Tanti i dubbi e gli intrighi di questo Mondiale F1 2021. Ultima la trovata da poco emersa dei motoristi di Brixworth. Un grande successo per la Mercedes l’ottavo titolo Costruttori, con titolo Piloti perso per poco al GP di Abu Dhabi. Forte delle sue potenti power unit, regina di entrambi i campionati la casa Brackley nel 2020. Oltre ogni aspettativa però i motori 2021, spinti al di là degli stessi limiti previsti. Una freccia nera che, nonostante la poca efficienza iniziale, ha poi mostrato livelli straordinari. Che abbia fatto dei suoi problemi una risorsa? Certo è il sorprendente salto di Lewis Hamilton, con caso poi eclatante del super-motore della Mercedes W12, raggiungendo ben 1.044 cavalli. Ecco i passaggi dell’evoluzione al motore.
Sorprendente la potenza raggiunta dal super-motore della W12 di Hamilton al GP del Brasile. I passi fatti dalla Mercedes
Interessanti le informazioni così filtrate oltre ai muri Mercedes, svelando ora la potenza raggiunta dal super-motore della W12 di Hamilton. Sorprendente il caso del GP del Brasile, con il sette volte iridato arrivato fino a 1.044 cavalli. Un incredibile prestazione a Interlagos. Ma come ci è riuscita la scuderia anglo-tedesca?
Pronta all’assoluto dominio quest’anno la freccia nera. Se era però così previsto nei suoi piani, poca è stata all’inizio l’efficienza nei fatti. Una mancanza di bilanciamento aerodinamico nella vettura, per via dei cambiamenti introdotti per ridurre il carico nel retrotreno. Ribaltata così nel 2021 la strategia ai motori a Brixworth. Si è infartti osservato, con la guida di Hywel Thomas, un errore di valutazione nella W12 destinata a Hamilton e a Valtteri Bottas. Una vettura cui soprattutto James Allison guardava con orgoglio. All’inizio si pensava persino di nascondere qualche arguto accorgimento allo shakedown di Silverstone, come il fondo innovativo con le onde nel bordo d’uscita.
Problemi poi diventati risorsa per Mercedes: dopo il precoce invecchiamento delle power unit, Thomas sfrutta la vita accorciata dei propulsori per portare motori più spinti
Tra i tanti errori di valutazione, significativo quello fatto da Toto Wolff. Il team principal, contando sulla presunta superiorità della W12 sulla Red Bull RB16B di Max Verstappen, aveva pianificato con il suo staff un arresto allo sviluppo della power unit prima dell’estate. L’ultimo pacchetto di novità si sarebbe così visto nel GP di Gran Bretagna a Silverstone, con tutti gli sforzi successivi da impiegare sulla monoposto a effetto suolo per il 2022. Di certo offuscata la visione di Wolff, con la Red Bull fin da subito pronta a dare del filo da torcere, con il pilota olandese schierato nella lotta iridata. Una classifica che è stata infatti condotta per un po’ dallo stesso Verstappen, mettendo in difficoltà i tentativi di sorpasso di Hamilton.
Un bel problema quello incontrato allora dalla Mercedes. Ostacoli poi però trasformati in spinte, sfruttate dal team come sua risorsa. Nella vita della power unit M12 E Performance si era infatti registrata una perdita di potenza con precoce invecchiamento, spingendo necessariamente gli ingegneri a cambiare il loro approccio, in vista di possibili e pericolose rotture. Accorciata quindi la vita dei propulsori. Una risoluzione che spiega ora come Valtteri Bottas sia arrivato a utilizzare sei motori termici e Lewis Hamilton cinque, con ben dieci posizioni in griglia dopo l’introduzione del quarto V6 e cinque per ogni unità successiva. Un’occasione che Hywel Thomas non poteva che cogliere al balzo, potendosi permettere con la vita ridotta dei propulsori di portare in pista motori più spinti. Il tutto culminato nella celebre e già citata scena del GP del Brasile, con il debutto della W12 di Hamilton, un super-motore che avrebbe avuto una vita dimezzata di soli quattro GP contro gli otto per cui era stato congeniato.
Un motore identico nelle soluzioni omologate, di volta in volta rinnovato nelle parti sostituibili. Ben 18 cavalli in più il super-motore della W12 Mercedes di Hamilton
Se il motore si manteneva identico rispetto ai precedenti nelle soluzioni omologate, non era così nelle parti sostituibili. Certa la Mercedes di avere la migliore power unit nel paddock, sembra che sia stata poi messa alle strette dalla nuova batteria Honda introdotta a Spa-Francorchamps. Da allora, dopo un’unità prima spinta da mappature conservative, a partire da un certo punto della stagione si è iniziato a spremere al limite i cavalli a disposizione. Ristabilita così la supremazia sull’unità giapponese, inducendo Verstappen a cercare le velocità massime con configurazioni alari sempre più scariche. Christian Horner aveva non a caso proprio in quel momento espresso questioni sulla flessibilità dell’ala posteriore Mercedes, in grado di ridurre notevolmente la resistenza aerodinamica. Diverse soluzioni adottate dal team anglo-tedesco che non erano state viste per niente di buon occhio a Milton Keynes, nonostante le stesse approvazioni della FIA.
Sicuramente non poco interessante la potenza del super-motore Mercedes. Una power unit inizialmente accreditata di 1.026 cavalli, per poi esprimere al GP del Brasile ben 18 cavalli in più, con potenza arrivata a 1.044 cavalli, grazie a una mappatura ben oltre i limiti di affidabilità. Tutto puntato sulle power unit per gli uomini Mercedes, consentendo la clamorosa risalita di Hamilton, giunto alla fine a testa a testa con Verstappen una volta vinti tre GP di seguito.
Tante le polemiche scaturite dopo la vittoria dell’olandese a Yas Marina. Un dibattito portato al di là del sopportabile, ma che potrebbe ora essere visto diversamente, considerando fino a che punto la Mercedes abbia spinto le power unit per avere il titolo Costruttori.
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Liliana Longoni
(credit-foto-Mercedes (pagina Facebook Mercedes-AMG Petronas Formula One Team)





