La Russia ha da sempre esercitato un controllo significativo sui social media e, in generale, su tutte le app di messaggistica. Nel 2022, infatti, aveva definito la società Meta un’organizzazione terroristica, bloccando l’uso di Facebook e Instagram. Similmente, aveva tentato di bloccare già tra il 2018 e il 2020 Telegram, senza però riuscirci. Le limitazioni all’app di messaggistica, tuttavia, non si sono arrestate.
Perché la Russia vuole limitare Telegram?

Il motivo per cui Roskomnadzor, l’agenzia statale russa che si occupa di telecomunicazione, ha imposto numerose restrizione è stato ipotizzato dal fondatore stesso di Telegram, Pavel Durov. Secondo il CEO, infatti, l’intenzione del Cremlino è di costringere le persone a passare a MAX, l’app di messaggistica sostenuta dal governo. La preoccupazione avanzata da diversi esperti e dissidenti è che MAX potrebbe essere usata per controllare le conversazioni private degli utenti. Durov a causa di screzi passati con la Russia, pur essendo nato lì, decise di allontanarsi dopo essersi rifiutato di condividere con il governo i dati degli utenti. Come scritto dal fondatore di Telegram su X, l’Iran aveva cercato di adottare la stessa strategia 8 anni fa, senza riuscirci. Ha, poi, aggiunto che “Telegram è sinonimo di liberta e privacy, indipendentemente dalle pressioni”.
Attualmente Telegram sta subendo malfunzionamenti anomali segnalati dagli utenti stessi: foto e video che non scaricano, connessioni instabili e messaggi che arrivano in ritardo. Tuttavia, il problema non interessa esclusivamente i cittadini, ma intacca il sistema mediatico stesso. Molti canali di informazioni, infatti, dipendono dalla piattaforma. È noto che il Cremlino sia intenzionato a creare una rete “sovrana”, volta a ridurre la dipendenza da piattaforme occidentali. Ad oggi, MAX si rivela una delle app più utilizzate in Russia e nei territori ucraini occupati. L’app non solo funziona esclusivamente con numeri di telefono russi o bielorussi, ma raccoglie il 100% dei dati degli utenti, bloccando contemporaneamente le comunicazioni con l’Ucraina libera. È a tutti gli effetti un vettore di propaganda. Secondo Vincent Berthier e Pauline Maufrais di RSF, “la strategia del Cremlino e chiara: fare di Max la spina dorsale della vita digitale”. Il rischio è un isolamento informativo preoccupante, soprattutto nei territori ucraini occupati.
Stefania Cirillo





