Da quando Israele ha iniziato una guerra unilaterale contro Gaza, mettendo in atto quello che è a tutti gli effetti un genocidio, molti si sono chiesti per quale ragione il Paese non sia stato penalizzato in alcun modo. Per intenderci, proprio come successe nel 2022 quando la Russia ha iniziato gli attacchi su larga scala contro l’Ucraina. Da allora, Mosca è stata e continua ad essere pesantemente sanzionata. Quindi, la domanda sorge spontanea: perché Israele no? In questo scenario entra in gioco Pedro Sánchez, il primo ministro spagnolo, che ha avanzato l’intenzione di chiedere all’UE una rottura definitiva con Tel Aviv.

Sánchez chiede all’UE di sospendere l’Accordo di Associazione con Israele

Pedro Sánchez, durante un comizio del PSOE ha dichiarato: «Questo martedì il governo di Spagna porterà in Europa la proposta che l’Ue rompa la sua associazione con Israele». Tuttavia, il primo ministro ha voluto ribadire il legame amichevole tra Spagna e Israele, rimanendo però fermo contro le azioni del suo governo. Per questa ragione ha invitato anche gli altri Paesi europei ad aderire all’iniziativa. Una richiesta tutt’altro che improvvisa. Non molti giorni prima Sánchez aveva chiesto all’UE di sospendere l’Accordo di Associazione con Israele a seguito del più duro attacco israeliano contro il Libano avvenuto dall’inizio del conflitto.

A seguire, quella che è apparsa come una richiesta sospesa, si è poi concretizzata domenica durante il comizio. Ciononostante, anche se stiamo parlando di dichiarazioni o richieste rilasciate nell’arco di pochi giorni, la posizione di Madrid contro Tel Aviv si è inasprita già mesi fa. Sia Spagna che Irlanda, infatti, avevano chiesto una revisione urgente dell’accordo UE-Israele. Le ragioni alla base della richiesta sono proprio il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici che, seppur imprescindibili nelle relazioni, sono venuti meno.

La Spagna non è da sola, ma non sembra ci sia unanimità. Perché?

La Spagna, nella richiesta avanzata all’UE, non si trova da sola. Altri Paesi, quali: Belgio, Slovenia, Finlandia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Svezia si sono già mostrate favorevoli a iniziative analoghe. In contrapposizione Bulgaria, Croazia, Cipro, Germania, Grecia, Ungheria, Italia e Lituania si sono invece espresse contro. A cos’è dovuta quest’assenza di unanimità? La ragione preminente è che l’Unione europea è il principale partner commerciale di Israele, con cifre che raggiungono i 45 miliardi di euro l’anno. Pertanto, qualora venisse meno questo rapporto, le ripercussioni colpirebbero non solo l’aspetto politico, ma anche quello economico. Per accentuare la volontà di proseguire l’Accordo con Israele, alcuni Paesi hanno ribadito che la violazione dei diritti umani non precluderebbe a priori il rapporto che intercorre con Israele.

Stefania Cirillo