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Roma: macerie di una squadra in crisi. Tutti in ritiro!

La Roma cade anche a Bologna cogliendo la seconda sconfitta consecutiva in trasferta. Le reti di Mattiello e Santander stendono una squadra senza idee, gioco ed animo. Crisi certificata dalle parole di mister Di Francesco nelle canoniche dichiarazioni di fine match.

La giornata del tifoso romanista era cominciata con la più triste delle notizie: Giorgio Rossi, storico massaggiatore dei capitolini ed unico in società ad aver vissuto gli scudetti dell’era Viola e Sensi, è morto nella notte di ieri lasciando un vuoto incolmabile a Trigoria. Doveva essere la vittoria dedicata al compianto Giorgio, quell’atto di forza e passione che avrebbe spinto gli undici scesi in campo a Bologna a reagire contro le negatività prendendo, così, a schiaffi la crisi che, piano piano, si stava insinuando in un ambiente in aperta contestazione. Invece no. La Roma allenata da Di Francesco naufraga al cospetto del Bologna guidato da Inzaghi palesando tutte le enormi difficoltà di questo scellerato inizio di stagione. I felsinei, altro dato sbalorditivo, non erano mai andati a segno nelle prime quattro giornate di campionato disputate ma, questo pomeriggio, hanno rispolverato l’artiglieria pesante siglando due reti in novanta minuti (più sei di recupero). Squadra molle, lenta, senza gioco ed idee: i giallorossi da inizio stagione sembrano entrare all’interno del rettangolo verde di gioco senza nessun mordente, avulsi da un sistema di gioco che non coinvolge minimamente la rosa costruita da Monchi, direttore sportivo del club governato da James Pallotta

Di Francesco, mister della Roma (foto dal web)

Sulla sponda giallorossa del Tevere (l’altra sorride dopo aver annichilito il malcapitato Genoa) è calato l’autunno nella sua peggior forma: la bellissima pianta rigogliosa e frondosa che, placidamente, fioriva in campo europeo attualmente appare ingiallita, senza forza alcuna ed amputata in sede di calciomercato delle sue foglie più brillanti. Il virus mortifero contratto dalla società americana sta lentamente degenerando in una patologia gravissima e, momentaneamente, irreversibile. L’allarme rosso, ormai, risuona nei pressi di Trigoria assordando tutto l’ambiente romanista che, dopo aver disputato la semifinale di Champions League pochi mesi fa, si ritrova a dover fare i conti con una classifica al limite del grottesco: cinque punti in cinque gare ufficiali (il misero bottino di un solo punto a partita), una vittoria colta all’ultimo respiro a Torino contro i granata di Mazzarri, due pareggi casalinghi con Atalanta e Chievo e le brucianti sconfitte con Milan e Bologna, testimoniano la falsa partenza, utilizzando un eufemismo, dei capitolini. La miseria di 7 goal realizzati a fronte dei 9 incassati getta ombre gigantesche sulle due fasi orchestrate da mister Di Francesco: la Roma segna poco e subisce troppo.

Squadra slegata che palesa lo scollamento dei reparti senza riuscire a porre rimedio allo scenario apocalittico che si sta delineando. La colpa, sicuramente, è da dividere in percentuale: Pallotta ha mostrato lacune importantissime nei suoi anni di presidenza, Monchi ha dato vita ad una rivoluzione selvaggia che, allo stato attuale, non sta facendo maturare i frutti sperati mentre Di Francesco sembra aver perso il manico della situazione, squadra compresa. Per battere Atalanta (le riserve ndr), Chievo e Bologna servono davvero calciatori del calibro di Alisson, Strootman e Nainggolan oppure i calciatori rimasti stanno fornendo prestazioni al di sotto delle loro potenzialità? Cerchiamo di analizzare i reparti che, allo stato attuale, compongono la carcassa della Roma. 

