Sviluppo digitale: qual è la situazione dell’Italia?

Sviluppo digitale, un percorso intrapreso da qualche anno che viaggia ormai a gonfie vele verso un futuro (ed anche un presente) sempre più all’insegna del multimediale. Il concetto da tenere a mente è quello di digital transformation, trasformazione digitale, come evidente, in lingua italiana: un percorso più o meno lungo e certamente articolato che dovrebbe portare (il condizionale è più che mai d’obbligo) nel giro di qualche anno alla conversione di tutti i processi quotidiani da un contesto ‘fisico’ ad uno multimediale.
Molto è già stato sperimentato: dalla lettura dei giornali alla gestione del proprio conto corrente tramite home banking passando finanche per gli investimenti, gli acquisti su piattaforme ecommerce e market place. Molto altro deve ancora essere riconvertito. A questo riguardo torna utile consultare l’I-Desi, indice di Digital Economy and Society dell’Unione Europea diffuso, come ogni anno, in questo periodo.

L’indice di Digital Economy and Society dell’Unione Europea

Questo indice va a valutare lo sviluppo dei vari paesi dell’area Euro in termini di sviluppi economici e societari legati alla digitalizzazione. Da questo punto di vista bisogna dire che, purtroppo, il nostro paese ha ancora molto da migliorare: l’Italia si conferma infatti agli ultimi posti, fattore che va a limitare fortemente lo sviluppo delle imprese digitali, o della riconversione delle tradizionali alla versione 2.0.
La criticità riguarda maggiormente determinati settori, quali ad esempio quello sanitario, tra i più delicati come facilmente intuibile; il vero problema è di natura economica, spesso e volentieri i costi per questa trasformazione digitale sono lasciati sulle spalle delle imprese che devono quindi reperire in autonomia gli strumenti perla riconversione. Ed in comparti quali la sanità, il tutto diventa estremamente complesso.

La digital transformation nel settore salute

Qualcosa si è mosso se non altro a livello di intenzioni: si pensi alla sanità digitale, piano triennale per l’informatica nella sanità pubblica che comprenda strumenti quali telemedicina, fascicolo sanitario elettronico, centro unico di prenotazione. Ci sono poi realtà che si muovono in autonomia, come nel caso di Gipo che ha dato vita ad un software per poliambulatorio, un sistema gestionale per studi medici e professionisti della salute.
Ci si deve quindi, muovere, come anticipato, in modo privato in quanto a mancare è una vera e propria politica di sostegno alle imprese private che vogliono operare per favorire questa digital transformation. Una criticità evidente soprattutto nel settore della sanità, cui si faceva riferimento, che andrà incontro inevitabilmente a trasformazioni future, visto il momento storico che stiamo attraversando, che porteranno a necessità più marcate ed evidenti per i pazienti. 

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