Cultura

Stigma, storia di un uomo pregiudizievole che diventò hikikomori

Abbiamo dedicato questa puntata allo stigma verso le malattie mentali e al fenomeno degli Hikikomori
Stigma, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. Abbiamo deciso di dedicare la puntata di oggi alla Giornata mondiale per la salute mentale prevista per il prossimo 10 ottobre. In particolar modo vogliamo soffermarci sollo stigma generato dal pregiudizio verso le malattie mentali e chi ne soffre. Ci siano inoltre ispirati al nuovo fenomeno degli hikikomori. Si tratta di coloro che spaventati dalla società vivono in disparte avendo come una finestra sul mondo la rete.

Stigma, l’inizio

Luigi Pazzaglia tendeva sempre ad allontanare chi considerava immediatamente stupido o strano pur non conoscendolo approfonditamente. Riteneva che le persone intelligenti dovessero stare con le persone intelligenti mentre gli altri andavano tranquillamente emarginati. Era un po’ quello che gli aveva insegnato sua nonna che lo spingeva sempre ad andare con persone migliori di lui e ad andarci spesso. Solo che lo stigma di Luigi aveva estremizzando la cosa facendogli credere che chiunque non fosse come lui o più di lui era da allontanare dalla sua vita generandogli non poche ansie.

Aveva sentito parlare di centri di salute mentale, centri d’ascolto e di storie di farmaci e violenza in cui assolutamente non voleva entrare. Una volta per esempio , ad esempio, un amico gli chiese di assumere una persona presso il suo studio legale. In seguito accortosi che il giovane in questione possedeva l’invalidità civile a seguito di un disturbo ossessivo compulsivo Luigi decise di rifiutare. Temeva addirittura che questa persona gli infettasse lo studio e ruppe ogni rapporto con l’amico che considerava già infettato.

Abbiamo dedicato questa puntata allo stigma verso le malattie mentali e al fenomeno degli Hikikomori
La lasciò mettendosi in odio la donna, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Una donna particolare

Un mese dopo accadde un episodio che lo segnò particolarmente. Da anni Luigi selezionava fino allo sfinimento tutte le donne che incontrava cercando quella perfetta che potesse stare accanto a lui per tutta la vita. Una ricerca che divenne una vera e propria ossessione di una donna che fosse, bella, colta e dell’alta società. Quando arrivo a Nadia sembrava che fosse giunto il momento poi dopo alcune uscite fu costretto a troncare tutto. La colpa della ragazza era quella di non aver detto durante una mostra sulla pittura tardo barocca chi fosse Francesco Solimena. Una pecca grave per Luigi che non la riteneva abbastanza colta.

A malincuore, non riuscendo a soprassedere sull‘accaduto, la lasciò mettendosi in odio le donna. Non ci pensò poi tanto mentre la delusione dentro di lui cresceva facendogli smettere di cercare. Cosi tranne il lavoro si trovò a passare molto tempo da solo. Così questa delusione si tradusse nell‘odio completo del genere umano non ritenuto all’altezza di aver generato una donna adatta lui.

Abbiamo dedicato questa puntata allo stigma verso le malattie mentali e al fenomeno degli Hikikomori
In una casa che sembrava una piccola scatola, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Hikikomori

3 mesi dopo a causa di questo si trovo lontano da tutto in una casa che non sembrava più neanche una casa ma una piccola scatola da cui si poteva uscire da un piccolo computer. Era l’unica porta sul mondo, l’unica cosa che gli faceva ancora sognare di essere nel suo studio legale e che niente fosse cambiato. La verità era che Luigi si era ridotto a scrivere solo alcuni piccoli pareri legali, qualche mail e ad uscire solo per la spesa e per ritirare la posta. Il tutto cercando di avere meno contatti possibili per non compromettere la sua posizione di essere superiore in un mondo che considerava ormai inferiore ad ogni sua più rosea aspettativa.

Ai pochi amici social che aveva che gli consigliavano medici e terapie ricostituenti rispondeva sempre con garbo di non averne bisogno salvo poi tagliare i ponti. Poi un giorno s’imbattè per puro caso in un articolo dal titolo “Hikikomori“. Parlava di alcune persone che in italia vivevano lontano dal mondo e dalla società perchè in conflitto con se stessi e con l’umanità intera. Sorrise e poi si guardò allo specchio e disse “Ce la posso fare”. Usci sul pianerottolo cercando di attirare l’attenzione di un piccolo bambino ma la madre lo rimproverò dicendogli di lasciar perdere perchè il suo vicino era “un pazzo che vedeva nessuno da mesi”. Chiuse improvvisamente la porta e rise amaramente pensando di essere diventato uno di loro, uno di quegli uomini che lui riteneva sofferente disturbi mentali e che da sempre voleva stigmatizzare.

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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