Se si volesse cercare la definizione del termine “sologamia” sul dizionario Treccani, non la si troverebbe. La parola sconosciuta indica la pratica di sposare sé stessi. Una pratica molto nota e diffusa in Giappone, ma non ancora in Italia. Tanto che lo stesso vocabolario non ne riporta la definizione.
Sologamia: sposare sé stessi è ora possibile

Quando si parla di sologamia, si intende la pratica di sposare sé stessi. Innovativo, direte? Nella nostra penisola sicuramente, ma non in altre parti del mondo. Da almeno tre decenni questa “moda” risulta ormai normalizzata in Giappone. In questi posti, infatti, esistono delle vere e proprie agenzie che offrono un servizio di supporto e guida a chi sceglie di sposare sé stesso.
Con l’andare avanti del tempo però la pratica si è sempre più diffusa, arrivando anche nei Paesi anglosassoni e in India. E’ il caso di Kshama Bindu che l’8 giugno 2023 ha sposato sé stessa, mettendo su una vera e propria cerimonia con riti tipicamente svolti da coppie. Mehendi, ovvero la pratica di avere decorazioni in henné su mani e piedi, handi, un tipo di pasta che si usa applicare sulla pelle degli sposi. Insomma, non mancava proprio nulla. Tranne un partner.
Sposare sé stessi in Italia
Per quanto la pratica di auto-sposarsi sia ancora ben lontana dalla lista degli usi ritenuti “normali” in Italia, non si esclude l’esistenza di un nostro concittadino che abbia deciso di portare questa novità nella nostra penisola. Alessandra Rizzi ne è l’esempio lampante. In un’intervista a “Italia che cambia” Alessandra racconta di aver sentito un ‘esigenza particolare dopo 15 anni dalla morte del suo compagno.
Parlando con Lucia (sua amica e poi sua celebrante), ha tirato fuori il bisogno di tornare nella sua terra di origine per organizzare un rito del commiato in onore del suo compagno scomparso. Attraverso un lungo percorso di crescita spirituale e grazie all’aiuto della sua amica, ha capito di voler unire a questo memoriale il “suo” matrimonio. E così è stato. Alla cerimonia ha partecipato solo Alessandra, Lucia e una loro collega. Il rito -racconta- non ha delle fasi predefinite da rispettare. Lei non ha indossato un nuovo anello, ma ha scelto di cambiare la posizione di quello che le regalò il suo compagno.
Giulia Celeste
Seguici su Google News





