BRAVE

Di parità di genere, scuola e libri di testo (e a che serve una legge in merito)

Una legge a supporto della parità di genere nei libri di scuola: una piccola spinta normativa ad un approccio culturale che fa ancora un bel po’ fatica a cambiare

you can be whatever you want – photo credit 123RF – Olha Khorimarko

Mi è capitato – qualche tempo fa – di svuotare una vecchia libreria, a casa dei miei genitori in quella che era la mia stanza da bambina. Sui ripiani tanti e tanti libri, risalenti anche – ahimè, oramai! – e ere geologiche fa. Parliamo di quando ero alta poco più di un metro e andavo alle elementari. Ho sempre amato conservare tutti i libri, di ogni tipo, per riprenderli e sfogliarli poi ‘quando sarei stata grande’. E così ho fatto.

Riprendo in mano il sussidiario, il libro di grammatica italiana e quella inglese. Pagine colorate, allegre, per carità. Ma a soffermarmi sui vecchi esercizi e la mia scrittura tondeggiante, trovo testi ed esempi che oggi mi fanno un po’ di tristezza. Esercizi in cui devo abbinare i verbi ‘giusti’ per quello che fanno la mia mamma ed il mio papà: una stira, lava, cucina; l’altro legge il giornale, va a lavoro, guida la macchina. Analisi grammaticali su brevi storie in cui si parla di bimbe belle, di principesse da salvare. E poi, dall’altra parte, di eroi senza paura che uccidono draghi o di bambini che si rotolano nel fango. Gender mainstreaming, dov’eri negli anni ‘90?

Cosa è cambiato?

Quello che mi allarma maggiormente è che a distanza oramai di più di 20 anni, a riaprire un testo destinato a bambine e bambini della scuola primaria, ciò che ci si trova davanti è più o meno rimasto alle ‘mie’ di scuole elementari. Qualcuno mi dice: ‘vabbè, ma che problema sarà mai!’. E invece si, il problema sussiste nella misura in cui l’educazione è il primo presidio culturale a contrasto della disparità di genere. Il libro delle elementari che legge il bimbo al piano di sotto, la figlia del dentista, i gemellini della nostra migliore amica, sono un piccolo ma fondamentale tassello che va a comporre il più ampio puzzle della sovrastruttura culturale in cui le giovanissime generazioni crescono. E laddove la cultura deve essere ‘raddrizzata’, fortunatamente – a volte – arriva la norma.

La proposta di legge

Qualcuno in Parlamento si è accorto di questo dettaglio non di non poco conto, ed ha presentato una proposta di legge a contrasto delle discriminazioni di genere – come pure di tutte le altre forme di discriminazione – nei libri di testo scolastici.

La firma è di cinque parlamentari della maggioranza, uomini e donne, particolarmente sensibili ai temi dell’inclusione e dell’eliminazione delle disuguaglianze. Tutte e tutti ben consapevoli che piccoli e semplici esempi in un libro di testo possono alimentare le concretizzazione di alcune idee e condizionamenti per i più piccoli. L’intenzione di fondo è quella di istituire un osservatorio che possa creare delle linee guida da seguire e supportare le case editrici nel controllo ed eventuale revisione dei testi. C’è chi grida alla censura, al controllo della politica sui libri di testo. Assolutamente no. Si tratta di un processo corale, congiunto e misurato, finalizzato solo ad un giusto equilibrio nei testi che le bambine ed i bambini si troveranno di fronte nei loro pomeriggi di studio.

Il desiderio è quello di avere pagine piene di scienziate che scoprono, di astronauti sia uomini che donne che vagano per l’universo, di mamme e papà casalinghi che cucinano insieme – oppure uno lava i piatti! -, di dottoresse e di infermieri che curano, di principesse con i capelli corti che salvano loro stesse e poi magari pure il principe porpora – perchè l’azzurro c’ha un po’ stancato!

Insomma, e che si possa dire, tra le righe di un esercizio: ognuna ed ognuno di voi può diventare, tra vent’anni, ciò che più desidera.

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