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Tamagotchi: il grande ritorno del simbolo di una generazione

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Era il lontano 1996 quando Bandai lanciò sul mercato un piccolo oggettino tondo, anzi, ovoidale, che avrebbe coinvolto, anzi, stravolto per molti sensi, la vita di milioni di ragazzi: il Tamagotchi. Un giocattolo che diventò nel giro di poco tempo un fenomeno mondiale. Molti lo pensavano morto e sepolto, ormai destinato ai ricordi sbiaditi di coloro che hanno ormai hanno abbandonato l’adolescenza, ma… forse non è così.

Cos’era il Tamagotchi?

Creato da Akihiro Yokoi e Aki Maita, il Tamagotchi era un gioco elettronico portatile che si presentava come una una console in miniatura a forma di uovo, capace di stare nel palmo di una mano. Solitamente l’interfaccia era composta da un un piccolo schermo con tre tasti posizionati subito sotto.

Si trattava di un vero e proprio simulatore di vita il cui scopo era quello di prendersi cura di un piccolo animaletto, dandogli il necessario per vivere e impartendogli la giusta educazione. L’esserino digitale necessitava di attenzioni giornaliere.

Il grande ritorno

Per i nostalgici di notti insonni ed pop digitali da pulire… c’è una bella notizia: il Tamagotchi sembra pronto a tornare entro fine 2021. Secondo alcune indiscrezioni Bandai è al lavoro su una “versione smart”, ossia una nuova veste come smartwatch, basata su comandi tattili e vocali che consentiranno di interagire con l’animale domestico virtuale direttamente dal polso. Sarà previsto anche il riconoscimento vocale ed una funzione che consentirà di registrare le conversazioni con il nostro amico virtuale per stabilire un vero e proprio legame. Il Tamagotchi 2.0, che fu una vera e propria rivoluzione sul finire degli anni Novanta, sarà di certo al passo coi tempi

Il lancio in Giappone è in programma intorno la fine di Novembre, ma a livello globale ancora non sono state rilasciate informazioni.

Bettati Dario

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