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Sofia Righetti, vacanze italiane: abilismo senza scuse

La tipica vacanza italiana: si rimane nel Bel Paese, costa meno, non c’è la fila all’aeroporto e poi, Signora mia con il Covid-19 è meglio non andare all’estero. E così inizia il giro turistico di Sofia Righetti, il tour d’Italia all’insegna dell’abilismo e dei modi garbati e paternalistici.

Facciamo un esempio:
Pago un biglietto, mi metto in fila, entro nel museo, nella mostra, nel giardino e mi godo la visita.
Pago un biglietto, mi metto in fila, ma non riesco a entrare nel museo, nella mostra, nel giardino. Torno a casa. Riprovo.
Pago un altro biglietto, mi metto in fila, alzo la voce, entro nel museo, nella mostra, nel giardino, ma metà o più del percorso non mi è permesso vederlo per via di barriere architettoniche non segnalate.
Dov’è la differenza? Secondo il dispiaciuto Giardino dei Tarocchi la differenza sta nel “portare con sé” un handicap.

Questo è l’iter al quale è stata costretta Sofia Righetti, attivista femminista intersezionale e campionessa paralimpica di Sci Alpino, durante il periodo di ferie dal suo lavoro.

Le diverse forme della discriminazione abilista: 2 esempi sulla pelle di Sofia Righetti

Facciamo allora una panoramica di quello che è successo a Sofia Righetti e al suo compagno, che chiamerò da adesso in poi “moroso” per rispondere al responsabile delle Brigante di Cala Violina, non per sminuirne il suo ruolo in questa vicenda.

Diario di bordo: il Giardino dei tarocchi

Ecco, partiamo dal primo giorno di vacanza che l’attivista Righetti decide di raccontare al suo pubblico. Non ci sono foto colorate della struttura e sorrisi da mostrare, sul suo profilo compare solo un post nero con la scritta: “Giardino dei tarocchi. VERGOGNA per le persone DISABILI”. Sono 26 minuti di frustrazione, ma soprattutto sono 26 minuti di un racconto che sembra prendere in giro tutte le persone disabili. Ho scritto “sembra”, ma è evidente il disinteresse dei responsabili nell’adeguare il parco tematico a tutt*.

Il primo giorno Righetti si presenta senza prenotazione e viene mandata via, torna il giorno dopo con un biglietto pagato (scoprirà in seguito che era previsto il biglietto gratuito per l’accompagnatore). Dopo venti minuti di attesa riesce a entrare nel parco, arriva nella piazza da dove iniziano i percorsi e fine del tour. Il resto delle sculture è impraticabile, ma nessuno ha avuto l’accortezza di segnalarlo.

Dopo la denuncia di Righetti, che vogliamo ricordare essere dott.essa in filosofia del diritto, il Giardino dei Tarocchi ha risposto cancellando e censurando chi aveva commentato su TripAdvisor la presenza di barriera architettoniche. Dopo giorni di silenzio e omertà, ecco arrivare le “scuse ufficiali”. Questa però è una vacanza senza scuse, come da titolo, quindi specifichiamo subito il genere di risposta che è stata data dai responsabili comunicazione del parco davanti a una simile critica.

Vediamo insieme cosa hanno scritto (il corsivo e il grassetto sono aggiunti da me):

Gentili visitatori,
la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi è molto dispiaciuta per tutte le difficoltà e gli inconvenienti riscontrati dalla Sig.ra Sofia Righetti nella sua visita al Giardino dei Tarocchi, ed è rimasta sorpresa del fatto che non abbia ricevuto un’assistenza adeguata dal personale addetto, di cui si rammarica.
In tutti questi anni di apertura al pubblico le lamentele riguardanti la disponibilità del personale ad assistere i visitatori sono state assolutamente rare e saltuarie.

Vero, non ci sono recensioni negative prima di quelle scatenate dal racconto di Righetti. Tranne due, che la stessa attivista cita nel lungo video del racconto. Due recensioni sono poche, ma a questo punto possiamo anche dire che le persone disabili che visitano il parco sono poche, visto che non ci sono strutture adeguate. Ma soprattutto viene il dubbio, dopo quello che è successo alle recensioni censurate, che anche in passato abbiano agito di conseguenza, eliminando le testimonianze. Ma questo è solo un mio personale dubbio.

Le scuse senza scuse:

Per ciò che attiene la scarsa visibilità e l’assenza di alcune informazioni sia sul sito web che sul posto, la Fondazione ha trovato giuste ed utili le richieste di Sofia Righetti e si attiverà senza ritardo a fornire una informazione specifica ed adeguata rivolta ai visitatori portatori di handicap. Infine, per quando riguarda gli interventi […] va tenuto presente che per persone affette da alcuni tipi di disabilità non potrebbero essere eliminati alcuni impedimenti all’accesso, e ciò per la morfologia scoscesa del terreno su cui sono realizzate le sculture […] a meno di non intervenire con strutture di complessa realizzazione e di un certo impatto, le quali inevitabilmente modificherebbero la conformazione e la struttura stessa del parco…

Esempio perfetto di scuse senza scuse, il “siamo molto dispiaciuti” che vale come il parmigiano sulla pasta al tonno. “Scuse”, tra le altre cose, supportate da parole superficiali e inadeguate come “portatore di hadicap” o “affetti da disabilità”. Il vero problema di questo messaggio social è il tentativo di salvare la propria immagine. Se avessero davvero compreso la discriminazione attuata ai danni di Sofia Righetti e le altre persone disabili che nel corso degli anni hanno tentato di visitare il giardino, non avrebbero messo like e cuoricini a tutti i commenti abilisti sotto al post.

