Nella giornata di ieri, in Svizzera, i cittadini hanno votato una serie di referendum; uno di questi intendeva contribuire finanziariamente alla politica climatica dello Stato introducendo un’imposta su successioni e donazioni superiori ai cinquanta milioni di franchi svizzeri. Il 78,28% dei votanti (circa il 43% degli aventi diritto) ha però respinto con forza questa proposta

A promuovere l’iniziativa, chiamata “Per il futuro”, erano stati i Giovani socialisti (GISO), che avevano raccolto quasi centodiecimila firme valide a sostegno. Il testo riguardava i patrimoni dei cosiddetti “super-ricchi”, e prevedeva una ripartizione del gettito fra confederazione e cantoni, nella misura di due terzi e un terzo. Le somme ricavate sarebbero state utili per «combattere la crisi climatica in modo socialmente equo per apportare all’economia nel suo complesso la trasformazione necessaria a tal fine».

Il governo della Svizzera era contrario al referendum

Governo e parlamento si sono opposti sin dal principio al progetto, prevedendo perdite per la fiscalità. Poiché si tratrava di una proposta di revisione della Costituzione federale, per la sua approvazione sarebbe occorsa la doppia maggioranza, sia dei votanti che dei cantoni. Non è stata raggiunta nessuna delle due: solo la città di Berna e un’altra località hanno votato favorevolmente.

Al termine dello spoglio, la ministra delle Finanze Karin Keller-Sutter ha parlato di un «risultato netto». Ha però assicurato di voler continuare a investire almeno due miliardi di franchi all’anno nelle politiche climatiche, e ha ricordato l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, in linea con quanto deciso dall’Accordo di Parigi.

Federica Checchia