Editoriale

Una storia d’amore in Lockdown: quello che rimane della verità

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Prima del Lockdown ti amavo, adesso sono sicura. È la consapevolezza a cui molte coppie sono giunte durante la pandemia; le altre hanno divorziato già. E le soluzioni non erano molte, ma sono state varie. Perché se lo scorso anno la novità di un primo lockdown ha quasi eccitato le coppie in una nuova costretta condizione, negli ultimi mesi non ci sono state più scuse. Pane al pane, vino al vino. Scesa la frenesia dei nuovi impegni da pandemia, arriva la monotonia di giorni tutti uguali a loro stessi. E non c’è ventaglio di alternative, la monotonia o diventa noia o opportunità. Ma comunque si evolvano le cose, quello che rimane è la verità. E la verità per un tasso di 140-150mila richieste è stato il divorzio. Amore e Lockdown, eppure, in Italia (sarà scuola di romanticoni) ce la siamo cavata bene. Chi era in crisi si è detto addio, chi traballava è ancora incerto. Ma chi aveva una relazione sana ha preso consapevolezza di come la frenetica routine prima della pandemia portasse bisogni inesistenti. Creare il bisogno là dove non c’è mancanza. È la trappola del marketing, in fondo. Ma è anche l’eccitazione di quello che non pensavamo di voler volere. Quasi che la distrazione del mondo esterno ci allettasse di fantasie che poi – con tutta onestà –  fuori dal luccichio della novità diventavano più noiose della pandemia. Se non ne hai avuto bisogno negli ultimi quattro mesi, allora non lo desideri. Non a caso, paradossalmente (ma neanche tanto) durante il secondo lockdown a finire sono state più le storie con gli amanti che i matrimoni. 

Amore e Lockdown: una verità senza filtri

“Ne usciremo migliori?” sicuramente ne usciremo sicuri. Quello che non ci eravamo detti prima, ora ce lo siamo confidati teneramente e tragicamente in uno dei giorni qualsiasi in cui mi sembravi uguale a ieri e domani. E quello che non ci eravamo confidati è stata una confessione naturale, come si fa con due bicchieri di troppo, ma senza bisogno di prendere coraggio prima come fosse una rincorsa. Se prima c’era il bisogno di evasione, ora la “trappola” del lockdown è per la coppia diventato quasi una gabbia in cui esorcizzare la paura. La totale procrastinazione dei problemi a cui prima tendevamo, ora lascia spazio a una tendenza ad anticipare i problemi prima che si presentino. È una fase di protezione, in cui l’ansia da “chiusura” si trasferisce all’altro come un bisogno d’amore. Prima ci rincorrevamo tra le pause, incontrandoci alla fine di una giornata estenuante. Ora ci svegliamo nella stessa stanza dove ci addormenteremo dopo non esserci mai persi di vista. Cosa raccontare all’altro quando non accade niente? Comunicare. Non avremo più tempo di raccontarci così, di scoprirci brutti e sbagliati. Non ci sarà più scusa per non perdonarci. Non ci sarà più modo di ascoltare le ragioni “che il cuore non conosce”. Di accorgerci del perché. Di osservare, di striscio e nascosto, come in fondo siamo sempre stati così. Trovare la libertà nei limiti, inventarsi la fantasia. Un gioco estremo di sinergie per ritrovarci ancora nuovi, sempre, noi. Un amore in lockdown, con lo sforzo della normalità, nella ricerca estenuante di un motivo per volerti diverso da ieri. Resistere all’esigenza di desiderarti come sempre. E poi sprofondare in un monologo davanti allo specchio, mentre ti guardo, e rivedo i pensieri miei.

Cosa rimane di una storia d’amore?

Cosa rimane di una storia d’amore durante il Lockdown? La verità più reale, la prova tangibile di quello che siamo. Diventa fondamentale ora riconoscere l’incapacità della coscienza individuale di comprendersi e riconoscersi in autonomia. Ce lo diceva Hegel, come “vedere l’altro” ci permette di capire prima tutto di noi stessi. Posso comprendere chi sono, se per prima cosa “sono per l’altro”. Solo quando condividi il dolore e la difficoltà scopri la verità. Prima, amore mio, c’era solo l’idea che avevamo di noi stessi. Me ne sono accorta quando ti ho visto piangere, stanco e disperato, nella stessa cucina in cui stavo lavorando. Ti ho accolto in viso come un figlio, e, di tutto il resto del mondo d’improvviso, non avevo più nostalgia. Vivere una storia d’amore in lockdwon è stata una grande sfida. E ce la siamo fatti, all’inizio, tutti un po’ sotto. Però poi, in fin dei conti, quale altra prova avremmo potuto avere per scoprire finalmente la verità?

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