Netflix & Chill, binge watching. Due espressioni che, fino a poco tempo fa, ci avrebbero fatto sorridere al pensiero di trascorrere una serata comodamente sistemati sul divano a divorare la nuova serie aggiunta al catalogo, episodio dopo episodio. Come in tutte le cose, tuttavia, il troppo finisce per “stroppiare” e, nell’ultimo periodo, sta prendendo sempre più piede un approccio totalmente opposto a quello proposto dalla nota casa di produzione. Un’inversione di tendenza, che restituisce allo spettatore ritmi più lenti e a misura d’uomo, che prende il nome di Slow Tv.

La televisione lenta (in norvegese: sakte-TV), è un genere di copertura televisiva di un evento ordinario nella sua lunghezza completa. Il suo nome deriva sia dalla lunga durata della trasmissione, sia dal naturale ritmo rilassato dello svolgimento del programma. È stata resa popolare negli anni 2000 dalla Norwegian Broadcasting Corporation (NRK), a partire dalla trasmissione di un viaggio in treno di sette ore nel 2009, chiamata Bergensbanen – minutt for minutt.

Slow Tv: la straordinarietà dell’ordinario

Il successo della trasmissione ha spinto l’emittente a investire su questa tipologia di contenuti e, nel corso degli anni, ha prodotto una serie di prodotti sulla stessa linea di Bergensbanen – minutt for minutt. Tra questi c’è Hurtigruten – minutt for minutt, una diretta lunga centotrentaquattro ore che segue viaggio di una nave da crociera lungo la costa norvegese. Durante il weekend che era coinciso con la trasmissione, due milioni e mezzo di spettatori, circa la metà della popolazione del Paese, si erano sintonizzati sulla diretta.

A un primo approccio, può sembrare sorprendente che trasmissioni come queste abbiano successo. Le lunghe dirette della NRK non hanno una trama, dialoghi o sviluppi drammatici; non possiedono, insomma, nessuno degli elementi che normalmente rendono interessante uno show. Rune Moklebust, produttore della serie, ha però insistito sul valore di questo genere e ha spiegato che «la slow tv è molto diversa da come tutti, me incluso, hanno sempre pensato che la televisione dovesse essere fatta. La televisione è prodotta nello stesso modo ovunque e cambiano solo gli argomenti e i temi. Questo è un modo diverso di raccontare una storia, è molto strano: più diventa strano, più funziona».

Il critico televisivo norvegese Oystein David Johansen ritiene che le persone guardino le lunghissime dirette spinti ds un senso di morbosa curiosità, come quello di chi guarda una gara automobilistica, magari di Formula 1, aspettando e sperando che succeda qualcosa di straordinario, che sia un sorpasso o un incidente. Nel mentre, si gode il piacere dell’attesa e, tutto sommato, anche il piacere della noia, un sentimento quasi del tutto dimenticato nella società della performance e nell’era delle piattaforme digitali.

Federica Checchia

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