Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump le politiche sull’immigrazione sono state severamente inasprite. Indipendentemente dalla regolarità del soggiorno negli Stati Uniti, un numero elevatissimo di persone è finito sotto la lente d’ingrandimento dell’ICE. Tuttavia, le politiche hanno colpito anche chi stava intraprendendo le regolari pratiche di immigrazione. Pertanto, un giudice federale ha deciso di bloccare una serie di misure adottate per consentire loro di soggiornare legalmente, opponendosi quindi alle imposizioni dell’amministrazione Trump.
Le misure di Trump limitano anche l’immigrazione legale, McConnell le considera ingiuste
Il giudice capo della Corte distrettuale degli Stati Uniti nel Rhode Island, John McConnell, ha affermato che le limitazioni sull’immigrazione legale sono ingiuste e assolutamente contrarie alla legge federale. Tra le politiche annullate dal giudice figura anche quella volta a bloccare tutte le domande di immigrazione legittime presentate da cittadini provenienti da 39 paesi. Le misure introdotte alla fine dello scorso anno hanno impedito ai funzionari federali di concedere asilo, green card e specifici benefici legati all’immigrazione. La ragione annunciata è legata a una sparatoria condotta da un uomo di origini afghane. L’attacco ha coinvolto due membri della Guardia Nazionale a Washington D.C. Trump, quindi, ha definito la stretta sull’immigrazione di sicurezza nazionale.
McConnell ha voluto sottolineare che gli immigrati colpiti da politiche illegittime hanno svolto le procedure necessarie per una permanenza del tutto legale. «Hanno presentato i documenti appropriati, pagato le tasse di registrazione richieste, si sono sottoposti alla raccolta dei dati biometrici richiesti e hanno partecipato ai necessari colloqui di persona», dichiara il giudice. L’U.S. Citizenship and Immigration Services (USCIS) «prende decisioni senza le spiegazioni motivate che è tenuta a fornire; agisce senza considerare i legittimi interessi di affidamento dei richiedenti che deve invece tenere in conto; e giustifica le sue azioni con pretestuose preoccupazioni di “sicurezza nazionale” che mascherano sentimenti anti-immigrati, ai quali è vietato permettere di influenzare il proprio processo decisionale», prosegue.
Stefania Cirillo





