Una tragedia ironica, danzata da corpi strepitosamente tuttofare, con accenti pop e una giocosità dilagante. Mario e Maria: Il turista del sentimento è in scena al teatro Basilica dal 15 al 17 Aprile per dissacrare e ribaltare l’idea di teatro che abbiamo in mente. La potente performance è dei Poetic Punkers, collettivo artistico internazionale di base a Bruxelles fondato da Natalia Vallebona e Faustino Blanchut. Mario e Maria sono nomi comuni, universali, adattabili ad ogni contesto e a ogni storia d’amore a finale lieto o tragico. Sulla scena si duplicano: ci sono due Mari e due Marie. Uno dei due Mari (Faustino Blanchut) fa da direttore-dittatore-domatore sulla scena per l’altro Mario (Florian Vuille) e le due Marie (Julia Färber DataMarianna Moccia), costringendoli a danzare, cadere, rialzarsi, fare i cagnolini, costruire piramidi col loro corpo, morire, baciarsi.

Mario e Maria al teatro Basilica: per una infinite variety del teatro

Ph: teatrodellatossse.it

I Poetic Punkers scardinano le convenzioni del linguaggio scenico proponendo un fecondo intreccio di idiomi (tra cui spicca la sinergia tra l’italiano e il francese), ma anche un crescendo di linguaggi performativi sempre diversi. La drammaturgia sembrerebbe una struttura in cui rien se tien, se non fosse per la presenza autoritaria di Blanchut, vero trait d’union tra le scene. Non è altri che lui che con i suoi ordini sadici presenta e potenzia le evoluzioni circensi e la corporeità possente degli altri tre. Il suo compito, più che portarli a costruire una scena anche solo vagamente drammatica, sembra proprio porli in difficoltà sul piano espressivo.

Neutrali, in linea, Maria cade all’indietro, Mario fai una dichiarazione d’amore in tedesco… Sono solo alcuni degli ordini che il regista diegetico da senza sosta, e che accelerano il ritmo assieme ai suoi schiocchi di dita. Gli attori obbediscono ciecamente, incarnando in una concretezza circense anche le richieste più assurde e crudeli. Mettono alla prova il loro fisico sulla scena, trasformandosi dolorosamente, come avrebbe gradito Antonin Artaud, fino alla rivolta finale. Sembra di assistere a una lezione sulla infinita varietà di manifestazione del teatro, che sfugge per sua natura alla rigidità espressiva degli altri codici artistici.

Lorenzo La Rovere

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