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Scalfaro: “È una donna disonesta!”

20 luglio, ora di pranzo. Fa caldo nel ristorante “Da Chiarina“. Una donna si toglie il bolerino dalle spalle, ma è il 1950 e nel locale è seduto Oscar Luigi Scalfaro: “È uno schifo! È una donna disonesta!”.

Edith Mingoni Toussan - Photo Credits: web
Edith Mingoni Toussan – Photo Credits: web

Quel giorno d’estate: il “caso prendisole”

Gli attori della vicenda sono Oscar Luigi Scalfaro, futuro Presidente della Repubblica e Edith Mingoni Toussan. Chi era?
Quel giorno d’estate Edith venne definita “una bestia“.

Ma cerchiamo di capire cosa è successo quel 20 luglio del 1950.

In un ristorante romano, chiamato “Da Chiarina”, due gruppi di commensali stava pranzando.
Edith Mingoni Toussan, seduta al tavolo con dei suoi amici, decise si togliersi il bolerino a fiori che aveva sulle spalle.
Faceva caldo, era piena estate dopotutto.

Un’offesa alla decenza

Dall’altro tavolo si alzò l’onorevole Scalfaro.
Le spalle nude di Edith erano un’offesa al comune senso del pudore e l’onorevole non poteva permettere quello scandalo. Apostrofò allora la donna con queste parole:

«È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo, è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!»

Scalfaro era al tavolo con gli onorevoli Umberto Sampietro e Vittoria Titomanlio. Le parole di Titomanlio si sono perse nei verbali, mentre quelle di Sampietro sono durissime: “Lei è una bestia vestita così!”.

Insulti e minacce che hanno alla base un periodo di pesanti critiche.
Erano infatti gli anni della guerra al bikini portata avanti dal ministro Scelba. La battaglia per il pudore si combatteva sulle spiagge, dove poliziotti con metro alla mano misuravano l’altezza del costume.

Oscar Luigi Scalfaro - Photo Credits: web
Oscar Luigi Scalfaro – Photo Credits: web

Dalla querela al parlamento

Edith non si lasciò intimorire e sporse querela. Ma neanche Scalfaro depose l’ascia di guerra e portò la questione in Parlamento.

Titomanlio fece un passo indietro e si dichiarò estranea agli insulti. Scalfaro, al contrario, prese parola e definì Edith una “donna che non è più privata“.

L’offesa uscì dall’aula e si tramutò in un duello. Un vero e proprio duello per l’onore di Edith.
A sfidare Scalfaro fu il padre di Edith, Colonnello dell’Aviazione e Grande Ufficiale. Un uomo all’antica nei modi, ma forse Scalfaro era all’antica nel pensiero.

Il duello mediatico

Edith non era certo la principessa da salvare, era un’orgogliosa militante del MSI (Movimento Sociale Italiano) e a sua volta sfidò a duello Scalfaro.

Scoppia lo scandalo mediatico: Scalfaro non intende partecipare al duello.

Ai giornali viene servita una storia succosa. Si arrivò a dire che Scalfaro avesse dato uno schiaffo alla donna o che fosse stata Edith e prendere a sberle l’onorevole.

Una galleria dei giornali:

“È una gallina!”

Sull’Avanti!, quotidiano del Partito Socialista Italiano, si discusse in maniera accesa della vicenda: “È una gallina l’onorevole Scalfaro?”.

Antonio De Curtis, in arte Totò, scrisse: “Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello invitaLe dal padre della signora Toussan“.
La spiegazione di Scalfaro sul rifiuto furono i principi cristiani, ma Totò commenterà che è una motivazione “speciosa e non fondata: il sentimento Cristiano, prima di essere da Lei invocato, per sottrarsi ad un dovere […] avrebbe dovuto impedire, a Lei e a Suoi Amici di fare apprezzamenti in un pubblico locale sulla persona di una Signora rispettabilissima“.

Un (in)degna conclusione?

Il focus si spostò dalle spalle di Edith, letteralmente, sul “bacchettone” che non seppe assumersi le conseguenze del proprio comportamento.

Scalfaro infatti guadagna la fama di “rigido tutore dei costumi e della pubblica morale“, anche se nessuno lo aveva chiesto. Tanto che tra i suoi compagni di partito DC (Democrazia Cristiana) serpeggiavano ironia e battute.

Solo anni dopo Scalfaro ammetterà “d’essere andato oltre la giusta misura” in quella vicenda.

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