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La strage dell’Italicus: la paura del golpe

Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 l’Italia conosceva uno dei momenti più drammatici degli anni di piombo: la strage dell’Italicus, un attentato dinamitardo di matrice neofascista verificatosi, appunto, nei confronti dei passeggeri del treno Italicus. Ordine Nero, rivendicatore dei molteplici attentati susseguitisi in quel periodo, porta a termine tale strage nella fase finale della strategia di destabilizzazione del Paese. Il computo totale sarà di 12 morti, 48 feriti e una paura, quella del golpe, sempre più dilagante.

La strage dell’Italicus e la strategia neofascista di Ordine Nero

Strage dell' Italicus, il treno al mattino del 4 agosto 1974.
Credits: Collettiva

Quella del 4 agosto 1974 resterà per sempre una data difficile da dimenticare. L’episodio colpirà in tutta la sua drammaticità il popolo italiano, asfissiato dal susseguirsi di eventi brutali e cruenti, oltre che costretto a piangere altre 12 vittime innocenti. Sebbene non si trattò dell’evento più tragico in termini di bilancio, la strage dell’Italicus rappresentò l’apice del fermento neofascista di quegli anni.

Le indagini condotte successivamente rivelarono scenari ampi e inquietanti: la sequenza di attentati componeva la fase preparatoria a ciò che figurerà come un’effettiva intenzione di golpe. L’intensificazione di questi episodi tra primavera ed estate sarebbe dovuta essere, secondo la strategia neofascista, la mossa immediatamente precedente a un colpo di Stato mai avvenuto.

Sarebbe ora impossibile ripercorrere sistematicamente tappe, passaggi cruciali, personaggi, organizzazioni succedutesi e ogni altro aspetto inerente o riconducibile, direttamente o indirettamente, all’attentato in questione. Quel che è certo è che questo giorno, il 4 agosto 1974, resterà indelebilmente impresso nelle pagine di storia nazionale, segnato dall’efferato atto di Ordine Nero. Quest’ultimo sorse proprio nel ’74, in seguito allo scioglimento di Ordine Nuovo (1973) e alla crisi ridimensionante di Avanguardia Nazionale.

La dinamica dell’attentato e la strage del Rapido 904

Il treno, proveniente da Roma e diretto a Monaco di Baviera, procedette indisturbato fino all’1:23: proprio nel corso dell’attraversamento della Grande Galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto di Val Sambro, l’ordigno esplose. Esso era stato collocato all’interno di una valigia nella quinta carrozzeria. L’importanza della dinamica non emerge esclusivamente con finalità ricostruttive, ma anche, e forse soprattutto, per far comprendere quanto ancor più drammatico sarebbe potuto essere l’esito dell’esplosione. Questa, secondo i piani, si sarebbe dovuta verificare nel bel mezzo della galleria e non a soli 50 metri dall’uscita: in tal caso, le vittime, probabilmente, avrebbero superato il centinaio. Analoga, e successiva di dieci anni, fu, per luogo e modalità, la strage del Rapido 904, di cui Cosa nostra fu rea. Eroico, e dunque degno di menzione, l’intervento del ferroviere 24enne Silver Sirotti, forlivese insignito di medaglia d’oro al valor civile, che quel 4 agosto si lanciò con un estintore tra le fiamme, perdendo la vita. 4 agosto 1974, per non dimenticare.

Valerio Antoniotti

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