Musica

“Sparare a vista” è fuori: intervista a Gaetano Nicosia

Il 16 settembre è uscito “Sparare a vista“, secondo album firmato Gaetano Nicosia e prodotto dall’etichetta discografica FF Recordings. Parliamo di un disco dall’essenza graffiante e corposa di cui è impossibile ignorare la natura politica, caratterizzata e fortificata da un linguaggio diretto che non si nasconde dietro a tanti giri di parole e racconta, adottando un tono punk, la storia di Lydia Franceschi, staffetta partigiana, preside e insegnante, ma soprattutto, madre di Roberto Franceschi.

La storia di Roberto Franceschi

È la sera del 23 gennaio 1973, numerosi gruppi della sinistra extraparlamentare hanno indotto uno sciopero nazionale studentesco e, presso l’Università Bocconi di Milano, si sta per tenere un’assemblea del Movimento Studentesco. Riunioni come quella, organizzata all’interno dell’ateneo universitario, si sono sempre tenute e sono sempre state aperte a chiunque voglia prendervi parte, ma non quella volta. Infatti, il Rettore dell’epoca, Giordano Dell’Amore stabilisce che, da quel momento in poi, l’accesso è consentito unicamente agli studenti iscritti, mostrando il libretto universitario. Per assicurarsi che la disposizione data venga rispettata, fa circondare la Bocconi da un centinaio di agenti di polizia. All’arrivare dei giovani, molti tra loro, universitari o meno, vengono allontanati: è questa la scintilla che scatena uno scontro tra il corpo studentesco e i militari. Durante la contestazione, i poliziotti sparano alcuni colpi d’arma di fuoco ad altezza uomo, un ragazzo di soli ventuno anni è colpito alla testa e cade a terra: si tratta di Roberto Franceschi, studente di economia e figlio di Lydia Franceschi. Il giovane muore il 30 gennaio, dopo aver trascorso una settimana in coma.

Tre storie per la genesi di “Sparare a vista”

Così finisce una storia e ne comincia un’altra, quella della già citata Lydia Franceschi, che viene raccontata nel libro “Perché non sono nata coniglio” a opera del collettivo N23. Raccontare questa donna non è semplicemente ricordare le gesta di una Mamma Coraggio, bensì, è impedire che ventitré anni di lotta spesi affinché venissero ricostruiti i fatti accaduti quella dannata notte e il riconoscimento da parte dello Stato della responsabilità totale della vicenda senza identificarne i colpevoli, di finire nell’oblio. Eppure, nonostante tutto, il lascito più importante e profondo è l’insegnamento che si eredita da Lydia, ovvero che, anche quando si è perso tutto quello che di più prezioso si possa avere e il buio della sofferenza sembra prendere il sopravvento, è possibile salvarsi attraverso la forza delle proprie idee che spingono ad andare avanti, portando a disinnescare quelle logiche di potere e vedere la realtà che ci circonda, arrivando infine a costruire un futuro quanto più accogliente possibile. Scenografia di questa storia è uno squarcio drammatico del ‘900 italiano, i cosiddetti “anni di piombo“, un momento storico spietato e animoso rappresentato alla perfezione da Gaetano Nicosia all’interno di “Sparare a vista“, che per nascere ha bisogno di tre storie.

Gaetano Nicosia, l’ultima storia di “Sparare a vista”

Quella di Gaetano Nicosia è l’ultima storia che costituisce il trittico che porta alla nascita di “Sparare a vista“.

Gaetano Nicosia

Nicosia nasce a Milano, il 3 settembre 1969 ed è un avvocato che, per oltre vent’anni, è stato coinvolto attivamente in vicende giudiziarie che combattevano le mafie, ma la sua vita da musicista comincia quando, poco più che ventenne, approccia in maniera piuttosto grezza all’apprendimento delle skills basilari della chitarra. Nel 2020, viene pubblicato il suo primo disco “Senza Storia“, e, a giugno 2021, incontra per la prima volta Flavio Ferri, il quale, ascolta i nuovi brani a cui Gaetano stava lavorando e se ne innamora decidendo di produrli. A febbraio 2022, si completa a Barcellona, negli studi dello stesso Ferri, la registrazione di “Sparare a vista“, iniziata nel novembre 2021 presso lo studio musicale degli Üstmamò, il cui batterista, Simone Filippi ha collaborato con lo stesso Gaetano.

Sparare a vista” è un concept album, partorito dalla creatività di Nicosia ispirata dalla lettura del libro pubblicato dal gruppo N23, che si dedica a raccontare, principalmente, la storia di Lydia Franceschi e al tempo stesso, quella di Roberto che vi è indissolubilmente legata. Lo fa riportando alla ribalta la subcultura punk tipica degli anni ’70, ribellandosi a quei dogmi sociali incasellanti e concentrandosi a compiere la narrazione di un cambiamento vero e sentito che nasce dal passato, dal bisogno di glorificare la memoria e far propri fatti di cronaca. Grazie all’aiuto preziosissimo del produttore, Gaetano si è impegnato a costruire un sound, costituito da chitarre aspre ed essenziali, rispecchiante i contenuti, il clima e le atmosfere riportate nella biografia di Lydia, rispettando il fine ultimo del disco e traducendolo in 9 tracce:

1. Ma io non sono Stato

2. Anime perdute

3. Molto semplice

4. Odessa

5. Sparare a vista

6. Uomo nero

7. Bocca a bocca

8. Urla e ricordi

9. Caro papà

La tracklist di “Sparare a vista” risulta essere come un caleidoscopio: la storia da raccontare è una ma può e deve essere narrata seguendo vari aspetti della vicenda, esplorando molteplici sentimenti e retroscena che la sviscerano, creando nella mente dell’ascoltatore più immagini e più momenti costituenti della stessa questione, conoscendola così a pieno, totalmente.

