In Brianza si svolgerà un evento curioso: studenti in simulazione militare. Ci avviciniamo alla guerra totale?
Nel cuore del Parco della Valle del Lambro e tra le colline della Resistenza a Colle Brianza, tra il 23 e il 25 maggio si svolgerà l’”Italian Raid Commando”: una competizione militare internazionale per pattuglie da combattimento. Ma dietro la patina sportiva, condita di loghi istituzionali e patrocini di Stato, si cela un progetto culturale ben più inquietante: l’addestramento simbolico delle nuove generazioni alla normalità della guerra.
Studenti in una simulazione militare: l’idea controversa della NATO in Brianza
Non si tratta solo di soldati che simulano azioni di guerra con mortai e armi NATO: a essere coinvolti sono anche sessanta studenti, spettatori inconsapevoli di un messaggio che penetra silenziosamente nel quotidiano. La scuola secondaria “Benedetto da Briosco” sarà usata come base logistica. Una scuola. Un luogo di educazione, trasformato in una retrovia militare. Le famiglie non sono state nemmeno avvertite. Ma d’altronde, nell’Italia post-pandemica, ogni spazio pubblico è diventato teatro di un controllo sempre più capillare.
La vicenda, denunciata da esponenti locali della sinistra, rivela una strategia più ampia: costruire consenso alla logica delle armi, cancellando ogni distanza tra civiltà e militarismo. Coinvolgere gli studenti non è un effetto collaterale. È il cuore del progetto: disattivare il pensiero critico, desensibilizzare alla violenza, trasformare il conflitto da oggetto politico a performance eroica.
La nuova scuola che promuove la guerra e l’obbedienza invece della cultura
Non è un episodio isolato. Il patto Valditara-Piantedosi del 2024 ha saldato la scuola pubblica alla “legalità” delle divise. I progetti PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) nelle caserme, i concorsi delle Forze Armate rivolti ai licei, gli eventi pubblici con mezzi blindati e bandiere: è un ecosistema pedagogico che educa i giovani non più a pensare, ma a obbedire.
Come afferma l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, questa è una pedagogia della violenza istituzionalizzata. Le parole usate — sport, competizione, coraggio, comunità — nascondono esercitazioni di guerra ad alta intensità. Non è una “festa”, ma una normalizzazione: della divisa, della gerarchia, dell’obbedienza.
Studenti in simulazione militare? Forse dovremmo preoccuparci
E mentre a Lecco si marcia per la pace, a pochi chilometri si celebrano le armi. In piazza, in mezzo ai bambini. Non è un corto circuito. È un bivio culturale. O si resiste a questa deriva, o ci ritroveremo a chiamare “formazione civica” ciò che è addestramento alla guerra. La scuola è un luogo di pace. Ma oggi è sotto attacco. Non da un nemico esterno, ma da chi vuole trasformarla in fucina del consenso bellico. Occorre reagire. Con parole, con mobilitazioni, con pensiero critico. Prima che ogni lezione diventi una marcia.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





