Tango glaciale reloaded: il passato futuristico

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Al Teatro India di Roma, dopo 35 anni l’atteso ritorno di Tango Glaciale Reloaded di Mario Martone.

La scena è scorrevole, dinamica fino allo spasmo, le sagome la attraversano, poi in essa si confondono.

Nel fulgore dispercettivo, un dialogo tra corpi e manichini: Sbaglio o ti brillano gli occhi?la voce è metallica; nella sua ridondanza, si sfalda.

Attraverso l’escursione psichedelica in un ambiente domestico deformato e contraffatto, “Tango glaciale reloaded” si afferma ancora oggi nella sua forza dirompente.

Presentato per la prima volta nel 1992 per la regia Mario Martone, torna in scena dal 5 all’11 Aprile al Teatro India di Roma dove lo stesso regista ne rinnova la carica dinamica, riproponendone le diapositive, il montaggio accurato, le geografie di luce.

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Tre sono le sagome, tre gli interpreti che oppongono le loro presenze ad un “ambiente in fuga”.

Il piano è scorrevole, gli spazi proiettati alternano i loro cromatismi, trascinando il nostro sguardo nella rapida successione, dei luoghi di una casa.

Una metafora accecante, la commistione di linguaggi che realizza un intima fusione: la volontà di creare nuove connessioni si afferma parallela alla spettacolarità di un movimento tanto artigianale quanto evocativo nelle sue variazioni.

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Un salotto, una cucina, un tetto, un giardino; siamo ora ribaltati nel vortice temporale di un “passato futuristico”.

Se l’iterazione meccanica del movimento assume una sua peculiare pregnanza semantica, ciò è determinato dalla precisa simmetria o voluta altisonanza dei piani all’interno della macchina scenica: nel repentino passaggio dal bidimensionale al tridimensionale, le figure sembrano affermare e poi sconvolgere il loro apparente linearismo rendendosi d’un tratto camaleontiche, dirimpetto ad un fondale solo evocato.

Riallestito da Raffaele di Florio e Anna Redi, suoi storici collaboratori, lo spettacolo si ricolma di una nuova linfa; plasma nuove suggestioni catturando lo sguardo di un corpo di spettatori non ancora concepito negli anni che lo videro nascere.

Anacronismo forse, abbiamo l’illusione di un ascensore dove le coordinate sembrano iterare all’infinito il proprio ribaltamento.

Uno stesso spaesamento, uno stesso bagliore; non più Andrea Renzi, Tomas Arana e Licia Maglietta (esponenti di Falso Movimento) ma Jozef Gjura, Giulia Odetto, Filippo Porro sono gli interpreti di una rinnovata sperimentazione che, nell’ininterrotta trasfigurazione delle forme, continua a congelare il tempo.

Giorgia Leuratti

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