L’intervista a Gaetano Nicosia

Ho avuto modo, nei giorni trascorsi, di parlare direttamente con Gaetano intervistandolo e facendomi raccontare da lui qualche dettaglio in più a proposito del suo personaggio e della sua ultima uscita.

“Come succede che un avvocato diventa un cantautore?”

“Dovremmo chiederlo a Paolo Conte: io sono punk, non cantautore. Battute a parte, in realtà ho iniziato a suonare prima di diventare avvocato, quindi forse mi dovrei chiedere che cosa cavolo può portare un musicista a fare l’avvocato. Da qualsiasi parte la si voglia prendere, penso semplicemente sia una necessità, un’urgenza che ci si porta dentro. Senza questo bisogno imprescindibile, non sarebbe possibile passare giornate intere a incidere, provare, riprovare, sperimentare, cancellare tutto e ripartire da zero.”

“Cosa hanno in comune la tua vita vissuta tra tribunali e arringhe, e la tua vita vissuta tra chitarre e storie da cantare?”

“Sono un avvocato atipico. Non frequento il tribunale, non faccio arringhe, sono un avvocato negoziatore, collaborativo e maieutico. Lavoro molto ascoltando le persone, le loro storie, e cercando di supportarle, di aiutarle ad attivare le loro risorse per metterle nelle condizioni di continuare a scrivere e raccontare la loro storia, che sembra essersi inceppata. Un po’ la stessa cosa che si fa con la musica, si ascolta, si raccolgono storie, si dà loro una forma nella speranza che aiutino poi chi le ascolta.”

“In “Sparare a vista” hai deciso di seguire il modello del concept album, già adoperato per il tuo primo disco, questa volta raccontando la storia di Lydia Franceschi. Come già raccontato, Lydia è una di quelle donne che non ha mai smesso di combattere per ottenere giustizia, una vittima dello Stato. Di storie analoghe e simile ce ne sono molte, perché tra tutte hai scelto di raccontare proprio questa?”

“La lettura del libro “Perché non sono nata coniglio” è stata determinante, ma ancor di più lo è stata la natura obliqua della storia di Lydia. Obliqua rispetto alla storia, alla narrazione conosciuta. In molti conoscevano la storia di Roberto Franceschi, molti meno quella di Lydia di cui la tragedia di Roberto rappresenta una parte, drammatica e determinante, ma pur sempre uno o più capitoli del libro scritto da Lydia in ogni giorno della sua vita. Non ho avuto il piacere di conoscerla, purtroppo, ma durante tutta la stesura dell’album ho sempre lavorato con la sicurezza di star raccontando la storia di una persona unica, per forza e calma.”

“Credi che sia importante e necessario che i più giovani ascoltino questo tuo ultimo album? Cosa vorresti che venisse loro trasmesso?”

“Credo che sia fondamentale che chiunque, non solo i giovani, sia cacciatore di storie, sempre. Bisogna essere pronti ad ascoltare, a raccogliere fra le pieghe, a non fermarsi al primo impatto, perché dietro l’angolo c’è sempre qualcosa di inaspettato. E, per arrivarci, è necessario costruire relazioni di valore. Tornando all’album, mi piacerebbe che portasse chiunque lo ascolti ad approfondire la storia che ho messo in musica per ricostruire la sua versione, il suo modo di stare in quel racconto.”

Sparare a vista” è un condensato di emozioni, ogni traccia si fa portatrice di un valore. Qual è il brano, e l’emozione, a cui sei più legato e perché?”

“Ovviamente sono legato a ogni singola parte di ciascun brano. Quello che mi esplode in testa è “Ma io non sono Stato” che, per me, è il pezzo della rabbia, il brano che dice le cose come stanno, che smaschera ogni tentativo di manipolazione, di alterazione della realtà a favore dei potenti, nel tentativo di restituire voce a chi dal potere è stato spazzato via.”

“Il sound del tuo album riporta in auge la subcultura punk degli anni ’70, perché hai fatto proprio questa scelta?”

“Negli anni ’70 mi affacciavo alla finestra del balcone dove abitavamo e, quasi ogni sabato mattina, vedevo la guerriglia urbana fra polizia e manifestanti. Cariche devastanti, manganelli, gas lacrimogeni, vetture date alle fiamme, vetri spaccati, saracinesche dei negozi abbassate, ragazzi che scappavano per sottrarsi alla violenza. Sotto casa mia hanno ucciso Giannino Zibecchi: una camionetta della polizia ha caricato la folla e lo ha travolto. Io prendo la chitarra ed escono quei suoni, non so perché a 7 anni dal balcone non vedevo il mare ma il male, la violenza, ascoltavo le urla e i rumori della battaglia, o se perché quei suoni me li porto dentro a prescindere. Non penso sia una scelta, piuttosto un modo.”

Il disco è acquistabile presso lo store di VRec e vi attende su ogni piattaforma di musica streaming.

Articolo di Valentina Galante

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