Dopo il successo de Il Primo Re, Matteo Rovere torna a trattare le origini di Roma con Romulus. Al suo primo progetto televisivo, Rovere vuole raccontare quello che è accaduto prima della storia narrata nel suo film, la genesi del mito della fondazione. L’idea di Romulus nasce prima de Il Primo Re. Un’occasione per creare uno show accattivante per gli spettatori che finalmente vedranno portato in scena il mistero della “Roma” prima di Roma, raccontato per la prima volta. A partire dal 6 novembre le dieci puntate saranno trasmesse su Sky Atlantic.
Tre registi per una serie che vuole riportare alla gloria il genere peplum italiano, apprezzatissimo nel cinema internazionale degli anni ’60 e ’70. Attenendosi al poco materiale archeologico e mitografico di quell’epoca, Romulus è un connubio tra ricostruzione fedele per quanto riguarda ambientazione, costumi e armi, e interpretazione rispetto al mito.
Romulus: la trama
Un affresco epico per una ricostruzione verosimile degli eventi che, tra storia, leggenda e rivoluzione, portano alla nascita di Roma. Ci troviamo nell’ottavo secolo a.C. in un mondo primitivo nel quale il destino di ognuno è deciso dal potere della natura e degli dei. I trenta popoli della Lega Latina vivono sotto la guida del re di Alba, ma siccità e carestia minacciano la pace e la vita. Al di fuori di esse c’è un bosco, un luogo oscuro abitato da creature crudeli e misteriose. Le gesta di Yemos (Andrea Arcangeli), principe in fuga, Wiros (Francesco Di Napoli), uno schiavo che lotterà per trovare la sua forza, e Ilia (Marianna Fontana), una giovane vestale, cambieranno il loro mondo e diventeranno le fondamenta del mito.
Una serie solo per pubblico maschile?
È stata avanzata la considerazione che le molte scene di guerra potessero essere un limite di target, che la serie potesse essere esclusivamente rivolta ad un pubblico maschile. Noi ci sentiamo di far riflettere a tal riguardo. Per quale motivo ancora oggi aleggia la convinzione che la guerra non possa attirare anche pubblico femminile? Ne abbiamo avuto la prova con numerosi prodotti che vengono ancora categorizzati come “prettamente maschili”. Si pensi a Vikings, serie canadese che esplora le avventure del guerriero vichingo Ragnarr Lothbrok, amata in egual misura da donne e uomini. Basta con questa stereotipatizzazione per cui se il tema si basa su una storia d’amore allora è rivolto ad un target esclusivamente femminile, mentre se tratta principalmente di guerra è un prodotto solo per maschi.
La guerra è stata fatta anche da donne, le battaglie sono combattute anche da femmine. Nella storia, tanto quanto nella vita quotidiana. E a provare che Romulus è adatto tanto al blu quanto al rosa è Ilia, una dei protagonisti. Non un personaggio femminile coattamente “duro” per far contento il filone del girl power, ma una donna reale, fragile e allo stesso tempo dalla grande forza interiore. Un personaggio femminile che lotta in un mondo brutale fatto ad immagine e somiglianza degli uomini, in cui la donna è costretta a rispecchiare la visione maschile del genere. Una battaglia che ognuna di noi compie quotidianamente.
Una serie sulla lotta per la libertà delle nuove generazioni
Romulus esplora la nascita della politica, del potere, in quella che è stata la città culla della cultura occidentale, che per secoli ha dettato legge e deciso i confini. Una serie che ha tutta la forza della leggenda, del mistero, portata in scena ai massimi livelli grazie all’incontro e al confronto di tre registi che hanno collaborato insieme. Si supera il singolo con una visione ampliata fin dalla regia e dai personaggi. Non è mai solo uno a creare la storia, ma le gesta di molti. “Un’arena alla Game of Thrones“ fatta di tanti punti di vista, di sensibilità diverse, di tanti personaggi che si incrociano l’uno con l’altro fino a combaciare con il mito.
Romulus è una serie che parla di un gruppo di ragazzi, ma non segue la struttura del tipico racconto di formazione. Yemos, Wiros ed Ilia non hanno il lusso di concendersi il tempo per capire chi sono e cosa vogliono essere, si muovono in un mondo in cui le generazioni precedenti hanno imposto le loro decisioni, le loro tradizioni. Devono lottare per ribaltare un mondo che ha deciso per loro le strade che devono percorrere. Ribellarsi alle regole passate per crearne di nuove, di giuste per la nuova era.
Un sentimento attuale ben conosciuto dalle generazioni di oggi, e non solo a coloro che devono ancora decidere la strada da percorrere. Questa serie tocca soprattutto tutta quella frazione di generazioni bloccate in mezzo tra il “vecchio” ed il “nuovo”, alla quale non viene data la possibilità di realizzare i propri progetti di vita e che si ritrova a dover lottare contro il prima e il dopo per guadagnare un pezzo di presente.
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Articolo a cura di Eleonora Chionni





