Salvini: responsabilizzare le società di calcio

Dopo la morte di Daniele Belardinelli si riapre la questione violenza negli stadi. Ogni volta che ci “scappa” il morto si riaffronta questo fenomeno complesso ma, in calo da anni. A ricordarlo è Salvini, che ci tiene a ribadire i numeri, i feriti e gli episodi violenti sono in diminuzione costante. Un secco no del ministro al blocco delle trasferte e un apertura al ritorno dei “treni speciali” aboliti anni fa.

Daniele Belardinelli( Foto dal web)

In questo modo il Ministro sostiene di poter tenere sotto controllo i flussi dei tifosi che ogni domenica si recano in trasferta. Salvini avrebbe voluto la partecipazione dei responsabili delle curve, ciò non è stato possibile. Il Leader della Lega ci tiene comunque a ribadire il suo passato in curva, passato che gli ha permesso di poter avere dei pareri da riportare al tavolo dell‘Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni Sportive tenutosi ieri a Roma.

Salvini conosce il tema, e si vede, ne parla in alcuni casi dall’interno del mondo ultras, mondo da lui frequentato in gioventù. A differenza delle sue dichiarazioni sul mondo islamico (da lui poco frequentato e sul quale mostra estese lacune), questa volta il Ministro parla con cognizione di causa. Quando dice che il fenomeno della violenza correlata al calcio è in forte diminuzione dice il vero. Rende chiara la netta distinzione tra l’interno e l’esterno dello stadio, è infatti al di fuori degli stadi che avvengono la maggior parte dei tafferugli.

Scontri prima di Inter-Napoli del 26 Dicembre (Foto dal web)

Come nel caso degli incidenti del 26 Dicembre scorso a Milano, che hanno portato alla morte del tifoso del Varese. In alcuni casi gli “incontri” tra opposte tifoserie avvengono addirittura in autostrada, mentre i due gruppi si recano in luoghi diversi. Chiunque abbia frequentato gli stadi potrà confermare che rispetto agli anni ’90 oggi è più sicuro recarsi allo stadio, in casa come in trasferta. Questo grazie ad alcune misure entrate in vigore agli inizi degli anni 2000, In particolare dopo il 2007, anno della morte dell’ispettore Raciti, anche in questo caso servì il morto per fermare il calcio per due giornate.

Filippo Raciti, morto in seguito agli scontri avvenuti durante il derby Catania Palermo nel 2007 (Foto dal web)

Sempre nel 2007 morì il tifoso laziale Gabriele Sandri, in quel caso non venne sospesa la giornata di campionato. Questa differenza di trattamento portò ad un innalzamento del livello dello scontro tra Ultras e Stato.

Il Viminale rispose con delle norme durissime che contribuirono a dare un duro colpo ai violenti, ma anche alla bellezza delle curve. Oltre all’inasprimento delle pene e al biglietto nominale, vennero introdotte anche norme a dir poco singolari, come il divieto di introdurre megafoni o tamburi o la necessità di dover registrare ogni striscione in questura. Queste ultime norme non avevano nulla a che fare con il contrasto alla violenza, ed ebbero come effetto solo quello di rendere alcuni stadi meno colorati e suggestivi.

Gabrielle Sandri, morto in seguito ad un colpo di pistola esploso dall’agente della stradale Spaccarotella. (Foto dal web)

Salvini questo lo sa e propone u modello in cui vengano puniti i responsabili senza colpire l’intera “categoria” degli Ultras. Un modello che implichi u coinvolgimento delle società nella spesa per la sicurezza, tema molto caro al ministro. Per fare questo però occorre accelerare il processo per gli stadi di proprietà, argomento complesso e quindi trattato solo marginalmente da Salvini.

Solo alla fine arriva l’occhiolino al mondo ultras, lo scivolone del Ministro riguarda i famigerati treni speciali. Vagoni interamente riservati ai tifosi per le trasferte, il cui utilizzo è stato abolito anni fa a causa delle devastazioni continue ai danni dei treni. Per correttezza occorre riportare che Salvini vorrebbe consentire l’accesso a questi treni solo a chi fornisce una copia della fedina penale. E qui sembra di risentire la storia dei 500 mila rimpatri.

FEDERICO RAGO

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