La dirigenza della Roma (foto dal Web)

DIFESA:
Nove goal 
subiti in cinque gare di campionato. Troppi per chi, come i giallorossi, aspirano ad un campionato di vertice. La Roma di questo inizio di stagione è apparsa troppo fragile a livello difensivo: Olsen, nonostante le ultime prestazioni positive, non dona la stessa fiducia che imprimeva Allison all’intera retroguardia. I centrali difensivi titolari (Manolas e Fazio) non stanno sviluppando prestazioni maiuscole come lo scorso anno rendendosi protagonisti, soprattutto l’argentino, di errori grossolani. Marcano, arrivato come panchinaro di lusso dal Porto, sta ricalcando la stessa strada dell’anonimato intrapresa da Moreno, arrivato da titolare del PSV e messo in naftalina nella sua esperienza romana. Kolarov, dopo aver disputato una stagione strepitosa nel suo primo anno romanista risultando un punto di forza essenziale, appare sottotono, avulso dai meccanismi tattici dei capitolini. Possiamo recitare la stessa, identica litania per Florenzi. Senza senso parlare di Santon, Juan Jesus e Pellegrini: i difensori appena citati, che completano il pacchetto arretrato dei giallorossi, hanno visto raramente il campo. Menzione speciale per Karsdorp, terzino olandese ex Feyenoord: l’esclusione di Bologna (motivi disciplinari) potrebbe segnare una spaccatura tra il calciatore e l’attuale mister romanista. Situazione che, allo stato attuale, incancrenirebbe ancor di più il delicato periodo dei capitolini…

Fazio e Manolas: i centrali titolari della Roma (foto dal web)

CENTROCAMPO:
La linea nevralgica del campo è stata rivoluzionata dal ciclone spagnolo chiamato Monchi: in sede di calciomercato, infatti, il dirigente ex Siviglia ha ridisegnato quasi completamente la mediana giallorossa attuando una compravendita selvaggia, almeno per qualcuno. Nainggolan e Strootman (ceduti rispettivamente ad Inter e Marsiglia) hanno salutato lasciando il posto a Cristante, Pastore, Coric, Zaniolo e N’Zonzi. Capitan De Rossi e Pellegrini, unici superstiti del centrocampo della scorsa stagione, sono stati catapultati in un reparto completamente nuovo e, certamente, tutto questo possiede un peso specifico non indifferente: gli automatismi tattici e la semplicità nel trovarsi rappresentano buchi neri irrisolti sia dagli interpreti principali, sia dall’ex allenatore del Sassuolo. Pastore nel 4-3-3 difranceschiano è palesemente un elemento in difficoltà mentre Cristante e N’Zonzi (schierata maldestramente da mezzala) alternano prestazioni positive e negative all’interno della stessa partita. Coric rappresenta l’ignoto: arrivato da titolare della Dinamo Zagabria, il giovane e talentuoso centrocampista non è riuscito ad esordire con i giallorossi. Zaniolo, invece, ha debuttato tra i professionisti in una partita leggendaria: l’ex Primavera dell’Inter, infatti, è stato schierato titolare da Di Francesco nella trasferta europea contro il Real Madrid (LEGGI LA CRONACA DI REAL MADRID-ROMA), i campioni in carica della massima competizione europea per club. In quanti si aspettavano Zaniolo in campo al Dall’Ara contro il Bologna di Inzaghi dopo l’esordio da brividi? Sembrava una logica conseguenza. Invece, il giovane centrocampista è rimasto in panchina senza prendere parte allo sfacelo emiliano della Roma. Scelte discutibili di un mister in confusione?

De Rossi e N’Zonzi nella sfida del Bernabeu contro il Real Madrid (foto dal web)

