Arte e Intrattenimento

Salvador Dalì, “le surrealisme? C’est moi!”

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Da dove si può cominciare a parlare di un talento (e una personalità) istrionico come quello di Salvador Dalì? Se cercassimo, infatti, sul dizionario la definizione di “prolifico”, sicuramente troveremmo un ritratto del pittore surrealista, che si è dato da fare in ogni modo e in ogni ambito per imprimere nella storia “l’impronta” dei suoi famosissimi baffi (anche in amore!).

Ma chi è stato Dalì per la storia, non soltanto dell’arte? Scopriamolo insieme!

Salvador Dalì: “l’unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo”

Ovviamente, Dalì è noto soprattutto per il suo impegno profuso nella pittura surrealista, uno stile eccentrico proprio come lui, un vero e proprio dandy che si distinse durante gli anni dell’università anche per il suo stile pittorico vicino al cubismo. Ciò gli permise di avvicinarsi presto al dadaismo e di esplorare nelle proprie tele qualsiasi stile, dal classicismo alle avanguardie più estreme.

"La persistenza della memoria" © expoitalyart.it
“La persistenza della memoria” © expoitalyart.it

Nel 1929, a soli 25 anni, esponeva già in grandi mostre, e solo due anni dopo dipinge il famoso La persistenza della memoria, che gli permise di recarsi a lavorare anche negli Stati Uniti, dove venne acclamato come gran provocatore, considerando che negli stessi anni operavano a New York anche Man Ray e Marcel Duchamp.
Nelle sue opere ricorre il simbolismo, che si ritrova negli orologi molli, nell’elefante dalle lunghe e magre zampe in Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio, nelle uova, ma anche nelle scale a chiocciola.

"Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio" © arteopereartisti.it
“Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio” © arteopereartisti.it

La sua provocazione arrivò al punto di farlo espellere dal movimento surrealista poiché considerava la pittura apolitica e dunque si rifiutò di rinnegare il fascismo. Per tutta risposta, pronunciò la frase che intitola questo articolo: “Il surrealismo sono io”.
A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 Salvador Dalì decide di continuare la propria carriera artistica non servendosi soltanto della pittura, ma anche di altri mezzi: illusioni ottiche e olografie che lo fanno considerare da un giovane Andy Warhol il padre della Pop Art; non a caso, Dalì lavorò anche alla pubblicità, disegnando il logo dei Chupa Chups.
Morì a 84 anni mentre ascoltava il proprio disco preferito, Tristano e Isotta di Wagner.

Dalì oltre Dalì

Un celebre fotogramma di "Un chien andalou" © miro.medium.com
Un celebre fotogramma di “Un chien andalou” © miro.medium.com

Alcune delle opere più famose a cui lavorò Salvador Dalì non sono dipinti, ma film. Parliamo infatti di Un chien andalou e L’âge d’or, realizzati insieme al regista spagnolo Luis Buñuel, e in cui il pittore unisce alla vita reale la dimensione onirica, fondendole alla perfezione. Collaborò anche con Alfred Hitchcock in Io ti salverò e con Walt Disney al cortometraggio animato Destino, completato nel 2003 (fu interrotto a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, pur essendo candidato, al tempo, ai premi Oscar).

"Divano - labbra di Mae West" © pinterest.com
“Divano – labbra di Mae West” © pinterest.com

Realizzò parecchie scenografie teatrali e anche oggetti d’arredamento (il Telefono aragosta) e mobili (Divano – labbra di Mae West), ma anche gioielli, attualmente esposti al Teatro-Museo di Dalì a Figueres, in Catalogna. A questa produzione artistica si può aggiungere quella architettonico-scultorea: costruì la sua casa di Port Ligat e il padiglione surrealista “Sogno di Venere” dell’Esposizione universale del 1939; ammaliato inoltre dallo stile di Alice Cooper, realizzò per lui un microfono che riproduceva le fattezze della Venere di Milo. Appose la sua firma anche nella moda, collaborando con Elsa Schiaparelli e Christian Dior.

Dalì e Amanda Lear © amandalearforever.blogspot.com
Dalì e Amanda Lear © amandalearforever.blogspot.com

Infine, l’amore. Due furono le donne che non solo riempirono il cuore di Salvador Dalì, ma anche la sua arte. Dapprima la celebre Gala, musa di una vita, la cui relazione destò grande scalpore anche in campo artistico. Con lei si sposò e rinnovò i voti, e la sua morte lo lasciò sconvolto e preda della consunzione.
Poi lei, Amanda Lear, che plasmò sull’immagine di diva che perdura ancora oggi. Si incontrarono nel 1965, e l’artista rimase affascinato dall’ambiguità della modella tanto indirizzarla al mondo della musica, consigliandole di alimentare le dicerie sul suo conto. Si ritiene addirittura che il nome d’arte della donna fosse basato su un gioco di parole francese, “L’amant Dalì”. Molti considerarono la Lear il Frankenstein di Dalì.

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CHIARA COZZI

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Chiara

Da sempre propensa a dare un'opinione su ogni cosa, l'unica strada percorribile era quella della critica cinematografica. Nel frattempo mi sono appassionata agli studi di genere e li ho applicati alle pellicole laureandomi in Teorie del Cinema. Nel tempo libero trangugio horror e variegati di musica.
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