Cinema

“Source Code”: black mirror è leggenda

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Nel 2011 il regista del cult indipendente Moon, figlio di David Bowie Duncan Jones, dirige al cinema Source Code. Chiaccherata trama nell’industria Hollywoodiana!
Una storia decisamente stramba che anticipava, anche se per poco, il genere lanciato su Netflix dall’antologica Black Mirror e poi il film tratto dal filone dei libri game e video: Black Mirror Bandersnatch. Source Code ha una sceneggiatura originale nata dal talento di Ben Ripley. Indovinate un po’ chi non poteva essere nel cast come protagonista? vi dice qualcosa Donnie Darko?

Source Code: l’alba di una nuova fantascienza

Siamo su un treno in direzione per Chicago, completamente spiattellati sul vetro del vagone, la luce ci abbaia letteralmente e che bell’orologio al nostro polso. Solleviamo le palpebre ed improvvisamente davanti a noi una sconosciuta ci sorride meravigliata, continuando il suo monologo. Va bene, ok, forse stiamo sognando, o forse no. Forse è uno scherzo ma, ops! nel riflesso del treno scorgiamo un volto a noi poco familiare.
Chi siamo e da dove veniamo, perchè siamo li? Questo è quello che sostanzialmente succede a Source Code ed in particolare al caro bello impavido folle Jake Gyllenhall.
Jake è Colter Stevens, ex militare morto durante una guerra in Afghanistan. Colter ha assunto nel frattempo senza la sua volontà, una nuova identità e il motivo si fa ancora più complesso: riuscire a sventare un pazzo criminale che farà scoppiare una bomba su quel treno, uccidendo tutti i passeggeri, nessuno escluso.

Benvenuti a Source Code

Dunque Colter Stevens è in realtà un ex militare, è convinto di essere in missione ma qualcuno, il capitano Goodwin (Vera Farmiga) gli ricorda che è in missione per Source Code da ben due mesi. Insomma di cosa stiamo parlando? questa è la domanda che paralizza il protagonista e i suoi spettatori. Che cos’è source code? un programma di meccanica quantistica,un sistema informatico che permette a Colter di rivivere i ricordi di un passeggero biologicamente simile a lui. Attraverso i ricordi dell’insegnante di storia Sean Fentress, Colter ha modo di viaggiare apparentemente nel tempo e rivivere all’infinito otto minuti prima della strage per evitare l’inesorabile attentato. Cosa succederebbe però se si riuscisse effettivamente ad evitare l’incidente cambiando le sorti dei passeggeri? da qui il trip mentale è assicurato!

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Jake Gyllenhaall e Michelle Monaghan in una scena del film-photo credits: web

Perchè Duncan Johnes è un genio visionario

Source Code è una storia a dir poco ricca di domande e dubbi e soprattutto di stravolgimenti della trama piuttosto originali e non controllabili da un modesto ragionamento umano. Pensandoci bene la sensazione che ci assale cavalcando insieme al nostro impavido Jake quel vagone per Chicago, è come si fosse sentito lo stesso Sam Rockwell lunga il viaggio alla scoperta di se stesso (o forse dovremmo dire, dei tanti se) nella pellicola cult Moon. Duncan adora da sempre il thriller fantascientifico, è un fan accanito di Philip Dick e Ballard ed ama serie come X-files e Star Trek.
I suoi personaggi sono in balia del tempo, di un futuro tutto da scrivere e le loro azioni condizionano qualsiasi scelta presa. Inutile non pensare a strette analogie che da tempo sconvolgono i fan della serie antologica ideata da Charlie Brooker, Black Mirror.

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il regista Duncan Johnson sul set – photo credits: web

Source code potrebbe essere un episodio di Black Mirror?

Forse si e forse anche no. Duncan ha dimostrato più volte di essere predestinato al genere e soprattutto di aver cavalcato una moda in fatto di generi cinefili sempre ben apprezzati. Nella serie targata Netflix, i protagonisti, diversi in ogni episodio, vivono i problemi odierni ma in un futuro approssimativo. I personaggi di Black Mirror sono costantemente alle prese con la tecnologia che ha finito per rivoluzionare il modo di vivere e percepire la società in ogni campo persino in quello economico e culturale oltre che politico. Black Mirror segue tuttavia un nodo, un filo di lana rosso che piano piano viene srotolato dallo spettatore.

Lo spettatore è una sorta di gattino impaurito ma combattuto da una curiosità che finisce per divorarlo e logorarlo. Il risultato è una realtà paradossale che fatichiamo a ritenere come possibile impulsivamente parlando. Una realtà che avrebbe però tutte le carte in tavola per essere quello che Brooker mette in scena. Black Mirror Bandersnatch ha infine destabilizzato completamente i fan della serie, messi alle strette dalle loro stesse impulsività.

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Bryce Dallas Howard nella locandina dell’episodio della serie antologica Black Mirror, intitolato “Caduta Libera”- photo credits: web

Cosa sarebbe successo al caro insegnante di storia quel giorno in treno senza l’aiuto dell’ex militare Colter? e che ne sarebbe stato della giovane amica Cristina?
Potremmo porci molte domande di questo tipo in pellicole analoghe che hanno fatto la storia del genere. Pensiamo a Donnie Darko ucciso dalla caduta di un elica nella sua stanza, che riesce a sventare la sua morte viaggiando in un tempo parallelo. Per non parlare del giovane Ashton Kutcher nei panni di Evan in The Butterfly Effect (Eric Bress e J. M. Gruber, 2004). Persino Matrix, colossal diretto dai fratelli Wachowsky nel 1999, che ha segnato la carriera di Keanu Reeves nei panni di Neo, stravolgeva completamente la nostra idea di tempo e spazio filmico e reale.

«Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.»

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Silvia Pompi

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