Sebastian Vettel chiude l’ultima gara in Ferrari al termine del GP di Abu Dhabi. Contestato da molti, ma inizialmente amato da tutti, il quattro volte campione del mondo ha lasciato il segno a Maranello e nei cuori di tutti i tifosi per i suoi modi di fare e la sua grande umanità. Se dovessimo cercare una persona in cui sono instillati al meglio gli ideali e lo spirito dell’#essereFerrari, quella persona non potrebbe che essere Sebastian Vettel.
Sebastian Vettel e Ferrari, un sogno finito in incubo
29 novembre 2014. Questa data segna il primo giorno di scuola per Sebastian Vettel. In quella giornata, il quattro volte campione del mondo si accingeva a macinare i primi chilometri in tuta rossa. Il debutto avvenne sul circuito di casa, la Pista di Fiorano a bordo della Ferrari F2012.
Sebastian Vettel era la luce per ogni meccanico, ingegnere e tifoso della Ferrari. Quasi un punto d’appiglio, una speranza per far tornare in auge il marchio a secco di titoli dal lontano 2008. Tedesco, come Michael Schumacher, tutti hanno desiderato con il profondo del proprio cuore di rivivere – come una sorta di déjà-vu – gli anni gloriosi che solo un pilota tedesco ha saputo portare in Ferrari. E le premesse c’erano tutte.

Sebastian Vettel iniziò il 2015 portando una ventata d’aria fresca al team e ben 3 vittorie: Malesia, Ungheria e Singapore (in quest’ultima detiene il record assoluto di successi, ben 5 per lui). Quell’anno la Ferrari non era in grado di puntare al titolo costruttori, ma comunque Vettel era un trascinatore in grado di infondere positività a tutto il team grazie alla sua foga e passione, quasi come se il marchio Ferrari rappresentasse per lui un’ossessione. Le premesse per creare qualcosa di solido ed unico, quasi magico, c’erano tutte. Una nuova storia stava per nascere, forse meglio di quelle che possono essere narrate nelle favole più belle ma, purtroppo, questa non avrà un lieto fine.
Il 2016 non fu il migliore degli anni per il team e per Vettel, che concluse quella stagione con 7 podi ma a secco di vittorie. Fu però con ‘Gina’, la Ferrari SF 70-H da lui così battezzata, che nel 2017 Sebastian Vettel tornò a far sognare i fan della rossa. Subito prime due vittorie nelle prime tre gare di campionato ed il titolo però mancato, così come nel 2018 in cui chiuse in entrambe le stagioni al secondo posto in classifica piloti.

Durante il 2018 però, abbiamo assistito ad un mutamento del leone Ferrari. Sembra passato un secolo dalle vicende narrate pocanzi e, anche visivamente, Vettel non dimostra i suoi 33 anni. Lo sguardo corrucciato, il viso scavato e i capelli diradati sono segni di un pilota che da quel famoso Hockenheim 2018, ne ha patite tante, troppe senza più uscirne. Gli errori ci sono stati certo, sia da parte del pilota ed anche da parte del team. Ma, forse quell’anno gli errori furono maggiormente di Seb e meno della Ferrari. Da quella maledetta gara, Vettel non riuscì più a riprendersi e fino ad oggi ne porta i segni. Se fossi catastrofista, e non lo sono, potrei definirlo come un campanellino d’allarme che di lì a poco avrebbe sancito l’inizio della fine.
Charles Leclerc, odio e amore col predestinato
Fino al 2018 Sebastian Vettel ha dovuto guardarsi solo dal suo rivale storico Lewis Hamilton ma, alle porte di Maranello aveva bussato un giovane e promettente campioncino: Charles Leclerc. Fin dal primo GP in Australia, e subito dopo in Bahrain, il monegasco si è dimostrato ben più veloce e prestante del vecchio leone tedesco. Uno shock per Vettel: da una parte non aveva ancora metabolizzato l’annata 2018 – definita da molti quella in cui Seb avrebbe dovuto vincere il mondiale con la Ferrari – dall’altra doveva ricorrere ai ripari perché sapeva di non essere più il preferito “qui, a casa sua” e la sua posizione come primo pilota era minacciata.