Diario di bordo: Cala Violina

Dopo il Giardino dei Tarocchi arriva un’altra esperienza negativa che fa sentire fastidiosa, ingombrante, impegnativa, una persona disabile. Questo è il caso della spiaggia di Cala Violina, nel comune di Scarlino.

Sul sito, come fa notare Righetti, non ci sono informazioni sull’accessibilità, di nuovo. Per questo è costretta a chiamare, chiedere informazioni e farsi indirizzare in un ufficio dove le viene data un’autorizzazione a tempo limitato per la sua visita. Strumenti in spalla, Moroso si getta nell’impresa di fare giù e su per una salita ripida per trasportare tutto. Con questa premessa si può capire come alle 19, orario segnato sull’autorizzazione, non fossero precisamente sulla linea dell’arrivo, poiché ci vuole del tempo per rimettere tutto in macchina.

Mentre il resto delle persone rimangono in spiaggia, anche se sul sito è segnalato come orario di uscita le 18, Sofia Righetti e Moroso sono in attesa di uscire dal parco, ma la sbarra è chiusa a chiave. Il vero episodio di abilismo avviene in quel momento, quando un addetto al parco si avvicina e con toni sgarbati chiede di vedere il permesso. La spiegazione del ritardo non sembra scalfire il muro di abilismo, anzi. Si apre lo spazio per un commento: “Signora, la prossima volta eviti di venire”. “Ecco – dice Righetti in un video sull’accaduto – ecco il trattamento riservato ai turisti disabili“.

Le scuse e le non scuse a Sofia Righetti: impariamo dai migliori di noi

Il video in cui racconta la storia arriva al comune di Scarlino, grazie anche all’intercedere di Carlotta Vagnoli con la sindaca. Le scuse arrivano dal comune, dalla sindaca che mortificata promette che una cosa simile non sarebbe più accaduta. Inoltre, ed è questa la differenza tra un alleato e un indifferente: la sindaca ha chiesto un sopralluogo per rendere accessibile Cala Violina alle persone disabili. Giardino dei Tarocchi, leggi e impara.

Succede ancora qualcos’altro, un’email del responsabile di Cala Violina che usa toni paternalistici e giustifica il crimine d’odio abilista con un “è stato un incidente” e “l’addetto avrà avuto una brutta giornata”. Questa vicenda, come quella del Giardino dei Tarocchi dovrebbe farci aprire gli occhi su una questione: chi gestisce, amministra luoghi pubblici deve essere informato, preparato, aggiornato. Non può essere l’amico, il cugino, il fratello di secondo grado che non si sa dove mettere a lavorare a gestire strutture turistiche di questa importanza regionale. Non dovrebbe neanche essere una richiesta, dovrebbe essere lo standard.

È tempo di dire basta

Quello che è successo a Sofia Righetti in questi giorni di – se vogliamo chiamarli così – “sfortunata” vacanza, è solo l’apice di un sistema abilista che impedisce alle persone di poter visitare, ammirare e godere degli stessi luoghi frequentati da tutti.

Le lacrime di Sofia, tra rabbia e frustrazione, sottolineano con estrema forza, tipica del suo attiviamo, il livello di discriminazione del nostro Paese. Quante altre volte devi sentirti respint* prima di rinunciare? Non tutti hanno la forza o il privilegio di parlare a un vasto pubblico, di poter smuovere attivist* e comuni ed è per questo che la censura fa ancora più ribrezzo e le risposte risultano ancora più finte. Veri sono solo i like ai commenti abilisti, bisogna dirlo.

Potremmo, anzi dovremmo (e lo scrivo rivolgendomi a tutti i giornali d’Italia) fare una raccolta dei crimini d’odio e delle violenze abiliste che vengono perpetrate nel nostro Paese. La disabilità è, ancora oggi e non stupisce più nessuno, messa in disparte. Non del tutto odiati, non del tutto amati, le persone disabili si trattano come soprammobili quando si incontrano per strada, con tanto di carezzina togli polvere dalla guancia (con “A Disabilandia si trombaMarina Cuollo ha risvegliato tutta una serie di immagini provocatorie in merito); o come esempi per insulti quando sbattiamo il mignolino contro un mobile.

Mai che si prenda in considerazione la discriminazione e il crimine d’odio. Mai che si parli delle persone disabili come persone e non come disabili. È tempo di dire basta e alzare la voce e le lacrime per pretendere un cambiamento, una nuova base di civiltà dalla quale ripartire.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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