Cinema

Roma, un set di 2773 anni

Per parlare di Roma e della sua vastissima importanza culturale non basterebbe un giorno, un mese, neppure un anno intero. Da sempre la città ha avuto un impatto grandioso nel mondo dell’arte, e il cinema non è stato da meno.

Il volto di una Roma intima e fragile

Anna Magnani PhotoCredit:dal web
Anna Magnani PhotoCredit:dal web

Tuttavia, non siamo qui per parlare dei kolossal hollywoodiani ambientati nella Roma imperiale, ma di un aspetto più intimo e fragile di Roma, una caratteristica messa in evidenza dal cinema italiano neorealista e dalla commedia all’italiana. Il primo film in cui attraversiamo le strade di una Roma deturpata dai bombardamenti è Roma città aperta di Roberto Rossellini, presentato come un vero e proprio reportage di guerra. Non solo Roma, ma la romanità: uno squarcio sulla fauna capitolina, un’indagine sulle fragilità, sui dolori, sulle sottigliezze dell’animo umano.

Il cinema italiano post bellico, del resto, ha sempre avuto un occhio di riguardo per gli emarginati: esemplare ne è il caso di Accattone di Pier Paolo Pasolini, un regista che ha sempre rappresentato con dovizia di particolari un disagio che eguagliava le bellezze della città.

Umoristica e ironica

Ma a Roma c’è anche spazio per sorridere, di un riso amaro, per citare un altro grande film della tradizione neorealista. Con la nascita della commedia all’italiana si fanno largo ulteriori indagini sulla psiche e l’animo umano, pervaso da un senso di inettitudine seppur inserito in una società e in un contesto di ormai grande benessere economico. Le disavventure dei protagonisti delle pellicole generavano una risata che, dopo i titoli di coda, lasciava spazio ad una riflessione.

Sora Lella PhotoCredit: dal web
Sora Lella PhotoCredit: dal web

Uno dei mecenati in tal senso è uno dei maestri della comicità italiana, oltre che un simbolo di Roma e della romanità: Carlo Verdone. Una personalità senza dubbio esilarante, che nei primissimi film della sua carriera ha mostrato il disincanto di Roma e dei suoi abitanti, troppo piccoli per una città tanto grande che ogni giorno mette di fronte agli imprevisti più impensati. Individui così ingenui che ti ritrovi a tifare per loro, ad empatizzare con loro, tanto da sperare che riescano a comprendere le istruzioni di quelle avventure così rocambolesche in cui si sono cacciati.

Ma Roma non ha istruzioni.

L’avvento del realismo magico

Urbi et orbi, Caput mundi, Città eterna. Roma è sempre stata l’ambientazione prediletta da registi come Roberto Rossellini, Vittorio de Sica e Federico Fellini, esponenti di quella corrente neorealistica degli anni ’40. Eppure, il film “La Dolce Vita” sembra quasi sovrastare il pensiero ormai radicato nella cinematografia italiana, introducendo un filone più onirico e surreale all’interno di quella visione profondamente neorealistica. Tutte le regole insite nelle pellicole rosselliniane vengono superate dalla scelta di rendere Roma la protagonista indiscussa di una quotidianità post-bellica all’insegna della mondanità e, soprattutto, della modernità.

La città eterna tra Federico Fellini e Sorrentino

Roma Dolce vita PhotoCredit: dal web
Dolce vita PhotoCredit: dal web

Federico Fellini preferisce riprodurre la bellezza della capitale all’interno di uno spazio controllato e definito, quello degli studi di Cinecittà, mostrando una quotidianità non poi così tanto ordinaria. Sono passati ben 50 anni, quando Paolo Sorrentino riprende in mano La Dolce Vita di Fellini e la riadatta a un’epoca storica diversa, quella del ventunesimo secolo. Ne La Grande Bellezza, Jep Gambardella è uno scrittore sulla cinquantina, che è stato travolto dal vortice della mondanità romana.

Roma Jep Gambardella PhotoCredit: dal web
Jep Gambardella PhotoCredit: dal web

Il caos della vita notturna entra in contrasto con i pensieri del protagonista, che si muovono liberi tra le vie isolate della capitale, in cui più nulla sembra far rumore. Paolo Sorrentino sceglie di mostrare la bellezza della città da una sola prospettiva, quella migliore e lascia che sia il vissuto dei personaggi ad accrescerne il valore. Una Roma segnata dall’ipocrisia e dalla superficialità del suo tempo, che non si arrende mai davanti al cambiamento dei suoi abitanti, ma che muta ogni giorno insieme a loro. Una Roma bella e immortale, che rispecchia l’essenza di una popolazione sempre più lontana da ogni contaminazione del passato. Questa è la visione che emerge dalla pellicola di Sorrentino, i cui contorni sfumati e indefiniti sembrano confondere i sogni dalla realtà.

Roma reale e Roma ‘americanizzata’

Alla luce delle analisi fatte precedentemente emergono tantissime sfumature della capitale più amata del mondo. Le magnetiche architetture romane sono diventate, con gli anni, il fondale prediletto di registi nostrani e non. Eppure, molto spesso, una visione soggettiva di un regista ha contribuito a viziare l’occhio dello spettatore, rendendolo miope di fronte la complessità della città eterna.

To Rome with love PhotoCredit: dal web
To Rome with love PhotoCredit: dal web

Qual è la vera Roma? La Roma povera e umile di Rossellini o Carlo Verdone, contaminata da tantissimi personaggi pittoreschi, o la Roma ‘americanizzata’, ‘turistica’, la Roma vuota come un dipinto di De Chirico? (possiamo portare ad esempio La grande bellezza di Sorrentino, dove le strade sono completamente vuote e deserte, o To Rome with Love di Woody Allen). Checché se ne dica, rimane difficile scindere tra le due ‘Rome’. Chiunque abbia passeggiato tra le strade e i vicoli della capitale, può dire di aver assaggiato entrambe le versioni proposte dal cinema. La straordinaria monumentalità rende la città iper-realistica. La bellezza artistica è un fiore all’occhiello che piace tantissimo al cinema americano (e ne abbiamo visto le più svariate rappresentazioni), ma è buona regola tenersi lontano da qualsiasi tipo di ‘ghettizzazione’, che non rendono appieno la maestosità dell’Urbe, fatta di monumenti, si, ma anche di tantissime culture e persone.

Roma è tutto questo e molto, molto di più.

Chiara Cozzi, Federica Sofia Papello, Ilaria Pisciarelli

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