Il merchandising di Life Of A Showgirl di Taylor Swift potrebbe presto essere ritirato dagli scaffali. La richiesta arriva da un’artista di Las Vegas di nome Maren Flagg ha intentato una causa per violazione del marchio contro la popstar, richiedendo inoltre la sospensione, delle vendite del dodicesimo lavoro in studio dell’artista.
Secondo quanto riportato da Rolling Stone, Maren Flagg ha ottenuto un ordine volto all’interruzione delle vendite del merchandising del nuovo album a seguito della causa. Dietro all’azione legale dell’artista, che si esibisce con lo pseudonimo di Maren Wade, avviata il 30 marzo 2026, ci sarebbe una similitudine tra il titolo dell’ultimo capitolo discografico della popstar e la sua rubrica, Confessions Of A Showgirl. Già dal 2014 la Flagg lavorava al progetto professionale, nel quale includeva un podcast e spettacoli dal vivo. L’anno successivo aveva registrato il titolo all’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti.
La denuncia da parte di un’artista di Las Vegas contro il merchandising di The Life Of A Showgirl
Stesso ente ha respinto il tentativo della Swift di registrare il nome. Hanno sostenuto “che la designazione degli imputati’ è confusamente simile al marchio consolidato dell’artista. Inoltre, l’ufficio riteneva che la somiglianza avrebbe probabilmente convinto i consumatori dell’esistenza di un collegamento tra le due parti. Nonostante tutto il team della plurivincitrice ai Grammy ha mantenuto sul mercato il merch. “Nel giro di poche settimane, il nome è apparso su bicchieri, candele, spazzole per capelli ed etichette per indumenti…Gli imputati hanno costruito attorno ad esso una vetrina dedicata, hanno avviato collaborazioni con numerosi marchi nazionali e hanno depositato una domanda di marchio in quattordici classi internazionali, coprendo di tutto, dai tovaglioli usa e getta ai poncho.”
Lo staff della popstar non avrebbe inoltre contattato l’artista neanche per chiedere il consenso all’utilizzo. Dal canto suo il legale della querelante, Jaymie Parkkinen, ha commentato: “Un’artista che ha trascorso dodici anni a costruire un marchio non dovrebbe vederlo scomparire perché è arrivato qualcuno più grande.” Nella causa, la Flagg ha affermato che un nome simile aveva finito per minare il suo marchio.