ATTACCO:
L’attacco non viene risparmiato dal flusso negativo. Le prestazioni degli avanti giallorossi, infatti, non ricalcano le buone prestazioni dello scorso anno. Edin Dzeko, bomber principe dei capitolini lo scorso anno, è l’esempio lampante della crisi romanista: lo scorso anno il “Cigno di Sarajevo” lottava strenuamente su ogni palloni risultando decisivo in zona goal e in fase di costruzione della manovre. La punta che “ammiriamo” nel presente è la bruttissima copia del grande attaccante del passato: svogliato, sulle gambe, immalinconito, poco freddo sotto porta e nervoso. I partner d’attacco della punta bosniaca non vivono certamente un periodo migliore: Perotti, appena entrato dall’infortunio, non ha giocato benissimo a Bologna, Kluivert (per adesso) sembra una scommessa persa nonostante l’assist meraviglioso che ha consentito alla Roma di vincere l’unica partita stagionale, El Shaarawy naviga tra sprazzi di calcio eccezionali e pause colossali, Under sembra il lontano parente del calciatore brioso dello scorso anno e Schick sembra far di tutto per steccare ogni minima possibilità regalata da mister Di Francesco. Proprio l’attaccante ceco è il simbolo delle difficoltà della Roma in questo avvio di stagione: a segno sistematicamente con la propria Nazionale, il numero quattordici giallorosso sembra spaesato, poco grintoso, a tratti svogliato quando indossa la maglia del suo club. Un gran peccato perché il ragazzo possiede enormi qualità che potrebbe far uscire la società di Pallotta dal pantano sportivo… 

Schick in completa involuzione tecnica (foto dal web)

LE PAROLE DI MISTER DI FRANCESCO:
Resa? Attacco diretto ai calciatori? Richiesta d’aiuto? Il Di Francesco apparso dinnanzi ai microfoni di Sky era avvilito e preoccupato. L’ex campione d’Italia da calciatore con i capitolini ha tentato, in modo confusionale, di spiegare il momento negativo della propria squadra fornendo numerosi spunti. Ecco le sue parole.
“Dico solo che tutti parlano, quando è il lavoro che paga. Io cerco di andare a trovare le soluzione ma fino ad ora non ci sono riuscito e mi sento tra i responsabili. Parliamo troppo di numeri e poco di atteggiamento e di fuoco dentro. Quando devi avere la personalità di fare giocate importanti e creare superiorità numerica o finalizzare le occasioni e non lo fai solo demerito tuo. Ad oggi io non so dirvi le soluzioni e il modulo che farò perché devo andare a cercare gli uomini giusti, più che il modulo giusto. Un contrasto non è una cosa tattica, un calciatore lo deve avere dentro, non lo si può solo insegnare. Io ho fatto il calciatore e non il giornalista, queste cose le so. Il mio desiderio è cambiare tutto questo, provando di tutto. A Milano potevamo vincere e invece con leggerezza abbiamo preso gol nel finale, oggi abbiamo sbagliato un gol da un metro… E questo è vero che si può allenare, ma devi avere la cattiveria dentro. Purtroppo le risposte che non ho avuto mi porteranno a cambiare, non so come ma devo valutare. Il dato di fatto è che questa squadra ha poca solidità difensiva e questo ci sta facendo fare figuracce. Semifinale dello scorso anno? Nel calcio devi dimostrare continuità e la cosa che mi fa diventare veramente matto è che io ho lavorato con i ragazzi fin da subito. Certi meccanismi non riusciamo a interpretarli come vorrei e per quello io cerco di cambiare qualcosa, non posso rimanere fermo e aspettare. Oggi ho scelto Marcano, quando hai 7 partite in 6 giorni è impossibile far giocare sempre gli stessi, l’anno scorso lo facevo e il sacrificio di tutti era differente rispetto ad ora. Se non scatta a ognuno di noi qualcosa in più dentro si fa fatica, tanto vale aspettare sotto la traversa il gol ma non è la mia filosofia di calcio. Troppi goal subiti? Il difensore deve essere pessimista: da un momento all’altro puoi perdere una palla. Siamo stati lenti. Dobbiamo pensare che la palla si può perdere. Fate partire l’azione del secondo gol dall’inizio, quando abbiamo sbagliato noi una palla avanti, non possiamo permettercelo. I dati di oggi mi condannano. In questo momento dobbiamo stare zitti e pedalare, è tutto contro di noi.”

Dopo la cocente (per certi versi inspiegabile) sconfitta della Roma contro il Bologna, la società ha imposto il ritiro alla squadra: i calciatori e lo staff tecnico dormiranno in quel di Trigoria per preparare al meglio la doppia sfida, tutta laziale, con Frosinone e Lazio. Perché si esce da una crisi creando un gruppo, ritrovando l’armonia persa. Diventando squadra, quello che la Roma in questo momento non è…

ANDREA MARI

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