Trent Film presenta Stitches – Un legame privato, film diretto da Miroslav Terzić che arriverà in anteprima nelle sale italiane dal 13 maggio 2021. Scritto da Elma Tataragić, già autrice di Dio è donna e si chiama Petrunya, il film è stato presentato nella sezione Panorama della 69° Berlinale, dove ha vinto l’Europa Cinemas Label. Ispirato ad una storia vera che arriva dal passato recente dei Balcani, Stitches – Un legame privato scava nelle emozioni per giungere alla speranza. Racconta la storia di una donna tenace che diventa un’eroina moderna, in lotta contro tutto e tutti per inseguire la verità mettendosi sulle tracce del figlio scomparso.
Stitches, la vera storia di una madre
La sceneggiatura di Stitches – Un legame privato è ispirata alla testimonianza di Drinka Radonjic, una sarta di Belgrado che ha cercato per quasi vent’anni tracce di suo figlio dichiarato morto subito dopo la nascita. Qualche giorno dopo il parto, la sua ostetrica le aveva comunicato la morte prematura del neonato. Ma alla donna non è mai stato restituito il corpo del bambino, e l’ospedale non ha mai indicato il luogo della sepoltura.
Drinka ha combattuto contro l’ospedale, i medici, la polizia, i tribunali e i pubblici ufficiali solo per ottenere un certificato di morte autenticato che provasse che il suo neonato fosse stato seppellito. Nel corso di questa lunga battaglia ha trovato numerose irregolarità tra le carte dell’ospedale e documenti ufficiali del comune che hanno confermato i suoi sospetti. Il bambino non era veramente morto. Dopo quasi vent’anni, Drinka è riuscita finalmente a scoprire la verità.
Il racconto del regista Miroslav Terzić
Miroslav Terzić è diventato padre per la prima volta nel 2001, racconta. Lo stesso anno è venuto a conoscenza della storia dei rapimenti di neonati negli ospedali. “La vicenda delle loro vendite, i falsi certificati di morte, le menzogne alle madri e le famiglie rovinate“, dice. Ha iniziato ad esaminare gli archivi per cercare tesimoni che avessero la forza di rivelare qualcosa. Ma nessuno dei casi è mai stato risolto, la maggior parte dei quali avvenuti tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, all’alba di quella guerra che avrebbe lacerato la Jugoslavia.
“Ho cominciato ad avere paura per quel figlio che stava per nascere. Non solo per le domande più naturali, quanto piuttosto per il rischio di scontrarci con una realtà tanto assurda e tragica“. Per il regista tutti i documenti accumulati sui fatti erano la prova finale della decadenza morale e umana. “Qualche anno fa ho incontrato Drinka. Era la sarta di mia zia“, racconta. Dopo vent’anni la donna pensava di aver trovato suo figlio dichiarato morto, e pensava di poter provare l’accaduto in ospedale. “Sono più di cinquecento le famiglie che stanno cercando di ritrovare i loro bambini“, dice Terzić. “Sono più di cinquecento storie diverse, alcune del tutto inascoltate. Ho deciso di raccontarne una“.
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Articolo a cura di Eleonora Chionni





