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Sessismo a San Valentino: una carrellata di pubblicità

Vi ricordate “A San Valentino mettila a 90°”, l’orribile pubblicità sessista comparsa qualche anno fa in Calabria? Si riferiva a una lavatrice ed era la campagna “promozionale” ideata da un negozio di elettrodomestici. In manifesto pubblicitario simile, lo stesso brillante copy, aveva un’altra trovata geniale “A San Valentino mettiglielo in mano”. Questa volta parlava di un aspirapolvere. 

E come dimenticare  “Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora. Secondo te cosa la farebbe felice?”. In pratica la donna vista come una creatura metà casalinga pigiamosa e metà amante dei gioielli. Braccialetti cheap, tra l’altro. Neanche i best friends diamanti di Marilyn Monroe. 

L’anno scorso un fiorista di Frosinone alzò la posta e decise di non accontentarsi di un claim sessista ma di sconfinare anche nel body shaming. 

«Se le volete magre, a San Valentino lasciate stare i cioccolatini»,tuonò su Instagram.

Tra un fiore colto e l’altro donato l’inesprimibile nulla, diceva Ungaretti. Chissà se aveva mai pensato che i fiori salvavano le donne dallo sfiorire della loro linea…

Ma il premio sessismo a San Valentino lo vince indubbiamente: “Perché sedurle quando puoi sedarle?”. Purtroppo non è la battuta di un b-movie anni ottanta, ma lo slogan di pessimo gusto di un locale della capitale. La frase è stata usata per promuovere l’evento di San Valentino e ha suscitato la reazione immediata da parte delle persone che si sono trovate a leggerla. Una frase che “ironizza” sugli stupri con un’immagine molto eloquente ad accompagnarla: quella di un ragazzo biondo che tiene con un braccio una ragazza che sta svenendo…La proprietaria del locale si è difesa dalle accuse precisando che era solo una battuta, che non voleva offendere nessuno. 

Ci immaginiamo quanto avranno avuto da ridere le ragazze circuite con la droga dello stupro. Grasse risate proprio. Altro che cioccolatini.

Quale exploit in termini di battute sessiste, esaltazione degli stereotipi e clichè ci toccherà quest’anno per il capitolo sessismo a San Valentino?

Il 14 febbraio è anche il Vagina day

Ma il 14 febbraio è anche il Vagina day di Eve Ensler, drammaturga statunitense, autrice nel 1996 dei Monologhi della vagina, opera teatrale (e libro) scritta per celebrare la vagina. Dal 1998 il significato dell’opera cambiò e, da celebrazione delle vagine e della femminilità, divenne la nascita di un movimento contro la violenza sulle donne. I monologhi della vagina furono la base di partenza del movimento V-Day, evento che si svolge da alcuni anni nel giorno di San Valentino. In tutto il mondo associazioni di donne organizzano dei flash mob e ballano per alcuni minuti. Lo slogan della giornata è: un miliardo di donne che subiscono violenza sono un’atrocità. Un miliardo di donne che danzano sono una rivoluzione.

Come festeggia una femminista il giorno degli innamorati?

E quindi noi femministe come ci poniamo nei confronti di questa festa? Niente cene, fiori, cioccolatini? Facciamo finta di niente negando l’esistenza del tubo Perugina come i terrapiattisti negavano il globo?

Ci ritroviamo su twitter a boicottare la retorica dell’amore a suon di cancelletti antagonisti?

Prendiamo esempio dal Giappone dove è una tradizione a ruoli invertiti? Nel paese del Sol Levante, è la donna infatti a regalare i cioccolatini all’uomo per la festa degli innamorati, anche se negli ultimi anni sta prendendo piede a furor di popolo, un terzo tipo di regalo: il gyaku choco, ossia il “cioccolato al contrario”. Dove è appunto è lui a fare il regalo a lei. Come succede nel resto del mondo. Niente. Neanche i giapponesi ci regalano il brivido di non essere sempre noi il destinatario del regalo contentino di san Valentino.

Ma perché dobbiamo essere noi l’oggetto del marketing legato a questa festa? Perchè dobbiamo essere quelle da stupire, da sorprendere, da portare fuori, da aiutare a svagarsi perché magari stressate o dimenticate per i restanti 364 giorni? 

Perchè se proprio dobbiamo trovare un giorno per celebrare l’amore non può essere l’occasione per celebrarlo in maniera paritetica, qualsiasi sia la nostra identità sessuale? 

Molti dicono che è una festa da abolire perché offensiva, perché il sessismo mai viene celebrato come a San Valentino e se invece fosse l’occasione per celebrare gli innamorati tutt* e i diversi modi di amare? 

E se fosse anche l’occasione per gli uomini di festeggiare il Vagina day e capire finalmente che la vulva e la vagina sono due cose differenti e spesso vengono confuse?

E se poi facessimo anche lo sforzo di pensare che non tutte le donne hanno una vagina? 

Troppe cose? Se dobbiamo essere stupite, almeno che lo si faccia con delle cose serie. 

Se ci volete stupire a San Valentino lasciate stare i cioccolatini ma anche il sessismo.

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@Milavagante

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