L’arrivo dell’estate è per molti un momento entusiasmante. È anche vero che la crisi climatica potrebbe modificare radicalmente questa preferenza, tra temperature estreme e giornate fisicamente insostenibili. Un altro fattore, però, potrebbe far storcere il naso agli amanti della spiaggia e, in particolar modo, del mare. Con l’aumento delle temperature dell’acqua, infatti, il rischio di entrare in contatto con un animale tutt’altro che innocuo è superiore. Nascosto in maniera magistrale tra la sabbia potremmo trovare il Trachinus draco comunemente chiamato pesce ragno o tracina —, uno degli animali marini più velenosi d’Europa.

Perché il pesce ragno è così subdolo?

A differenza di altre creature, per poter entrare in contatto con il pesce ragno non è necessario esplorare i fondali. È sufficiente passeggiare sulla spiaggia dove l’acqua è particolarmente bassa. Questo pesce, infatti, ha l’abitudine di interrarsi nella sabbia o nel fango lasciando scoperti solo gli occhi e parte delle pinne dorsali. Riesce, così, a diventare pressoché invisibile a occhio nudo e conseguentemente facile da calpestare. Il pesce ragno, quindi, quando si sente minacciato solleva gli aculei velenosi e la puntura è praticamente assicurata. Quasi ogni anno l’argomento torna a galla portando con sé un numero notevole di malcapitati. L’obiettivo non è generare allarmismo, ma individuare quali sono le risposte da adottare qualora venissimo punti.

Cosa fare in caso di puntura

Innanzitutto è praticamente impossibile non accorgersi della puntura. Positivo perché la risposta può essere immediata, meno gradevole invece per il dolore intenso e improvviso causato dal veleno. Oltre al dolore, potrebbe verificarsi nausea, febbre, difficoltà respiratoria e alterazioni della circolazione. Da non trascurare anche gonfiore, arrossamento, dolore articolare e aritmie cardiache. Nei casi peggiori può avvenire una reazione allergica fino allo shock anafilattico. Nell’ultimo scenario l’intervento medico deve essere immediato. Tuttavia, una risposta rapida è suggerita dagli esperti anche in caso di sintomi meno pericolosi. La prima mossa è verificare se qualche frammento di spina è rimasta nella pelle. Se così dovesse essere è necessario rimuovere con attenzione i residui e disinfettare accuratamente la zona.

Il passo successivo è immergere la ferita in acqua molto calda — ma sopportabile, meglio non aggiungere un’ustione al veleno — per circa 30-90 minuti. In assenza di acqua calda è possibile utilizzare altre fonti di calore, sempre a distanza di sicurezza, come ad esempio l’asciugacapelli. Questa procedura consente di rendere inattiva una parte delle proteine presenti nel veleno. Indipendentemente dall’aspetto o dal dolore avvertito è ugualmente raccomandato rivolgersi a un medico o a un pronto soccorso.

Di solito prevenire è meglio che curare (come in questo caso)

Conoscere la procedura da adottare in caso di puntura è sicuramente un ottimo strumento a nostro favore. Tuttavia, seguire determinati accorgimenti per evitare di incorrere nel veleno del pesce ragno non sarebbe meglio? Ecco, proprio per questa ragione gli esperti consigliano di indossare le scarpe da mare. Antiestetiche? Forse, ma possiamo considerarla l’ultima delle preoccupazioni. Il mare è meraviglioso, ma ricco di insidie, come il pesce palla e il pesce pietra. Nell’acqua siamo solo ospiti, è bene ricordarlo. Evitare di toccare delle creature marine, per quanto adorabili possano sembrare, è la soluzione migliore. Poi, se aggiungiamo gli accorgimenti e le procedure suggerite poco prima abbiamo la possibilità di goderci l’estate con la serenità dovuta.

Stefania Cirillo