Mauritius dichiara lo stato di emergenza ambientale

L’incubo nell’Oceano Indiano è cominciato due settimane fa, in sordina, quando il cargo MV Wakashio, battente bandiera panamense ma di proprietà di un armatore giapponese, si era incagliato sugli scogli della costa sud-orientale dell’isola situata 550 chilometri ad est del Madagascar. I 20 componenti dell’equipaggio erano stati tratti in salvo senza grandi problemi, ma giovedì scorso il governo di Mauritius aveva annunciato una falla dalla nave, con la fuoriuscita di combustibile.

La nave-cisterna da 101mila tonnellate di stazza varata nel 2007 trasportava 200 tonnellate di diesel e aveva a bordo altre 3.800 tonnellate di carburante per uso proprio, secondo quanto hanno riferito i media locali. Ad essere colpita è la costa di Pointe d’Esny, zona protetta dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide: è vicino all’aeroporto di Mauritius ma soprattutto al parco marino di Blue Bay, altro ecosistema a rischio. Riprese aeree mostrano un’enorme chiazza marrone tra acque turchesi e spiagge e mangrovie già intaccate.

Con una decisione senza precedenti, uno «stato di emergenza ambientale» è stato dichiarato nelle ultime ore dal premier mauriziano Pravind Jugnauth il quale ha confermato che la marea nera rappresenta «un rischio per Mauritius. La fuoriuscita di petrolio sulla barriera corallina vicino a Pointe d’Esny “è probabilmente una delle più terribili crisi ecologiche mai viste nel piccolo Paese insulare”, ha detto Greenpeace Africa in una dichiarazione venerdì. “Il 5 agosto, i residenti avevano già avvertito che la nave stava affondando”. Secondo il Ministero dell’Ambiente, la cisterniera era in viaggio per il Brasile dalla Cina e aveva 3.894 tonnellate di olio combustibile a basso tenore di zolfo, 207 tonnellate di diesel e 90 tonnellate di olio lubrificante.

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