Scuola, gli italiani la bocciano: ecco perché

Il tema dell’istruzione è tornato al centro dell’agenda del nuovo governo. Secondo gli italiani i problemi della scuola stanno nella scarsità di fondi e nel distacco dal mondo del lavoro, e i dati lo confermano.

In molte regioni italiane gli studenti tornano a popolare le aule, ed il tema della scuola ha fatto il suo ingresso in quella di Montecitorio. Durante il suo discorso alla Camera, Giuseppe Conte ha ribadito l’importanza dell’istruzione per il nuovo esecutivo. Il Premier ha poi parlato della necessità di garantire il giusto compenso ai docenti.

A sostegno delle parole del Presidente del Consiglio sono arrivate le rilevazioni dell’OCSE. Il 68% degli insegnanti ha infatti dichiarato che l’aumento degli stipendi per i docenti rappresenta una questione di primaria importanza. In base alle stime di un sondaggio condotto da Demopolis gli italiani sembrano condividere questa priorità.

Il 60% pensa che l’istituzione scolastica sia peggiorata rispetto a 20 anni fa. Secondo gli intervistati, i problemi principali consistono nella mancanza di fondi e risorse (66%) e nel limitato collegamento con il mondo del lavoro (63%).

Il taglio ai fondi per gli insegnanti di sostegno e gli stipendi dei docenti italiani

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La scure dell’ultima legge di bilancio si è abbattuta sugli insegnanti di sostegno – Photo Credit: disabiliabili.net

La legge di bilancio 2019 ha abbassato la media della spesa italiana in istruzione in rapporto al PIL dal 3,6% del periodo 2014-2018 al 3,5%. Un’elaborazione del Corriere della Sera riportata sul sito edscuola.eu ha analizzato nel dettaglio i tagli all’istruzione contenuti nel documento.

Nel giro di tre anni gli investimenti in istruzione diminuiranno di circa 4 miliardi. In particolare gli interventi economici in istruzione primaria passeranno da 29,4 a 27,1 miliardi. Quelli in istruzione secondaria caleranno di circa un miliardo. Il calo è dovuto in gran parte al taglio dei fondi per gli insegnanti di sostegno (1 miliardo e 300 milioni circa).

Anche il precedente governo non ha quindi resistito alla tentazione di tagliare le risorse destinate al corpo docente.

Per quanto riguarda gli stipendi, gli insegnanti italiani sono tra i più poveri d’Europa. In base ai dati OCSE, lo stipendio di un docente italiano di scuola superiore nel pieno della sua carriera è minore del 16,50% rispetto a quello di un professore spagnolo. Il confronto con il salario di un docente tedesco è di gran lunga peggiore (-97,37%).

Scuola e lavoro: i tagli al Progetto Alternanza

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I tagli hanno colpito anche il progetto Alternanza scuola lavoro – Photo Credit: donboscoland.it

Le ultime linee guida sul progetto di Alternanza scuola lavoro hanno allargato ancora di più la distanza tra istituzione scolastica e mondo del lavoro. Le ore destinate al progetto sono passate da 400 a 150 negli istituti tecnici e da 200 a 90 nei licei. Il numero di ore potrà comunque essere incrementato da ogni istituto in base alle proprie esigenze.

Naturalmente per aumentare le ore dedicate ad Alternanza c’è bisogno di fondi. Le nuove linee guida hanno stabilito che quelli messi a disposizione dallo Stato passeranno da 100 a 42 milioni di euro all’anno. Per trovare risorse aggiuntive da dedicare al progetto, gli istituti potranno rivolgersi sia ai finanziamenti Pon che agli stanziamenti approvati dalle Regioni.

Quest’ultima nota è molto importante in vista dell’approvazione del disegno di legge sulle autonomie. Lombardia e Veneto chiedono il pieno controllo sull’istruzione regionale. Questo significherebbe anche controllare ogni aspetto della programmazione scolastica.

C’è il rischio che le regioni più ricche possano garantire una migliore formazione al lavoro per i propri studenti rispetto a quelle più povere.    

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