Un ancora sconosciuto Mick Jagger alle pagine di Jazz News, che riportava il concerto, previsto per l’indomani, 12 luglio 1962, dei Mick Jagger and the Rolling Stones al Marquee Club di Londra, si espresse con queste parole:

“Speriamo che non ci vedano come un gruppo rock ‘n’ roll!”

Il cartellone del Marquee Club di Londra dall'11 al 16 luglio 1962. Rolling Stones previsti per giovedi 12 - Ph: web
Il cartellone del Marquee Club di Londra dall’11 al 16 luglio 1962. Rolling Stones previsti per giovedi 12 – Ph: web

L’origine dei Rolling Stones

La prima volta che Mick e Keith incontrarono Brian Jones fu all’Ealing Jazz Club, dove quest’ultimo, col nome di Elmo Lewis (in omaggio a Elmore James) li impressionò con un’esaltante Dust My Broom alla slide guitar. I due amici quella sera avevano suonato qualche brano di Chuck Berry, non esattamente ben visto in un Jazz Club in quanto troppo rock ‘n’ roll.

Ad ogni modo al pianista Ian Stewart piacquero e li invitò nelle settimane successive a provare insieme a Jones, che stava cercando di mettere su una band. Jagger aveva già preso parte a qualche serata insieme ai Blues Incorporated di Alexis Korner, il padre della scena blues londinese.

Jagger canta con la band di Alexis Korner - Ph: web
Jagger canta con la band di Alexis Korner – Ph: web

Il concerto al Marquee

La band di Korner suonava tutti i giovedi al Marquee Club di Londra, al 165 di Oxford Street. Ma quel 12 luglio doveva esibirsi in un programma radio della BBC. Mick, Brian e Keith colsero al volo l’occasione per sostituirla in cartellone.

Da quanto racconta Richards nella sua autobiografia Life, Jones raccolse i pochi spiccioli che aveva in tasca per chiamare la redazione di Jazz News e promuovere la serata. Quando gli fu chiesto come si chiamavano, non avendo ancora un nome, per un attimo furono presi alla sprovvista. Incalzati dal credito in esaurimento nel telefono, lanciarono un’occhiata alla copertina del primo disco che avevano davanti: The Best of Muddy Waters, la prima traccia era Rollin’ Stones! Risparmiata una moneta da 6 penny!

Gli Stones al Marquee Club in seguito agli ingressi di Wyman e Watts. Quarto da sinistra Stewart - Ph: web
Gli Stones al Marquee Club in seguito agli ingressi di Wyman e Watts. Quarto da sinistra Stewart – Ph: web

La formazione e la scaletta

Per noleggiare la strumentazione per il concerto, il gruppo chiese un prestito al padre di Mick. Sul palco, davanti a circa un centinaio di appassionati di Jazz, salirono Jagger alla voce, Jones e Richards alle chitarre, Dick Taylor al basso, Ian Stewart al piano. Su chi sedette alla batteria quel 12 luglio, a distanza di 58 anni, non si hanno ancora certezze: per molti si trattò di Tony Chapman, ma Richards è sicuro che fosse Mick Avory (che di lì a poco divenne il batterista dei Kinks).

Richards e Jones sul palco il 12 luglio 1962 - Ph: web
Richards e Jones sul palco il 12 luglio 1962 – Ph: web

La scaletta fu, verosimilmente, la seguente:

  1. Kansas City (Jerry Leiber/Mike Stoller)
  2. Baby What’s Wrong (Willie Dixon)
  3. Confessin’ The Blues (Walter Brown/Jay McShann)
  4. Bright Lights, Big City (Jimmy Reed/Mary Lee Reed)
  5. Dust My Blues (Elmore James)
  6. Down The Road Apiece (Don Raye)
  7. I’m A Love You (Jimmy Reed)
  8. Bad Boy (Eddie Taylor)
  9. I Ain’t Got You (Billy Boy Arnold)
  10. Hush-Hush (Jimmy Reed)
  11. Ride ‘Em On Down (Eddie Taylor)
  12. Back In The USA (Chuck Berry)
  13. Kind Of Lonesome (Jimmy Reed)
  14. Blues Before Sunrise (Elmore James)
  15. Big Boss Man (Luther Dixon/Al Smith)
  16. Don’t Stay Out All Night (Billy Boy Arnold)
  17. Tell Me That You Love Me (Jimmy Reed)
  18. Happy Home (Elmore James)
Immagini degli inizi degli Stones e insegna del Marquee - Ph: web
Immagini degli inizi degli Stones e insegna del Marquee – Ph: web

Nella memoria degli Stones

In un’intervista del 2012, Jagger ha affermato

“E’ abbastanza incredibile se ci penso. È stato molto tempo fa, solo io e Keith siamo gli stessi, non è più la stessa band di allora, dopo 50 anni. Ma è sicuramente un traguardo incredibile, sono davvero fiero di noi”.

Richards, ancora nella sua autobiografia, ricorda le sensazioni provate in quel primo concerto:

“Te ne stavi là a suonare con gli amici, e d’un tratto ti dicevi “Oh yeah!”. Quella sensazione valeva più di qualsiasi altra cosa. Quando la musica decollava, ti sembrava di avere le ali. Allora sapevi di essere arrivato là dove molte persone non arriveranno mai; eri giunto in un luogo speciale. E da allora avresti sempre voluto farvi ritorno”.

I Rolling Stones live al Tami Show circa 1963

Dal palco del Marquee alle arene di tutto il mondo

Finito di suonare i ragazzi, da perfetti sconosciuti, si fecero spazio tra la folla, uscirono dal locale, percorsero la strada fino alla stazione della metro e si fermarono a bere qualcosa al The Tottenham Pub, mentre un amico di Jones smontava gli strumenti.

Pochi mesi dopo al basso subentrò Bill Wyman e finalmente Charlie Watts accettò di diventare il loro batterista. Nel ’63 Andrew Loog Oldham divenne il loro manager ed estromise Stewart dal gruppo (che rimase comunque il loro tastierista in tutti i live fino a quando morì’ nell’85). La Decca produsse il primo singolo dei Rolling Stones: una cover di Come On di Chuck Berry, che vendette 250.000 copie.

Il resto, come si dice, è storia.

seguici su:
twitter
instagram
facebook
Metropolitan Music

© RIPRODUZIONE RISERVATA