ad episodi del 1982 di Sergio Martino, stasera in tv “Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande“. Mario Zamboni, è Lino Banfi, protagonista della seconda avventura. Un industriale con la parlata pugliese dell’attore, in vacanza a Livorno con i familiari. Moglie e figlia, accompagnati da un un ammiraglio in pensione. Si invaghirà di una ricca tedesca Frau Kruppe. E non si accorge che è una truffatrice italiana, che spaccia soldi falsi. “Senta, Marlene Dietrich… e anche Davantich…”, dirà Lino dal ‘tavoliere pugliese’. “A me, mi chiamavano il terrone del Tavolo verde”, a carte li batteva tutti.

Alberto Del Pra, è Renato Pozzetto, nel terzo ed ultimo filmato. Proprietario di un cantiere navale sull’orlo del fallimento. Ma sarà la commissione di uno yacht, da parte di un arabo milionario, a sollevare animi ed impresa. Gli operai nel cantiere fanno finta di lavorare di gran lena per nascondere le condizioni precarie dell’azienda. Tra loro un giovane Maurizio Mattioli. Un’unica postilla nel contratto d’acquisto: una notte da trascorrere con la moglie dell’impresario, Edwige Fenech. Giunti al palazzo dell’emiro, entrambi i coniugi rassegnati ad accettare, scopriranno l’omosessualità del nababbo. Le cui 12 mogli sono travestiti, e il suo oggetto del desiderio è, in realtà, Pozzetto, l’armatore stesso.

Ricchi, ricchissimi… senza vergogna

Tutti e tre gli episodi, hanno in comune la conclusione nelle aule di un tribunale. ‘Un giorno in pretura’ sessione estiva. Dove i vacanzieri si ritrovano imputati. Dovranno abbandonare remi, costumi, canotti, e convincere della loro presunta innocenza, il giudice Pippo Santonastaso. Una toga ossessionata da spifferi e raffreddori anche d’estate. Tutto regge in una commedia stile anni ’80. Con il tormentone dell’epoca: la combinazione imbarazzante della nudità, comicità e natura solare. Dall’effetto spirituale ed arcano sul buonumore, tenuto su, come un elastico in vita.

Federica De Candia. Seguiteci su MMI e Metropolitan Cinema.

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