Vittima di un fuoco incrociato, psicologicamente il tedesco non ha retto e lo dimostrano gli svariati errori compiuti nell’arco di tutto il 2019 che si sono conclusi con quell’enorme punto interrogativo che ci portiamo dietro ancora oggi, vale a dire Brasile 2019. Sicuramente è stato durante quell’episodio che avvenne effettivamente il divorzio (in maniera ufficiosa) tra Vettel e la Ferrari a favore di Charles Leclerc.
In molti diranno che tra i due non è mai corso del buon sangue, che il fatto di essere due piloti di puro talento non ha permesso loro di capirsi ed accettarsi ma io penso che, in fondo, i due si sono rispettati molto durante la convivenza in Ferrari. Lo testimoniano le parole di Leclerc, spese più volte in maniera positiva nei confronti del tedesco, che ha visto in lui un mentore da trarre il massimo dell’insegnamento. E il prossimo anno in vesti diverse? Chissà come andrà!

L’atto finale in Ferrari
Tramonta il sole sul deserto di Yas Marina. Ci siamo, il momento è arrivato. Quello di Abu Dhabi sarà il 120° ed ultimo GP in Ferrari per Sebastian Vettel, l’atto finale. Gli addii nel paddock durante l’ultimo giorno di scuola sono stati tanti: molti sofferti, alcuni più pesanti e sentiti di altri ma tutti i riflettori sono stati puntati, come giusto che sia, sul più grande fan della Ferrari: Sebastian Vettel.
La stagione per lui è iniziata male, come il peggiore degli incubi. Licenziato tramite una telefonata, neanche fosse l’ultimo degli zerbini, con un divorzio che forse aleggiava nell’aria ma, nonostante ciò, anche durante una stagione che inizialmente lo vedeva appiedato per il 2021, Sebastian Vettel ha dato sempre il massimo supporto al suo team.

Ad Abu Dhabi Vettel non ha chiuso in maniera brillante la sua gara, non è andato neanche a punti. Per lui un quattordicesimo posto, alle spalle del compagno di squadra come da prassi ormai nell’ultimo periodo. Ma l’ultimo GP con Ferrari per Sebastian Vettel è stato più intenso che mai. All’uscita dai box, prima della gara, i meccanici hanno creato una sorta di passerella o corridoio umano, per sfilare quello che era il loro alfiere, il loro trascinatore, arrivato ormai all’epilogo di una storia bellissima, conclusasi come un incubo.
A fine gara arriva la sorpresa per tutti quanti: un team radio in cui Vettel intona una versione personalizzata di “Azzurro”, di Adriano Celentano. Vettel ha sempre avuto quella dote canterina e passione per la musica italiana, che ci faceva capire quanto era realmente felice e sereno. In pace con se stesso. Mi piace pensare che quella pace smarrita durante Hockenheim 2018 sia stata ritrovata due anni e mezzo dopo ad Abu Dhabi durante il suo epilogo in rosso. Ma è ironico pensare che il prezzo da pagare per tornare ad essere felice fosse quello di separarsi dal proprio amore.
Sebastian Vettel è #essereFerrari
Cosa vuol dire essere Ferrari? Quell’hashtag lanciato qualche anno fa vuole esprimere il vero concetto e gli ideali che il vero tifoso Ferrari deve nutrire verso la storica casa modenese, fiore all’occhiello della cultura italiana. Concetto racchiuso in due semplici (all’apparenza) parole. Così semplici ma, a dire il vero non tutti riescono ad “essere Ferrari” nel vero senso della parola, soprattutto i tifosi. Essere fedeli ad un’ideologia, ad un simbolo, è molto difficile, in particolar modo nei momenti più tediosi.

Sebastian Vettel incarna però il vero spirito di quell’#essereFerrari, il pilota che è tifoso ancor prima di calarsi nell’abitacolo, una persona che si batterebbe a testa bassa per ciò in cui crede (la Ferrari ndr.) senza batter ciglio e senza penarci due volte. Il suo ideale di “essere Ferrari” Sebastian Vettel l’ha difeso e sostenuto più e più volte durante questi sei anni. La prova l’abbiamo avuta in quest’ultima stagione, in cui il tedesco di Heppenheim è rimasto fedele alla Ferrari nonostante quel bellissimo cavallino rampante gli abbia voltato le spalle, proprio nel momento più difficile della sua carriera, abbandonando e lasciando solo il migliore tra tutti i suoi tifosi.

Magari, seppur sotto vesti diverse, vedremo il tedesco vittorioso ancora una volta. Non escludiamo neanche il migliore degli epiloghi: un Sebastian Vettel che tornerà a vestire per l’ultima volta i colori della Rossa (magari all’ultima stagione della sua carriera) col compito di riscrivere il capitolo finale di una bellissima storia che manca di un lieto fine.
Beyond The Race: GP Abu Dhabi 2020 – Danke Seb
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Raffaello Caruso





