La mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen è stata respinta, previsto. Ma ora si vede finalmente quanta tensione attraversa l’Europa.
Il Parlamento Europeo ha bocciato la mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen. Un voto dall’esito scritto (servivano almeno 480 voti favorevoli su 719, non ce n’erano neanche lontanamente) ma dal peso politico pesantissimo. Perché, numeri alla mano, 175 europarlamentari hanno votato per mandare a casa la presidente della Commissione. E non sono solo “estremisti” o “putiniani”, come von der Leyen ha provato a liquidarli. Sono anche una parte di quella maggioranza europeista che l’ha tenuta a galla finora.
“Pfizergate”, sms spariti e accuse di opacità
A far scattare la mozione è stato il cosiddetto “Pfizergate”: la trattativa diretta tra von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla per acquistare quasi due miliardi di dosi di vaccino. Sms di mezzo, mai resi pubblici (“irreperibili”, ha detto la Commissione) ma che la Corte di Giustizia UE ora vuole vedere. Un caso imbarazzante, cavalcato dalle destre estreme per colpire la Commissione, ma non solo: per far saltare i fragili equilibri interni all’alleanza PPE, Socialisti e Renew Europe.
Maggioranza sotto stress, tra verdi annacquati e favori a destra
Il voto ha messo a nudo l’insofferenza di Socialisti e Renew, infastiditi da mesi di aperture di von der Leyen al Partito Popolare Europeo (PPE) (il suo partito) che non si fa problemi a flirtare con la destra radicale quando serve smontare norme ambientali o cambiare i relatori scomodi in Parlamento. Non a caso, molti eurodeputati di area progressista hanno preferito restare a casa o astenersi: un segnale chiaro che la luna di miele è finita.
Meloni e i Conservatori spaccati a metà: Von der Leyen resta, ma a che prezzo?
La mozione ha spaccato pure i Conservatori e Riformisti (ECR). Dentro ci sta Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, teoricamente alleata di von der Leyen in questo equilibrio di potere. Ma anche i partiti ultra nazionalisti romeni e polacchi, più ostili che mai. Risultato: Fratelli d’Italia si è sfilata in extremis, Forza Italia (PPE) ha votato contro, la Lega ha votato a favore. Segno che pure sul fronte sovranista le crepe non mancano.
Alla fine Ursula von der Leyen si salva e festeggia da Roma (non da Strasburgo) ringraziando sui social per la “vittoria” contro le forze che “provano a dividerci”. Ma la frattura è aperta: chi l’ha difesa ora vorrà garanzie, a partire dai Socialisti che hanno già incassato la promessa di non tagliare fondi sociali nel prossimo bilancio UE. Intanto, mentre la presidente si mostra dialogante con i moderati, il suo PPE continua a spalleggiare i Patrioti per smontare pezzi di Green Deal. E le tensioni (eccome se torneranno) nei prossimi mesi.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





