Circa un mese fa, Roger Waters si era esibito con Mona Miari, cantante di origine palestinese, durante un evento allo SVA Theatre di New York. In quell’occasione, i due musicisti avevano interpretato un brano chiamato Sumud e, soprattutto, presentato Comfortably Numb Re-Imagined, una rivisitazione del classico dei Pink Floyd. Come recitava un comunicato, il successo della band inglese si è trasformato «in un potente grido di battaglia per porre l’attenzione globale sul genocidio in corso a Gaza. La nuova interpretazione amplifica il messaggio originale del brano, che invita a rifiutare alienazione e apatia».
Ora, Waters ha pubblicato anche il video dell’adattamento, diretto da David Barron e co-diretto da Miari. Il filmato mostra un montaggio di immagini, girate a Gaza, e i due cantanti, che interpretano il singolo in inglese e in arabo, accompagnati da un flauto, percussioni, un coro di una decina di elementi. Alla fine del videoclip si legge che il brano è “written, composed & performed by Roger Waters & Mona Mari”. Eliminato, dunque, il credito di David Gilmour.
Roger Waters rielabora “Comfortably Numb” per sostenere il popolo palestinese
Nel pezzo, che dura circa otto minuti, il musicista canta: «Avevo solo cinque anni nel 1948, non sapevamo che cosa stava accadendo laggiù / mi spezza il cuore essermi unito alla causa così tardi». La risposta in arabo di Miari è: «Per favore, continua a scrivere, fai asciugare l’inchiostro / Fai loro sapere come l’assedio / ci ha tolto ogni soffio di vita / ci ha distrutto le case / alcuni vivono, ma tanti sono morti / La terra aspetta, abbiamo il diritto di tornare». Il verso chiave, invece, rovescia di fatto il senso di quello originale. «I have become comfortably numb» diventa così «I will never become comfortably numb».
Com’è noto, Roger Waters è un grande sostenitore della causa palestinese, nonché uno dei principali promotori del movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions), che invita gli artisti, le aziende e le istituzioni a boicottare Israele. Questa protesta non violenta, nell’ottica dell’organizzazione, influirebbe sulla fine dell’occupazione da parte del governo israeliano dei territori palestinesi, il riconoscimento di pari diritti per i cittadini palestinesi e il diritto al ritorno in patria dei rifugiati. Nel corso dei suoi concerti, l’artista proietta spesso messaggi e immagini legati alla condizione dei cittadini di Gaza, e si espone sempre in prima linea in loro difesa.
Federica Checchia





